Il terremoto del 1997 lasciò praticamente intatto lo stabilimento di Merloni , tra Nocera Umbra e Gualdo Tadino , lungo la vecchia Flaminia. Si incrinò il tetto sul grande capannone , e niente più. Riaprì dopo una settimana in mezzo alle macerie , Nocera era crollata. Merloni è stata una balia per molte famiglie . Una macchia nel verde appennino , eppure un corpo vitale. Per un quarto di secolo ha pompato ossigeno : stipendi bassi , ma sicuri. Quasi un posto statale. Produzione di massa , più di qualità. Ora , però , la Merloni sta morendo.
L’ultima flebo è già finita: nove settimane di produzione per esaurire le commesse. Fino alla prima metà di gennaio. La Merloni , però, è già in amministrazione straordinaria , ci sono i commissari che devono pagare tutti i creditori. Il buco è di 500 milioni di euro , improponibile un alternativa alla chiusura. Servirebbe un miracolo.
Nocera si sta spegnendo . Questa volta non arriveranno aiuti straordinari per i terremotati , perché questa è un sisma mondiale e non si sa quando finiranno le scosse di assestamento. “Con Merloni chiude tutto “ dice il sindaco di Nocera . La ricostruzione della città è avvenuto , pochi ponteggi si stanno ancora smontando . Il ristorante della piazza della città ha riaperto da poco , mentre non si sa come tenere aperto lo stabilimento.
Alla Merloni lavorano mille persona , ma grazie all’indotto allargato , più di 7000 persone ( Nocera ne ha 6000). Una comunità al coma economico.
La crisi è già arrivata : i piccoli ristoranti , le pizzeria , e i bar hanno già ridotto il giro d’affari del 30-40% dalla prima cassa integrazione del 2005. Incassano qualcosa solo nei week-end. I negozi e i supermarket sono vuoti. I piccoli creditori si sono scoperti solo creditori . Alternative allo stabilimento non se ne vedano. Sono operai generici , di bassa specializzazione e bassa professionalità. In 280 se ne sono già andati.
Il tradizionale artigianato è in crisi. Negli ultimi due anni si sono bruciati più di 200 posti di lavoro nella ceramica. C’è l’industria dell’acqua , ma assorbe già il massimo della manodopera. Tira ancora l’estrazione di calcio che occupa qualche centinaio di addetti. Regge l’agriturismo. Mentre l’edilizia licenzia. L’attività ha una flessione del 30%. L’11% della popolazione , qui, è extracomunitaria . Nuove comunità , multiculturali.
L’età media degli operai della Merloni ha quarant’anni : troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per il mercato del lavoro. Dai 200 addetti dell’apertura dello stabilimento negli anni Ottanta , si è passato ad un picco di 1700 . Nessun sciopero, fabbrica modello. Ma Merloni non investe né in innovazione, e né in formazione. A Fabriano centro motore del gruppo , si arriva a 1600 micro imprese. Nocera è una succursale , e anche l’anello debole del gruppo. Sulla catena girano 3000 frigoriferi e 250 lavastoviglie , al giorno. Nei tempi d’oro si arrivò a 7000 frigoriferi.
Tir escono ancora dalla fabbrica , pieni di elettrodomestici per il Nord Europa. Uno degli operai afferma “ Qui non ci sono mai stati licenziamenti, ma solo assunzioni. C’è incredulità”.Un altra operaia avverte “Non sappiamo neanche se questo mese ci pagheranno, E’ una crisi devastante”. L’inverno a Nocera è già arrivato.











1 commenti:
posso solo solidarizzare con questi operai ,essendomi trovato in circostanze analoghe....e sconfortante lo so'ma non bisogna abbattersi erimboccarsi le maniche...ci vuole tanto coraggio e volonta'.....coraggio einfiniti auguri per un nuovo posto di lavoro......
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