Appena fuori dall’aeroporto di Doha , c’è un immenso cartellone pubblicitario che mostra una donna con il capo velato di nero , secondo la tradizione mediorientale. A coprire il volto di quella giovane è una maschera veneziana e alale sue spalle ci sono delle gondole , un canale, un ponte. La scritta è “ Ora Venezia è in Qatar”. La laguna che sta sorgendo nel deserto , è un ultima trovata di un Paese che vuole diventare una famosa meta turistica per nababbi. Come accade in Dubai , la Las Vegas del Medio Oriente. O a Abu Dhabi , che vuole diventare la capitale della cultura del Golfo , comprando succursali del Louvre e del Guggenheim a suon di petrodollari.
In realtà il Qatar è diverso dagli altri paesi degli Emirati. Qui il fascino dell’occidentale si combina con il riscatto della tradizione islamica. C’è un sogno condiviso di diventare un centro di cultura , che rispetto ad Abu Dhabi, si traduce in una creazione di un museo che raccoglie 13 secoli d’arte islamica : manoscritti, ceramiche, gioielli, arazzi, avori, tappeti provenienti dall’Egitto , dalla Siria, dalla Turchia, dall’Iraq e dall’Iran. Il museo è stato inaugurato il 22 novembre dallo sceicco Hamad bin Khalifa Al-Thani , emiro del Qatar.
Qui in Qatar non si vogliono neanche battere record , come in Dubai , creando fabbricati alti , più grandi , più lussuosi del mondo. La sede del museo è stata commissionata all’architetto sino-americano Ieoh Ming Pei , il celebre autore della Piramide del Louvre. La costruzione è autorevole , ma non chiassosa , che strizza un occhio all’Occidente e uno all’Oriente . L’edificio svetta dall’acqua : Pei , novantenne , non voleva accettare l’incarico , alla fine ha ceduto a condizione che si creasse un’isola artificiale su cui poggiare la sua opera , per evitare che lo sviluppo edilizio la offuscasse . Il museo vuole ergersi a simbolo di Doha , dove da insediamento beduino è diventata una capitale di grattacieli , villone in stile arabo, centri commerciali ( con incoerenti piste da pattinaggio sul ghiaccio) .
La città è ancora un cantiere a cielo aperto , dove migliaia di immigrati nepalesi , filippini, pakistani , bengalesi lavorano giorno e notte , per poco più di cento euro al mese .
Il museo vuole essere l’immagine del nuovo Qatar , quello nato 13 anni fa dal Colpo di stato dell’attuale Emiro , che usurpò il potere a suo padre , annunciando riforme , progresso : concedendo voto alle donne ( non è mai successo , tranne quelli comunali); promettendo democrazia ( è rimasta monarchia assoluta); allentando la censura ( ma evitando la libertà di parola). Il Qatar ha mantenuto un rapporto ambivalente tra Occidente e Islam. Qui c’è una base americana e la televisione araba Al-Jazeera, che dà voce ad Al Qaeda. Si amplia l’aeroporto , ma si assumono le hostess della Qatar Airways in Oriente, perché è disdicevole , per le signorine locali, fare le assistenti di volo. In Qatar le donne possono guidare l’automobile , ma fanno il bagno vestite al mare. C’è persino donne che fanno jogging con l’ipod ma con il velo nero.
Il museo è costato 1 miliardo e 600 milioni di dollari . Opere d’arte escluse : per lo più raccolte dal cugino dell’emiro , che negli ultimi anni ha acquistato qualsiasi pezzo d’arte islamica comparisse sul mercato. A qualunque prezzo. E’ stato anche agli arresti domiciliari per gestione spregiudicata della sua collezione d’arte. Il Qatar non bada a spese : è il terzo produttore di gas naturale al mondo , dopo la Russia e l’Iran , ha imponenti giacimenti petroliferi e un Pil per abitante più alto del Pianeta , tanto che tasse su acqua, elettricità non si pagano…L’80% del milione e 600 mila abitanti ,sono stranieri che lavorano per la ricchissima minoranza locale.
Il Qatar , oltre a puntare su un futuro fatto di turismo e musei, investe in scuole e università per formare la popolazione locale. Education City , alla periferia di Doha, presieduta dalla moglie dell’emiro : 1400 ettari di classi , laboratori , biblioteche, centri sportivi per studenti che vanno dall’asilo alla laurea. Sei università americane stanno aprendo in questo paese. I ragazzi e le ragazze vanno già a scuola anche se è tutto un cantiere: le ragazze sono in abbaya , il tradizionale abito nero. 2000 iscritti alle università americane , più della metà sono donne .
Il Museo è il futuro del Qatar











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