Fino a poche settimane fa i dipendenti friulani della Safilo avevano buone ragioni per sentirsi soddisfatti. Lavoravano per una di quelle aziende che vengono spesso citate per descrivere il miraggio degli industriali italiani. Nata negli anni Trenta a Cadore , la culla della manifattura italiani degli occhiali, la Safilo è diventata nel tempo uno dei più importanti marchi mondiali del settore, con filiali e stabilimenti perfino in Cina. Nelle fabbriche di Precenicco e Martignacco, nella provincia di Udine, a marzo è arrivata la doccia fredda.La prima chiuderà del tutto, lasciando a casa 303 persone ; la seconda resterà un presidio che al momento è stato quantificato in 162 lavoratori : tre su 4 perderanno il lavoro.
La crisi della Safilo mostra i misteri delle statistiche made in Italy. “Non abbiamo visto licenziamenti di massa o chiusure” afferma la propaganda governativa. In effetti i 761 lavoratori friulani destinati a perdere il posto , tra cassa integrazione straordinaria e deroga , per un paio d’anni non finiranno nei grandi numeri dei disoccupati. I 750 euro al mese della cassa,. più un centinaio messi dall’azienda sul piano dei conteggi risultano lavoratori attivi.
“Quando la crisi finirà, la ripresa verrà fatta senza operai” è l’allarme di DiLenardo , sindacalista della Cgil. Il sistema Italia vive tre drammi in uno. Il primo è quello dei lavoratori con contratto a termine che con la crisi hanno perso già il lavoro. Se ne contano in tutte le aziende : ma è difficile battere la Fiat, già 4000 persone hanno avuto la conferma di non avere rinnovato il contratto. Il secondo dramma riguarda le persone devono vivere con lo spettro della cassa integrazione o i sussidi di mobilità e già sa che l’azienda non riesce a risalir la china. Il terzo è di quelli che tornando dalle ferie ,vedono la cassa dovuta a piani di ristrutturazione e licenziamenti per chiusure definitive.
Le statistiche dicono che quando l’economia si ritira, la disoccupazione esplode in ritardo. L’esempio è vedere quello che successe nei primi anni 90 , fino al 1995 ci fu un progressivo declino dell’occupazione. Fatto un paragone con la crisi , l’Italia nei prossimi anni potrebbe perdere un milione e mezzo di posti di lavoro . Uno scenario drammatico che ha motivato tempo fa l’intervento di Draghi , a riformare il sistema delle tutele dell’anti disoccupazione , gli ammortizzatori sociali. Confindustria e sindacati vorrebbero una cassa illimitata della cassa integrazione.
Si prevede un autunno carico di disoccupati. A Bassano del Grappa , 70 lavoratori della Balestra , un’azienda orafa , sono in mobilità da dicembre : l’azienda è stata messa in liquidazione. I Lavoratori della Siltal, sempre a Bassano, risultano ancora al loro posto per le statistiche , anche se non mettono piede in fabbrica da mesi. L’azienda produce frigoriferi e la crisi si protrae da tempo. I lavoratori per due anni sono andati avanti con 600 euro al mese . La Socotherm di Vicenza, un azienda che realizza rivestimenti delle tubazioni per il trasporto di petrolio, aveva poco tempo fa un alto tasso di crescita. Ora si parla di nuovi soci e una ristrutturazione in arrivo. A Rimini c’è uno scontro sindacale sulla ristrutturazione della Scm, colosso nella fabbricazione di macchine da legno, con 3800 addetti in tutta Italia.
La crisi , purtroppo, non risparmia le grandi aziende. La Telecom è finita nel mirino dei sindacati, dopo l’avvio di una procedura di licenziamento per 470 lavoratori. Alla Saes Getters di Lainate , un’azienda elettronica milanese, nel 2007 è partita una trafila di cassa integrazione e mobilità durata due anni. Il 14 maggi0 100 persone sono state lasciate a casa su un totale di 1300 dipendenti. Alla Innse Presse di Lambrate, non è servito un partner nuovo e la procedura di crisi per salvarla dalla chiusura. 49 operai , a dispetto di una carica dei carabinieri, occupano la portineria per evitare di far smantellare dei macchinari .
Il governo ha dirottato alle Regioni 8 miliardi di Fondi europei previsti per altri interventi ed è stato istituito un sussidio una tantum per i collaboratori a progetto che hanno perso il lavoro. Un sussidio che non servirà quasi a niente dato che le condizioni previste tagliano 7 su 8 collaboratori.
Gli interventi presi stanno portando a vari problemi. Non tutti i licenziati hanno diritto ad usufruire alle misure di sostegno, dipende dagli accordi raggiunti tra imprese e sindacati , e che devono essere vidimati dal governo. Nelle varie Regioni emergono differenze di trattamento non giustificabili da un punto di vista sociale ed economico. In Lombardia la mobilità in deroga ( un sussidio per chi perde il lavoro senza avere diritto ad altre indennità) coprirà per 6 mesi l’80% , mentre nel Veneto solo il 25%. Per contro in Veneto verranno richiesti requisiti meno stringenti per poterne usufruire.
Il secondo problema è che il governo ritiene che la crisi sarà breve , e che chi si ritrova senza un lavoro potrà trovarne un altro nel momento in cui la ripresa inizierà. Un numero elevato di persone si trova senza nessuna protezione.Se verranno confermate le previsioni di altri licenziamenti , il rischio che molte persone senza alcuna tutela diventi sempre più ampio.
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