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by MADYUR

martedì 29 settembre 2009

TROVATO IL FARMACO CHE SCONFIGGE L’ICTUS

Ogni ora un ictus cerebrale in meno , ogni giorno 25, ogni anno 9000 in meno solo in Italia, nel mondo oltre un milione. Questo il risparmio in vite salvate , in corpi paralizzati a metà per sempre evitati e relativi costi medici e sociali che porterà un farmaco ( dabigatran etexilato il nome scientifico) i cui risultati sono stati annunciati giorni fa al Congresso Europeo di Cardiologia ( ESC) a Barcellona.

FARMACO

Il farmaco agisce su cardiopatici colpiti da fibrillazione atriale e che sono per questo ad alto rischio di ictus “Si tratta di una molecola destinata a cambiare radicalmente la prevenzione dell’ictus nei pazienti con fibrillazione atriale – afferma Ferrari, il presidente dell’Esc – un problema che hanno 500000 persone in Italia , cui si aggiungono 60000 nuovi casi all’anno”.

La Ricerca ( nome in codice Relly ) la più ampia in questo campo, ha coinvolto 18113 pazienti in 44 paesi , Italia compresa ( con 247 pazienti seguiti da 18 centri) , confrontando con la nuova molecola con la cura standard, in uso da circa 50 anni. Rispetto alla vecchia terapia , la nuova ha ridotto i casi di ictus del 34% e del rischio di morte del 12%. La fibrillazione atriale è il più comune disturbo del ritmo cardiaco. In pratica è la paralisi dell’atrio , la cavità del cuore posta sopra il ventricolo dove riversa il sangue che gli arriva dal corpo.

Questo ristagno dell’atrio forma spesso dei piccoli coaguli che entrando in circolo vanno a chiudere piccole arterie. Quando il tappo si ferma nel cervello è l’ictus. In quelli con la fibrillazione atriale l’ictus è 7 volte più frequente nel resto della popolazione.

La terapia sinora era quella di somministrare per tutta la vita farmaci che diminuiscono la capacità del sangue di coagulare , riducendo la probabilità che si formino tappi nell’atrio fermo e vadano nel cervello. Le vecchie terapie funzionano, ma con un prezzo alto per il paziente. Il rischio di ictus si riduce del 65% , in cambio il paziente deve fare , all’inizio della cura, un esame del sangue ogni pochi giorni e poi uno ogni 3 settimane per stabilire prima e controllare poi che il potere di coagulazione sia ridotto entro certi limiti , ma non oltre, altrimenti si rischiano emorragie interne , anche fatali.

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Il paziente inoltre deve evitare attività a rischio traumi , sempre per il rischio di emorragie interne , modificare l’alimentazione perché alcuni cibi interferiscono con il trattamento . Tra analisi del sangue e cura ogni paziente costa 3000 euro all’anno.

La nuova cura invece , oltre a ridurre il rischio, non richiede tutto ciò : dosi fisse , due pillole al giorno, e non vi è bisogno di controlli ne interferisce con farmaci ed alimenti. Bisognerà attendere i primi mesi del prossimo anno per l’autorizzazione del nuovo uso.

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