Secondo il primo ministro pachistano Gilani , l’offensiva dell’esercito contro i militanti islamisti nella valle dello Swat è una “guerra per la sopravvivenza” del Pakistan. Nonostante la sua importanza , l’operazione potrebbe fallire a causa della crisi nei campi degli sfollati a Mardan e nella North West Frontier Province.
Quando il governo provinciale ha detto agli abitanti del Malakand di abbandonare le loro case per permettere ai loro soldati di attaccare i talebani, la popolazione locale ha obbedito. Ma l’accoglienza ricevuta nei campi è stata traumatica.
I primi rapporti sugli accampamenti , allestiti in tutta fretta , non sono molto incoraggianti. Circa 200000 persone hanno abbandonato le zone interessate dell’operazione militare e altre 300000 dovrebbero raggiungere i campi in futuro. Questi si aggiungeranno ai fuggiti dalle zone di conflitto e assorbiti dai vari distretti della provincia , anche nei campi usati in passati per i profughi afghani.
Le persone che hanno abbandonato le loro case sono circa un milione. Secondo fonti , diventeranno un milione e mezzo quando la guerra entrerà nella seconda fase. L’agenzia che deve gestire l’emergenza contesta questi dati. Lo stato dovrà occuparsi di molti abitanti che sono scappati dalle loro case. Il primo ministro ha già stanziato un miliardo di rupie ( 9,1 milioni di euro) per il governo della provincia. le immagini trasmesse da alcune tv dimostrano che mancano i tecnici , le strutture e soprattutto l’organizzazione per l’accoglienza.
I primi arrivati nei campi arrivavano da una regione fredda e sopportano male il caldo. I campi, però , sono all’aperto e per proteggersi dal sole ci sono i teli delle tende. Nonostante le smentite dei responsabili , non c’è acqua potabile e mancano attrezzature mediche.
I bambini sono le principali vittime di questa situazione , aggravata dal flusso continuo di nuovi sfollati. Ogni famiglia deve avere un permesso speciale per entrare nel campo , e centinaia di persone sono in coda davanti ad un solo funzionario che concede le autorizzazioni. Da quando sono aperti nessun uomo politico importante li ha visitati.
Tutto questo si poteva evitare progettando i trasferimenti della popolazione prima di cominciare l’operazione militare. Bastava fare riferimento all’esperienza dei campi profughi per gli afghani e quelle del terremoto del 2005. Il Pakistan è nuovamente , come ad ogni emergenza umanitaria, disorientato e paralizzato. Le operazioni contro talebani non è condivisibile da tutti , ma rimane forte il consenso. Tuttavia le sofferenza vissute in questi campi potrebbe aiutare ad indebolire tale consenso e quindi rafforzare i militanti.
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