Indossava il velo islamico (Hijab) ma sopra ad un paio di pantaloni. Lubna Ahmed al Hussein , nota giornalista sudanese, rischia di ricevere 40 frustate. Il loro abbigliamento avrebbe minacciato i valori e le virtù delle società sudanese.
Lubna è stata arrestata a Khartoum. Si trovava in un ristorante famoso della capitale, quando una trentina di agenti della polizia d’ordine pubblico hanno fatto irruzione e trascinato via lei e altre otto donne. In comune con Lubna , tutte le donne stavano indossando pantaloni.
Molte donne si sono dichiarate colpevoli e hanno subito 10 frustate e pagato una multa di 250 sterline sudanesi( poco più di un euro). Alcune di loro non erano consapevoli della condanna : volevano solo togliersi da quel commissariato, racconta poi Lubna al Sudan Tribune. Altre donne erano terrorizzate, e tre erano perfino minorenni. Lubna e altre due donne hanno chiesto la presenza di un avvocato.
Tutte e tre sono accusate di aver violato il divieto d’indossare abiti indecenti che causino pubblico imbarazzo. Divieto previsto dal codice penale col quale nel 1991 Omar al Bashir introdusse la legge islamica (sharia). Istituì la Pop ( polizia d’ordine pubblico) e previde condanne che vanno dalla lapidazione all’amputazione di arti.
Il codice è previsto solo ai nord sudanesi, non al sud , dato che sono cattolici e animisti. Lubna e altre donne , comunque, erano sud sudanesi. La giornalista è conosciuta nel suo paese per essere critica nei confronti del regime , infatti alcuni pensano che le accuse nei suoi confronti siano solo un modo dozzinale di minacciarla e di minare una donna libera.
Lubna , per niente intimorita, ha stampato 500 inviti e ha invitato colleghi e associazioni per la difesa dei diritti umani perché assistano al suo processo e , in caso di condanna, alla sua pubblica flagellazione. “Voglio che la gente sappia quello che è successo”
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