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by MADYUR

venerdì 3 luglio 2009

L’HONDURAS, DOPO IL GOLPE, è UN PAESE CONFUSO E AFFAMATO

dsc038331-thumb La frontiera si passa in un attimo e solo i soldati appostati in alcuni incroci e davanti a tutti gli edifici pubblici svelano la realtà.

Oggi l’Honduras è un paese completamente isolato. Gli ambasciatori di Italia, Spagna e Francia stanno lasciando il paese richiamati in patria . La vera angoscia honduregna è il blocco economico deciso dagli altri paesi del “Cafta”, l’accordo di libero scambio che lega i centroamericani agli Usa.

Le tre frontiere terrestri dell’Honduras , a nord con il Guatemala a sud con il El Salvador e Nicaragua , sono chiuse e decine di automezzi con latte , carne e legno sono bloccati nelle strade.

Insieme all’ultimatum dell’Osa , l’Onu americana , 72 ore per ripensarci , è lo strangolamento dell’economia che può davvero far collassare il paese. Caracas ha interrotto il flusso di petrolio , Washington ha bloccato i prestiti e cancellato la cooperazione militare, il più grande Porto centro americano, Puerto Cortes , può essere messo in ginocchio.

Qualche voce i dissenso si è alzata anche all’interno del Paese. L’oligarchia, insieme ad Esercito e Parlamento, ha organizzato il sequestro di Zelaya , il presidente nato a destra e diventato di sinistra durante il cammino quando ha abbracciato il bolivarismo di Chavez e Ortega.

Mentre i congiurati ribadiscono che non esiste alcuna possibilità di un ritorno al potere di Zelaya , si dice che qualche generale è pronto a fare il controgolpe. Un autorevole medico , ramon Custodio, presidente della Commissione nazionale dei diritti umani , ha avanzato un’idea per uscire dall’impasse”Facciamo un referendum per decidere se Zelaya deve tornare al potere oppure no”.

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Tv e giornali si autocensurano e diffondono il verbo dei nuovi padroni che sono anche i loro proprietari. Le radio diffondono le notizie che gli altri nascondono. Le proteste più dure sono state a San Pedro del la Sula , seconda città e cuore mercantile del paese e , all’interno, nelle province lontane da Tegucigalpa tra i contadini che, insieme ad operai ed impiegati pubblici , hanno formato il blocco sociale che ha sostenuto Zelaya.

Il fronte golpista si sta incrinando , lo dimostra anche l’ultimo appello tv di Micheletti quando il Presidente De facto ha riconosciuto il lavoro svolto tra i poveri della missione dei medici cubani volute dall’ex presidente ed ha promesso che non li caccerà dal paese.

Zelaya ha rinviato il suo viaggio in Honduras che aveva fissato per ieri , lasciando all’Osa di trattare una resa amichevole ai golpisti. Come andrà a finire è ancora presto a capirlo. Anche perché Washington ora ha due problemi . Da una parte lavora per restituire una legittimità democratica all’Honduras chiarendo una volta per tutte che è finito il tempo delle repubbliche bananas, dall’altra parte evitare che Chavez si rafforzi e l’influenza bolivariana diventa un potere forte.

Zelaya deve tornare al suo posto, ma a novembre deve andarsene: come previsto dal suo mandato. L’Honduras deve avere un altro presidente.

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