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by MADYUR

lunedì 5 ottobre 2009

24 I MORTI A MESSINA. BERLUSCONI è ANDATO A VISITARE IL LUOGO DELLA TRAGEDIA. INTANTO I POLITCI MESSINESI RISPONDONO CHE L'ABUSIVISMO NON è LA CAUSA

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In una conferenza stampa tenuta nella Prefettura di Messina, Berlusconi ha tracciato il bilancio provvisorio della strage: 24 i corpi recuperati, 13 dei quali sono stati identificati. . «Temiamo - ha aggiunto il premier - che ci siano circa 40 dispersi». Il premier ha ricordato che in questi giorni sono state ricoverate in ospedale 93 persone, «ma la metà di queste» sono già state dimesse. Per i soccorsi sono stati messi in campo 2.070 uomini e 491 mezzi.
«Qui ci sono due negatività, i tempi e la sicurezza. Faremo come all’Aquila. Costruiremo dove c’è sicurezza. Vi saremo vicini con tutti i mezzi. Abbiamo la grande esperienza dell’Abruzzo, nel tempo necessario vi daremo le case». Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è rivolto ai 174 sfollati del nubifragio nel Messinese ospitati temporaneamente al Residence «Le Dune». «Quelle zone non sono più abitabili - ha continuato il premier - costruiremo nuovi quartieri sul livello di quelli de L'Aquila. I soldi non sono un problema: il governo metterà tutte le risorse necessarie e gli enti locali dovranno occuparsi di individuare le nuove aree edificabili», ha proseguito Berlusconi, prevedendo il blocco delle tasse e dei mutui per coloro che sono stati colpiti dal disastro. «Sarò lieto di venire qui a fare il punto sullo svolgimento di ogni attività», ha promesso Berlusconi.

L’evento «era stato previsto - ha detto il premier - e nel nostro centro romano era previsto con anticipo. Avevamo dato l’avviso per tempo (questo il comunicato della Protezione civile del 30 settembre, ndr), poi la precipitazione iniziata nelle prime ore del pomeriggio del primo ottobre è stata più intensa di quanto si prevedeva». «Il governo ha risposto all’emergenza in tempi molto rapidi - ha poi riferito il premier -. Abbiamo risposto in tempi molto ristretti, abbiamo attivato subito l’unità di crisi, il centro di soccorso e offerto l’assistenza sanitaria, ripristinando la viabilità e le reti e le strutture tecnologiche. Dopo il disastro abbiamo subito emanato decreto di stato d’emergenza».

«Il governo, nel prossimo consiglio dei ministri, procederà a uno stanziamento che si aggiungerà ai 20 milioni previsti dalla Regione Sicilia», ha detto il premier. «Dopo l'Aquila abbiamo stanziato un miliardo per interventi urgenti nelle zone a rischio sismico, mi auguro che, interloquendo con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, si possa stanziare una analoga cifra per le zone a rischio idrogeologiche», ha aggiunto Berlusconi. Il premier ha anche indicato nel governatore della Regione Raffaele Lombardo il commissario straordinario che si occuperà di gestire il post-emergenza. «Non può che essere il Presidente della Regione Sicilia», ha detto il premier.


Via dalle case, via dai pa­esi, lontani da quella montagna minacciosa che potrebbe vomi­tare altro fango. Tre giorni do­po la tragedia l'ordine è di eva­cuare tutte le zone a rischio ma c’è chi non ne vuol sentire. So­prattutto gli anziani e i residen­ti delle piccole frazioni arrocca­te sulla montagna, come Briga, Scaletta Superiore e Guidoman­dri. E a nulla val­gono gli appelli di sindaci, for­ze dell’ordine e del parroco che grida al megafono: «Per il vo­stro bene dovete andare via da qui».

In prossimità del­le case si scava a mani nude per­ché si ha certezza di trovare an­cora altri morti. Ieri a Giampilie­ri hanno tirato fuori il cadavere di una donna e si teme che sot­to il fango ci siano anche i suoi due figli più un terzo bambino. Ci sonop 35, forse addirittura 40 dispersi, anche se tutti sanno che non c’è alcuna speranza. Nei pressi del palazzone che si è accartocciato a Scaletta man­cano all’appello almeno due coppie di anziani. Ma potrebbe­ro esserci altre vittime nelle au­to ancora sepolte dal fango.
Bertolaso ammette, «la situazione è complessa e de­licata ma comunque sotto con­trollo ». Ci sono famiglie ancora senza luce, gas e collegamenti telefonici che hanno ricevuto solo acqua e ge­neri di primo conforto. Nei pae­si a valle la protezione civile in­vece gira per le vie del centro di­stribuendo latte e pasti caldi, mentre c’è chi fa la fila alle auto­botti.
L’immagine che ricorderà negli anni il disa­stro e la rabbia di Messina sarà quella del palazzo piegato su se stesso, con il primo piano af­fondato nel letto dello stesso torrente sul quale è stato scia­guratamente costruito. Cinque piani di vergogna, sulla foce ce­mentificata di Scaletta. Ma non se ne vergogna nessuno da que­sti parti. Né il capo dell’ufficio tecnico Salvatore Calabrò per­ché si tratta di un «rifacimen­to », né il sindaco Mario Brigu­glio eletto nel 2003, perché in fondo sono pratiche vecchie, né il suo predecessore che fir­mò l’autorizzazione e che, guar­da un po', è proprio il padre, Giovanni, in carica dal ’74 al ’94, tante firme su progetti grandi e piccoli, anche su que­sto abuso che, giura, «di abusi­vo non ha niente».

Perché la tesi vincente è che le carte sono in regola. Anche per il costruttore, Carmelo Pa­gliuca, ditta familiare, pure que­sta «padre e figlio», certo della «regolarità»: «Abbiamo solo de­molito un edificio che c'era pri­ma e l'abbiamo rifatto più bel­lo».



Si Replica a Bertolaso sulle case abusive , sorvo­lando sui disastri a valle: «Cer­to che non costruiremo più in quella zona. Ma solo ora abbia­mo visto che cosa succede. Pri­ma come potevamo prevede­re? ». Il quesito piace all’inge­gnere Calabrò, 55 anni, occhia­li, rotondo, affaticato davanti alla pratica di quella concessio­ne del 1989: «Che c’entra l’abu­sivismo? Il palazzo nasce su un vecchio insediamento, come il convento delle suore e il palaz­zo del principe Ruffo anch’essi spazzati dalla valanga. Questa è 'zona B'». Formula magica af­ferrata al volo dal costruttore, Pagliuca, soddisfatto: «Zona B sta per zona di completamento centro urbano marino». Pure sul torrente? La domanda non piace, ma la risposta è una so­la: «Noi abbiamo demolito la casa che c’era prima per fare dieci appartamenti. Con tanto di licenza». E non ha alcun ri­morso Briguglio padre che a 77 anni sbotta, non solo contro Bertolaso: «Finiamola con ’ste speculazioni. Tutti a parlare di abusivismo. Financo l’amico mio Peppino Buzzanca, il sinda­co di Messina. E che scinnio (è sceso) dalla luna ora ora? Non era alla Provincia prima? Non le vedeva le case, da presiden­te? Io ci voglio bene a Peppino. Tutti ce ne vogliamo». L’ex sindaco che fir­mò tranquillizza: «Normale è. Sempre giusto è fare un’inchie­sta. Qua però tutti con carte e mani pulite siamo».

Così a Scaletta l’unico con le mani sporche di fango resta l’ingegnere Vincenzo Andò che, nella sua divisa da vigile del fuoco, incrocia Bertolaso, indica le ruspe al lavoro e l’ac­qua che irrompe: «Restituiamo al torrente il suo letto natura­le ».

2 commenti:

  1. La situazione è tutt'altro che tranquilla a Messina, ma c'è sempre tempo per le scaramucce tra giornali, come dimostra questo articolo
    http://www.loccidentale.it/articolo/la+notizia+%C3%A8+sempre+e+solo+una:+berlusconi+%C3%A8+un+bugiardo!.0079115
    che prende di mira alcune frasi di Repubblica, riguardanti gli allarmi di qualche giorno prima della tragedia...allarmi circostanziali o reali?di chi è ancora una volta la colpa?Sempre di Berlusconi, come afferma Repubblica?

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  2. Non lo so. Comunque Striscia la Notizia ha fatto un servizio due anni fa riguardante i problemi di Giampillieri, e niente si è fatto. Corriere della Sera ha fatto un servizio su documenti che sono anni che girano, riguardante i problemi del paese.

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