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by MADYUR

venerdì 23 ottobre 2009

CLEMENTE MASTELLA “Ho dovuto ricordare ai Carabinieri che sono un parlamentare e che esistono certi limiti”

Fugge dall’Europarlamento per difendere la sua amata Sandra, Clemente Mastella appena la notizia rimbalza dalla Campania.

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Clemente Mastella come si sente? L’inchiesta colpisce duro sua moglie ma tocca anche lei?

“Sono sereno. Non ho paura di niente”

Dove si trova?

“Sto rientrando a Roma dalla sessione dei lavori parlamentari a Strasburgo, mi trovo a Parigi in transito ma sto tornando di corsa a Roma per raggiungere mia moglie. Perché prima di ogni cosa ci sono i sentimenti e poi tutto il resto. Però in questa vicenda ci sono delle cose che non funzionano. Che mi risultano alquante oscure”

A cosa si riferisce?

“Mi ha chiamato mia figlia stamattina presto da Roma ( ieri ndb) . E mi ha detto che dentro casa mia sono arrivati all’alba quattro carabinieri. Stavano là dentro senza alcun permesso. Mi chiedo : cosa facevano? Cosa cercavano? Sono stati lì tre ore. Dalle 6 alle 9 del mattino. Capite che shock per mia figlia? Ho dovuto ricordare loro che sono un parlamentare e che esistono certi limiti. E che quella era una violazione. Mi hanno solo risposto che stavano lì per attendere ordini”

Che tipo di violazione Onorevole Mastella?

“Quella è una violazione di domicilio. Una cosa inaccettabile”

A questo punto sua moglie che farà?

“Sandra è tranquilla. Semmai, è amareggiata. Ma noi abbiamo tutti la coscienza a posto. Sappiamo di non dovere temer nulla”

Ma si dimetterà dalla Presidenza del Consiglio regionale campano?

“Non posso escludere niente. Su questo , però, non mi faccia dire niente”

Lei cosa si aspetta soprattutto come si intende muoversi?

“IO sono assolutamente sereno. Andremo in tutte le sedi opportune a difenderci. Non ci arrenderemo. Nessuno può dire che io sono contro i magistrati. Nessuno può dire che io mi sia mosso contro le prerogative che sono proprie della magistratura. E continuerò a comportarmi in questo modo, difendendo i nostri diritti nel massimo rispetto”

Ma lei si è fatto un’idea di un’inchiesta ? Si parla di raccomandazioni, di liste di clienti, perfino di corruzione

“Assolutamente no. Mi sembra tutto impossibile”

Ritiene che questa inchiesta sia legata a quella che due anni fa l’ha costretta alle dimissioni da ministro?

“Temo che tutto nasca da lì. Anche se ormai quella è una vicenda superata. Mi chiedo : anche il governatore Bassolino è coinvolto nelle indagini”

L’inchiesta odierna riprende quella del gennaio 2008 quando portò rapidamente alla fine del secondo governo Prodi. L’Udeur è un partito gestito come una protesi di se stessi. Una agenzia, l’Arpac, considerata «un feudo», così lo definisce il giudice. Quali sono le accuse? «In tali Enti pubbli­ci gli indagati talvolta prestavano la propria attività, talaltra vi entra­vano grazie ad un più vasto siste­ma clientelare poggiante anche sul­la forza derivante al sodalizio dal solido legame con i vertici del parti­to politico Udeur. Ciò allo scopo di procurare, ad associati e terzi, in­giusti profitti, ingiusti vantaggi e comunque l’asservimento della fun­zione pubblica agli interessi del gruppo».

Questa volta la magistratura fa un passo avanti rispetto alla «vec­chia » indagine di Santa Maria Ca­pua a Vetere. Clemente e Sandra Mastella, sono indicati come «capi e promotori» del sodalizio crimina­le, assieme all’ex segretario regiona­le del partito Antonio Fantini e Car­lo Camilleri, imprenditore e con­suocero dell’ex ministro della Giu­stizia. La loro partecipazione viene definita «attiva» in molti singoli episodi che riguardano nomine, promozioni e assunzioni, «sempre privilegiando logiche clientelari a scapito di quelle meritocratiche». Camilleri è l’uomo che gestisce «gli affari», che siano appalti e nomine, appoggiandosi sempre a Sandra, presidente del Consiglio regionale e quindi «punto di riferimento» po­litico sul territorio, accusata «di aver controllato con logiche ricatta­torie e minacciose la spartizione e lottizzazione della copertura di po­sti e incarichi strategici». Ne emer­ge la figura di un piccolo partito, cu­cito addosso ad un gruppo familia­re, che difende con le unghie e i denti «la propria posizione di pote­re e rendita». E nel farlo, utilizza «pressoché sempre» metodi e prati­che «che denotano un uso impro­prio e strumentale della rappresen­tanza politica».

Tutto viene ricondotto a Clemente Mastel­la. Il fondatore dell’Udeur dimostra di avere co­noscenza di ogni singolo episodio, di ogni «problema» che i suoi uo­mini trovano sul loro cammino, «tutti tenacemente attaccati» alla costruzione di un sistema di potere che viene giudicato «sempre più in­vasivo e affamato». Così, scrive il giudice, è solo dopo il suo benepla­cito telefonico «a liquidare anche quello del Santobono» che comin­ciano le presunte pressioni dei suoi fedelissimi su Nicola Mininni, diret­tore generale dell’ospedale pediatri­co Santobono, «reo» di non avere obbedito ad una richiesta di Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur. Contro il medico diventato «nemico» viene presentata una in­terrogazione che denuncia mancan­ze nella sua amministrazione del­l’istituto.

Non solo intercettazioni, questa volta. Anche testimonianze che pro­vengono direttamente dal mondo mastelliano. Teresa Suero, medico beneventano, ad esempio, racconta di essere «amica di vecchia data» dei coniugi Mastella. Ma poi parla delle «persecuzioni» e vessazioni subite da parte di persone «che par­lavano in nome e per conto di Cle­mente Mastella» nel momento in cui suo marito, ex sindaco di Bene­vento, non sembra garantire posti adeguati ad esponenti Udeur nella lista elettorale. Da questa vicenda si dipana quella del comune di Mor­cone, piccolo paese di 5.100 abitan­ti. L’ex sindaco Aurelio Bettini, al­l’epoca eletto per il centrodestra, fa un lungo elenco di «minacce subite dai vertici dell’Udeur» finalizzate a costringerlo a sottostare alle richie­ste del partito. Il motivo di tanto ac­canimento viene messo a verbale da Bettini: «Durante un viaggio in auto, diretti ad un convegno a For­mia, Mastella mi disse in modo pe­rentorio che io dovevo passare dal­la sua parte perché lui 'voleva' il sindaco di Morcone». L’assessore Nicola Mobila viene costretto a di­mettersi dopo che Fernando Erri­co, medico di base e consigliere provinciale Udeur, lo mette di fron­te ad un vicolo cieco minacciando­lo «attraverso i suoi vincoli di pote­re sul territorio» di rendergli im­possibile il suo lavoro di rappresen­tante farmaceutico.

I coniugi Mastella sono ritenuti «mandanti e istigatori» della vicen­da che più di ogni altra riassume un sistema di potere il più possibi­le capillare: «L’opera di discredito, isolamento e mortificazione profes­sionale » di Giuseppe De Lorenzo, dirigente del servizio psichiatrico dell’Asl di Benevento colpevole di appartenere a «formazione politica contrapposta all’Udeur» e di aver denunciato lo stato di degrado del­la struttura definita «vero e proprio feudo della famiglia Mastella». San­dra Mastella per liberarsi del ribelle, impone il principio della ro­tazione del po­sto di primario. L’unico a ruotare però è lui. Quando vin­ce il ricorso per la reintegrazione, rimane senza stanza e senza scriva­nia. In seguito a una serie di lettere anonime, viene sottoposto a proce­dimento disciplinare, in una Asl do­ve la Commissione giudicante vie­ne completamente ritenuta «nella disponibilità» dell’Udeur. Un suo collega gli spiega chiaramente che la signora Sandra «non voleva più che io dirigessi il reparto». Alla fi­ne, per quieto vivere, è costretto al compromesso. Citofona alla villa di Ceppaloni. Chiede udienza a Cle­mente. Nel 2006 viene candidato come capolista Udeur alle elezione comunali.

foto presa da Corrieredella Sera.it

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