La crisi europea ha un volto : Josè Manuel Barroso. Portoghese di 53 anni , è da cinque anni alla guida della Commissione Europea . Barroso è appena stato confermato nell’incarico per decisione unanime dei 27 capi di stato e di governo e dovrà ora ricevere la fiducia del Parlamento europeo. Non c’erano altre candidature sul tavolo.
E questo fa capire la misura dell’abilità del presidente uscente . E anche la misura delle difficoltà in cui si dibatte l’Europa.
Nei cinque anni in cui è stato alla guida della Commissione , l’Europa ha conosciuto la bocciatura e il tramonto della Costituzione Europea , la bocciatura del Trattato di Lisbona, uno stop all’allargamento , difficoltà di dialogo con l’America di Bush, il baratro con la Russia , sotto la sua guida è avvenuta la più grave crisi economica e finanziaria in oltre mezzo secolo.
Naturalmente nessun evento è riconducibile a Barroso. Ma un uomo che ha presieduto a tanti disastri, come fa ad essere rieletto?
Cerchiamo di capire Barroso e della sua vita. Nacque a Lisbona il 23 marzo del 1956. Padre contabile , madre insegnante: piccola borghesia che campa sotto il regime di Salazar. A 18 anni , nel ‘74 , finisce il liceo nel pieno della Rivoluzione dei Garofani che pone fine alla dittatura.
L’arrivo all’università coincide con i due anni più turbolenti della storia portoghese. Per un giovane universitario attratto dalla politica ci sono sostanzialmente due opzioni : schierarsi con i comunisti , oppure con i maoisti. Barroso diventa dirigente del movimento rivoluzionario maoista.
Parte per Londra per seguire il padre gravemente malato. Scopre un’Occidente evoluto. A Ginevra va a completare un master e dove entra in contatto con Denis de Rougemont , uno dei filosofi ispiratori del pensiero federalista europeo.
Nel 1980 rientrando a Lisbona , aderisce al Pds , il Partito socialdemocratico che , nonostante il nome, è una formazione di centrodestra. Nel 1985 , entra in Parlamento e poi al governo. Nel ‘95 il giovane Barroso si candida a diventare segretario del partito, ma viene sconfitto. Allora lascia il Portogallo per andare in Usa , alla Georgetown University. Torna nel ‘99 quando riesce a diventare presidente del Partito e pilota il passaggio dall’area dei liberali europei al Ppe.
Nel 2001 vince elezioni e diventa primo ministro. Nel 2003 organizza il vertice delle Azzorre con Bush, Balir e Aznar , che precede l’invasione dell’Iraq. In patria le cose non vanno bene. Nel 2004 quindi accetta molto volentieri di diventare presidente della Commissione Europea e lasciare i governo al rivale Santana Lopes , che perderà le elezioni.
Chirac e Schroder , contrari alla guerra in Iraq, vogliono come sostituto di Prodi il premier belga Verhofstadt. Il premier è contrario alla guerra in Iraq e critico verso gli Usa. Berlusconi è contrario, ma è solo un burattino di Blair che trova in Berlusconi una spalla volenterosa.
Al vertice europeo del 2004 , il siluramento del premier belga va in porto , Schroder e Chirac dopo Prodi vogliono un presidente sottomesso e fanno buon viso a cattivo gioco. Il Parlamento si oppone al premier portoghese, ma solo per un po’. Alla fine vince.
In questi cinque anni Barroso ha mantenuto le promesse , ha evitato di disturbare i governi. Sono rari gli episodi di contrapposizione tra la Commissione e i stati aderenti. E’ un uomo di innegabili capacità di compromesso.
Barroso si proclama europeista , ma afferma che non si può costruire l’Europa contro la volontà dei governi. I critici lo accusano di pensare solo ai propri interessi. Inoltre è capace di dire sempre quello che l’interlocutore ha bisogno di sentire. Barroso è un intellettuale di qualità , un politico di consumata abilità e un diplomatico scaltro.
Nel suo primo mandato non ha mai litigato con nessuno dei suoi interlocutori politici. Sa vincere con misura e perdere con buona grazia. “Non ricordo mai di averlo imbarazzato” riferisce uno dei suoi collaboratori. Questa Europa potrebbe avere anche un uomo con un’espressione meno rassicurante di lui.
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