Makoto Kaneko si ricorda ancora quando il Monte Fuji , con la sua sagoma perfettamente conica e la sua cima innevata. Era visibile in lontananza dalle anguste stradine di Nippori , il collinoso quartiere dove egli abitava.
Per gli abitanti della zona, quasi tutti operai, la vista del vulcano costituiva allora una presenza assidua e lo scorcio più suggestivo del Monte era quello che si coglieva dall’erto fianco di un’altura chiamata con un affetto Fujimizaka , ovvero il colle da cui si vede il Monte Fuji.
In questo luogo , nelle antiche costruzioni in legno del passato non resta niente: si tratta solo di templi buddisti e piccole rivendite ( tra cui il negozio di Kaneko) che fanno di Nippori uno dei pochi luoghi che hanno conservato nella distesa di cemento della moderna Tokyo il proprio fascino medievale. Ormai il vulcano, oltre ad essere un emblema nazionale, è sempre più ostruito da grattacieli e smog.
Kaneko spiega che Fuji era ancora visibile dal Fujimizaka, quindi nessuno si era allarmato. Una decina di anni fa , però, si venne a conoscenza di un progetto che prevedeva la costruzione di un edificio residenziale di 14 piani che avrebbe ostruito la veduta “Rimasi sbigottito – ricorda Kaneko, 83 enne – In quel momento capimmo cosa rischiavamo di perdere”
Grazie ad un professore universitario , gli abitanti del quartiere , tutte persone di età avanzata, si riunirono per fondare l’Associazione per la turtela del Fujimizaka di Nippori , di cui Keneko è presidente . Tutte le iniziative , però, si sono scontrate con un dilemma: come si fa a salvaguardare un panorama?
L’Associazione opposta ai costruttori e delle autorità cittadine di Tokyo, una città che ha saputo rinascere delle ceneri della guerra grazie in parte alla sfrenata corsa allo sviluppo edilizio “Tokyo si è preoccupata prima di tutto di costruire , e solo in un secondo tempo ha pensato alla bellezza e alla tutela ambientale” afferma Chiba , che insegna pianificazione urbana presso l’Università Waseda di Tokyo e ha contribuito a fondare l’Associazione per la tutela del Fujimizaka “Questo atteggiamento rimane invariato anche quando si tratta di prendere decisioni che riguardano un emblema nazionale come il Monte Fuji”.
Con il tempo l’Associazione ha raccolto consensi e anche i media locali si sono soffermati sul carattere di Nippori , l’ultimo dei sedici colli del centro di Tokyo, tutti chiamati Fujimizaka , da cui il monte Fuji era ancora visibile. Fujimizaka, nel Medioevo, era il toponimo più diffuso e questo , stando a Noriko Ide, direttore dell’Associazione giapponese dei colli ( un gruppo privato che si occupa di documentare la toponomastica delle alture cittadine) riflette il luogo sacro attribuito al Monte Fuji della religione shintoista “E’ un miracolo che uno di questi colli sia sopravvissuto – commenta Ide – Per questo rappresenta un tesoro culturale”.
Il Fujimizaka di Nippori ricorre spesso anche nelle leggende e tradizioni locali. Kozawa, un veterinario che abita nel quartiere, racconta di una donna che alla fine della Seconda Guerra Mondiale affermò di aver scorto dalle pendici del colle un lampo improvviso e un’insolita nuvola che si levava a destra del Monte Fuji , proprio nell’attimo in cui la prima bomba atomica veniva sganciata su Hiroshima.
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