Inizia l’effetto domino. Crolla la produzione dell’auto ( –34,3% in un anno) e uno dopo l’altro cadono come birilli gli altri comparti chimico, tessile, elettronico. Le imprese sono collegate tra loro , l’una è cliente dell’altra, ma soprattutto dipendono tutte dal consumatore che, spesso , teme di perdere il posto di lavoro e non spende.Questa , detta da economisti,è una crisi di domanda e non è causata dalla qualità dei prodotti. La domanda mondiale si è fermata e le imprese riducono la produzione : In Italia ( – 3,8% nel bimestre settembre-ottobre) , in Germania ( - 5,4% ), in Francia (-4,4%). Per ricordare uno scivolone così grande bisogna tornare al 1996 quando il calo fu del 7,4%.
IL calo delle automobili ha effetti diretti sul dato negativo (-12,4%) della produzione di gomma e di plastica. La Cgil del settore chimico stima che tutte le imprese del settore ricorreranno alla cassa integrazione nel 2009 , dalla Pirelli ( 190 in cig) , a Stura la Michelin cesserà l’attività. Soffre la chimica anche perché all’inizio dell’anno aveva pagato l’impennata dei prezzi dell’energia e che risente pure dello scoppio della bolla dell’immobiliare in paesi europei come la Spagna.
Ma la contrazione della domanda avrà conseguenze anche sui prodotti detergenti e cosmetici . La Federchimica di agosto prevedeva una crescita per questi ultimi due settori dell’1,8%. Un target lontanissimo.
Non si salvano neanche i settori del forte Made in Italy : dal tessile alle calzature , da Prato a Biella a zona marchigiane. Continua la discesa rapida dell’abbigliamento ( – 7,4%) entre si aggrava quella dei polli e calzature ( – 12,9%) . Carlo Scarpa docente di Economia all’università di Brescia avverte “ Il consumo del lusso regge e conferma che la crisi colpisce solo chi non è ricco”.
Anche le imprese hanno un atteggiamento simile “ Si accentua il calo di investimenti “ spiega la Confindustria “ in particolare in macchine e attrezzature , in presa diretta con il ciclo manifatturiero , ma anche in costruzioni”. L’Istat registra un – 9,3% nella produzione di beni intermedi e un – 8,5% in beni strumentali.
“Questo non è un nuovo ‘29. Allora il Pil crollò del 30% , non dello 0,5 ( come quello di adesso). Questo non è un disastro epocale. Bisogna dare un po’ d’ossigeno alla domanda. E’ sbagliato nicchiare” conclude Scarpa.











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