C’erano gru nel pontile come se stessero lavorando in porto. Ma la nave era a largo “circa dieci miglia a nord di Marciana Marina”. Uno spettacolo inconsueto nelle sera estiva di fronte all’Isola d’Elba. Cosa ci faceva la portacontainer “Toscana” in quel tratto di mare.
“Abbiamo osservato la nave con l’aiuto di binocoli e ci siamo accorti che l’equipaggio lavorava sulle gru gettando alcuni oggetti fuori bordo. Gli oggetti sembravano essere container da 16 piedi”. Questo scrivono gli uomnini della Thales , un’imbarcazione tedesca che partecipa a progetti internazionali insieme a Legambiente.
L’equipaggio della Toscana non gradisce gli intrusi “Abbiamo cambiato immediatamente rotta per seguire più da vicino l’attività sul ponte – scrivono gli ambientalisti – ma da poco tempo la nave ha preso una rotta di collisione con noi”. Un vero e proprio inseguimento “Abbiamo dovuto fare una manovra di emergenza virando di 45 gradi ma dopo pochi minuti la Toscana era di nuovo in rotta di collisione”.
Di quella sera rimangono la denuncia dell’imbarcazione tedesca e le fotografie scattate a rischio della vita. Nonostante le denunce , le indagini, gli arresti. Spiega Paolo Russo , ex presidente e membro della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti “Spesso non è necessario affondare una nave per seppellire i rifiuti. Quando i pentiti parlano di affondamenti si riferiscono anche al lancio dei container fuori bordo”. I motivi sono economici e militari “Smaltire un rifiuto pericoloso – dice il pm Tarditi – può essere più conveniente che trafficare con la droga. Anche solo per il fatto che chi smaltisce rifiuti viene considerato un benefattore della società e viene pagato con denaro pulito”.
Secondo i dati di Russo , ogni anno spariscono in Italia “tra i 6 e i 8 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi che è come dire una collina di 300 metri”. In 16 anni la massa delle sostanze sparse illegalmente nell’ambiente arriva all’altezza del Monte Bianco. Per molti i rifiuti prodotti al Nord percorrevano la penisola per essere smaltite illegalmente al Sud “Punto di snodo essenziale di questa attività era l’area della Toscana e Liguria”. Quel golfo dei veleni e dei misteri che parte da La Spezia e arriva a Livorno. Da qui sono partite le navi destinate al naufragio sulle coste di fronte alla Calabria o alla Somalia.
Da La Spezia è partita la Jolly Rosso. Sempre da La Spezia Tarditi ha scoperto il gravissimo inquinamento della scarica di Pittelli di proprietà di Duvia, uno dei signori italiani dei rifiuti “A Pittelli fu trovato di tutto e in due dei cinque strati della discarica le trivelle non sono riuscite ad arrivare” dice l’avvocato di Legambiente. Nella parte analizzata sono stati trovati alcuni fusti dell’Union Carbide , la società responsabile del disastro Bhopal.( http://pensierimadyur.blogspot.com/2008/07/dopo-24-anni-il-disatro-ambientale-di.html) “Durante i lavori di bonifica un operaio forò con la benna un bidone e morì il giorno dopo per la nube tossica sprigionata” riferiscono gli abitanti della zona. L’arresto di Duvia avvenne nel 1996.
Il business dell’inquinamento nasce dai costi molti alti dello smaltimento legale “Abbassare i prezzi dello smaltimento pulito è la vera scommessa da vincere” dice Paolo Russo. Secondo uno studio inglese e Legambiente , trattare in modo legale una tonnellata di sostanze pericolose in Occidente può costare tra i 1000 e i 2000 euro, a seconda del tipo di rifiuto. In Africa si può pagare dai 2,5 a 50 dollari a tonnellata, cioè 400 volte meno. Un risparmio medio di 1000 euro, che vuol dire un business illegale di 8 miliardi all’anno. Tarditi spiega che uno dei modi illegali di sbarazzarsi dei rifiuti tossici è il cosiddetto giro bolla. Con una serie di trattamenti fittizi i rifiuti pericolosi vengono ridotti a rifiuti assimilabili a quelli urbani e finiscono in discarica con questi ultimi. (http://pensierimadyur.blogspot.com/2009/09/dopo-ventanni-e-unarchiviazione-la.html)
0 commenti:
Posta un commento