mercoledì 24 dicembre 2008

NELLA CRISI NASCONO I TEMPORARY SHOP


Negozi pensati per restare aperti un mese. Hanno vetrine in indirizzi strategici – centri storici, isole pedonali, vie della moda – segni particolari ben visibili all’ingresso e all’interno un’atmosfera particolare , angolo bar, divanetti e qualche effetto speciale , almeno audio e video. L’insegna è quella del temporary shop . Sono i negozi a tempo , conteso da grandi aziende e piccoli artigiani disposti a spendere dai tre ai ventimila euro alla settimana per aggiudicarsi una vetrina nel posto e per gli spazi migliori è tutto esaurito fino alla prossima estate. Vivono mediamente tra i 15 e i 30 giorni , e servono più a comunicare e testare prodotti , che venderli.

Chi viaggia li avrà già visitati perché in altri Paesi si vedono da qualche anno , da Londra a Chicago , a Vancouver a San paolo. Record di visite e discreto successo mediatico ebbe lo scorso anno il temporary shop della Durex a Milano , occasione unica per farsi uan cultura di preservativi , gel e spray afrodisiaci .

I marchi che utilizzano questa formula sono : Barilla , Benetton , Lagostina, Lagostina, Levi’s, Microsoft, Nike, Nivea , Pirelli. E poi c’è un lungo elenco di artigiani e piccoli o giovani imprenditori , anche in condivisione per conquistare uno spazio in centro nel mese di Natale. Così nel negozio di Bini , a Milano, si sono riunite la Blutuja , i gioielli di Laura e la Selvaggia Alazraki . A Corso Garibaldi ha conquistato una vetrina un tornitore geniale come Traviganti , che ha come compagno di viaggio lo scooter elettrico E-Max.

Gli addetti stanno studiando il fenomeno . Arianna Boschi, docente di Marketing all’Università Bocconi di Milano , la considera una buona occasione. “All’estero sono un fenomeno diffuso da anni . In Italia c’è un crescente interesse . Premesso che lo scopo principale e comunicare e non fare profitto. Il temporary è un laboratorio di ricerca. Oppure può essere utilizzato per il lancio di un nuovo prodotto e può servire anche per costruire un database su potenziali clienti da utilizzare anche in futuro. Non è un luogo per fare affari , non si fanno svendite o saldi e non ha niente a che vedere con gli outlet. Le imprese però propongono prodotti in edizione limitata per il temporary a un prezzo contenuto”.

Quindi ci sono aziende interessate  che spazi disponibili. Il Sidecar Eventi di Milano è prenotato fino alla prossima estate, al ritmo di dieci-ventimila euro a settimana. Il pacchetto che propongono comprende la licenza commerciale , commessa, cassa , strutture espositive , illuminazione, proiezione audio-video , connessione wi-fi , angolo bar e assicurazione , più un pool di architetti per allestimenti speciali , su richiesta. “Il temporary è un veicolo di comunicazione e chi sceglie questo canale ha anche la possibilità di vendere. Inoltre abbatte il rischio d’impresa”. Le aziende hanno possibilità di far vedere merce stagionale , dagli occhiale di sola agli sci , poter tenere aperto solo per un periodo di tempo.

Molti negozianti guardano questa nuova opportunità. A Milano nell’Unione del Commercio ha aperto i battenti un associazione dedicata chiamata Assotemporary . “Stiamo ricevendo un crescente interesse pre riconvertire l’attività in temporary shop. E un’occasione importante per chiunque abbia uno spazio , la superficie di vendita deve essere almeno di 50 metri quadrati e di non più di 200.” afferma il direttore dell’associazione. Regole per i temporary non esistono , il contratto di affitto più breve è di sei mesi più sei.

Il proprietario del punto vendita propone alle aziende una prestazione di servizi , che comprendono l’affitto del locale. Poi serve la licenza : o la possiede chi offre lo spazio o è l’azienda che espone a doversela procurare. Aspettando che le Regioni una licenza tipo per questi negozi.

Comunque anche senza regole e contratti su misura , le vetrine mensili aprono e chiudono in una buona terapia anticrisi. A Milano hanno inventato anche la versione natalizia. Lo spazio a Porta Romana esiste da cinque anni , e hanno lanciato il “Xmas Temporary”. Affittare questo spazio con commesso e affissioni comunali più una dotazione di serie che comprende anche l’angolo gastronomico per i clienti , costa 3500 euro alla settimana in su. E c’è una lunga lista d’attesa.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

ottimo articolo, nel marasma di informazioni più o meno veritiere questo è il migliore che io abbia letto, sono titolare di un piccolo temporary a milano il problema della lacuna legislativa circa la possibilità di fare dei contratti di locazone temporanea ad uso commerciale al posto di un contratto di serviziodeve essere assolutamente risolto!!!

Anonimo ha detto...

ciao, sono perfettamente d'accordo in merito alla lacuna legislativa! Sono anche io titolare di uno spazio commerciale a Napoli. Mi piacerebbe scambiare alcune esperienze con te. recam@fastwebnet.it