Fugge dall’Europarlamento per difendere la sua amata Sandra, Clemente Mastella appena la notizia rimbalza dalla Campania.
Clemente Mastella come si sente? L’inchiesta colpisce duro sua moglie ma tocca anche lei?
“Sono sereno. Non ho paura di niente”
Dove si trova?
“Sto rientrando a Roma dalla sessione dei lavori parlamentari a Strasburgo, mi trovo a Parigi in transito ma sto tornando di corsa a Roma per raggiungere mia moglie. Perché prima di ogni cosa ci sono i sentimenti e poi tutto il resto. Però in questa vicenda ci sono delle cose che non funzionano. Che mi risultano alquante oscure”
A cosa si riferisce?
“Mi ha chiamato mia figlia stamattina presto da Roma ( ieri ndb) . E mi ha detto che dentro casa mia sono arrivati all’alba quattro carabinieri. Stavano là dentro senza alcun permesso. Mi chiedo : cosa facevano? Cosa cercavano? Sono stati lì tre ore. Dalle 6 alle 9 del mattino. Capite che shock per mia figlia? Ho dovuto ricordare loro che sono un parlamentare e che esistono certi limiti. E che quella era una violazione. Mi hanno solo risposto che stavano lì per attendere ordini”
Che tipo di violazione Onorevole Mastella?
“Quella è una violazione di domicilio. Una cosa inaccettabile”
A questo punto sua moglie che farà?
“Sandra è tranquilla. Semmai, è amareggiata. Ma noi abbiamo tutti la coscienza a posto. Sappiamo di non dovere temer nulla”
Ma si dimetterà dalla Presidenza del Consiglio regionale campano?
“Non posso escludere niente. Su questo , però, non mi faccia dire niente”
Lei cosa si aspetta soprattutto come si intende muoversi?
“IO sono assolutamente sereno. Andremo in tutte le sedi opportune a difenderci. Non ci arrenderemo. Nessuno può dire che io sono contro i magistrati. Nessuno può dire che io mi sia mosso contro le prerogative che sono proprie della magistratura. E continuerò a comportarmi in questo modo, difendendo i nostri diritti nel massimo rispetto”
Ma lei si è fatto un’idea di un’inchiesta ? Si parla di raccomandazioni, di liste di clienti, perfino di corruzione
“Assolutamente no. Mi sembra tutto impossibile”
Ritiene che questa inchiesta sia legata a quella che due anni fa l’ha costretta alle dimissioni da ministro?
“Temo che tutto nasca da lì. Anche se ormai quella è una vicenda superata. Mi chiedo : anche il governatore Bassolino è coinvolto nelle indagini”
L’inchiesta odierna riprende quella del gennaio 2008 quando portò rapidamente alla fine del secondo governo Prodi. L’Udeur è un partito gestito come una protesi di se stessi. Una agenzia, l’Arpac, considerata «un feudo», così lo definisce il giudice. Quali sono le accuse? «In tali Enti pubblici gli indagati talvolta prestavano la propria attività, talaltra vi entravano grazie ad un più vasto sistema clientelare poggiante anche sulla forza derivante al sodalizio dal solido legame con i vertici del partito politico Udeur. Ciò allo scopo di procurare, ad associati e terzi, ingiusti profitti, ingiusti vantaggi e comunque l’asservimento della funzione pubblica agli interessi del gruppo».
Questa volta la magistratura fa un passo avanti rispetto alla «vecchia » indagine di Santa Maria Capua a Vetere. Clemente e Sandra Mastella, sono indicati come «capi e promotori» del sodalizio criminale, assieme all’ex segretario regionale del partito Antonio Fantini e Carlo Camilleri, imprenditore e consuocero dell’ex ministro della Giustizia. La loro partecipazione viene definita «attiva» in molti singoli episodi che riguardano nomine, promozioni e assunzioni, «sempre privilegiando logiche clientelari a scapito di quelle meritocratiche». Camilleri è l’uomo che gestisce «gli affari», che siano appalti e nomine, appoggiandosi sempre a Sandra, presidente del Consiglio regionale e quindi «punto di riferimento» politico sul territorio, accusata «di aver controllato con logiche ricattatorie e minacciose la spartizione e lottizzazione della copertura di posti e incarichi strategici». Ne emerge la figura di un piccolo partito, cucito addosso ad un gruppo familiare, che difende con le unghie e i denti «la propria posizione di potere e rendita». E nel farlo, utilizza «pressoché sempre» metodi e pratiche «che denotano un uso improprio e strumentale della rappresentanza politica».
Tutto viene ricondotto a Clemente Mastella. Il fondatore dell’Udeur dimostra di avere conoscenza di ogni singolo episodio, di ogni «problema» che i suoi uomini trovano sul loro cammino, «tutti tenacemente attaccati» alla costruzione di un sistema di potere che viene giudicato «sempre più invasivo e affamato». Così, scrive il giudice, è solo dopo il suo beneplacito telefonico «a liquidare anche quello del Santobono» che cominciano le presunte pressioni dei suoi fedelissimi su Nicola Mininni, direttore generale dell’ospedale pediatrico Santobono, «reo» di non avere obbedito ad una richiesta di Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur. Contro il medico diventato «nemico» viene presentata una interrogazione che denuncia mancanze nella sua amministrazione dell’istituto.
Non solo intercettazioni, questa volta. Anche testimonianze che provengono direttamente dal mondo mastelliano. Teresa Suero, medico beneventano, ad esempio, racconta di essere «amica di vecchia data» dei coniugi Mastella. Ma poi parla delle «persecuzioni» e vessazioni subite da parte di persone «che parlavano in nome e per conto di Clemente Mastella» nel momento in cui suo marito, ex sindaco di Benevento, non sembra garantire posti adeguati ad esponenti Udeur nella lista elettorale. Da questa vicenda si dipana quella del comune di Morcone, piccolo paese di 5.100 abitanti. L’ex sindaco Aurelio Bettini, all’epoca eletto per il centrodestra, fa un lungo elenco di «minacce subite dai vertici dell’Udeur» finalizzate a costringerlo a sottostare alle richieste del partito. Il motivo di tanto accanimento viene messo a verbale da Bettini: «Durante un viaggio in auto, diretti ad un convegno a Formia, Mastella mi disse in modo perentorio che io dovevo passare dalla sua parte perché lui 'voleva' il sindaco di Morcone». L’assessore Nicola Mobila viene costretto a dimettersi dopo che Fernando Errico, medico di base e consigliere provinciale Udeur, lo mette di fronte ad un vicolo cieco minacciandolo «attraverso i suoi vincoli di potere sul territorio» di rendergli impossibile il suo lavoro di rappresentante farmaceutico.
I coniugi Mastella sono ritenuti «mandanti e istigatori» della vicenda che più di ogni altra riassume un sistema di potere il più possibile capillare: «L’opera di discredito, isolamento e mortificazione professionale » di Giuseppe De Lorenzo, dirigente del servizio psichiatrico dell’Asl di Benevento colpevole di appartenere a «formazione politica contrapposta all’Udeur» e di aver denunciato lo stato di degrado della struttura definita «vero e proprio feudo della famiglia Mastella». Sandra Mastella per liberarsi del ribelle, impone il principio della rotazione del posto di primario. L’unico a ruotare però è lui. Quando vince il ricorso per la reintegrazione, rimane senza stanza e senza scrivania. In seguito a una serie di lettere anonime, viene sottoposto a procedimento disciplinare, in una Asl dove la Commissione giudicante viene completamente ritenuta «nella disponibilità» dell’Udeur. Un suo collega gli spiega chiaramente che la signora Sandra «non voleva più che io dirigessi il reparto». Alla fine, per quieto vivere, è costretto al compromesso. Citofona alla villa di Ceppaloni. Chiede udienza a Clemente. Nel 2006 viene candidato come capolista Udeur alle elezione comunali.

foto presa da Corrieredella Sera.it
0 commenti:
Posta un commento