Callisto Tanzi ha risposto per la prima volta alle domande dei pm in aula di tribunale. Ha spiegato la sua versione di come si è verificato il Crac della Parmalat. Le banche “…conoscevano la reale situazione di Parmalat almeno nel 2002” il primo colpo che ha sparato. Ci sono stati anche molti “non so” e “non ricordo” nella sue deposizione.
Ha ribadito la sua linea di difesa “..non mi occupavo di finanza , ho saputo del buco nei conti solo nel novembre 2003”, assicurando ci non aver nessun tesoro nascosto e alzando bandiera bianca a metà pomeriggio dopo aver mostrato evidenti segni di difficoltà a parlare costringendo il tribunale a sospendere e rinviare l’udienza.
Tanzi è stato già condannato a 10 anni in primo grado a Milano per aggiotaggio. Nella sua deposizione l’altro ieri ha puntato il dito contro il suo braccio destro a Fausto Tonna e gli istituti di credito. La cosmesi del bilancio è iniziata , dice, nel 93-94 appena dopo la quotazione. Lui naturalmente non ha mai dato l’ordine di truccare i conti “Avevo tutti i poteri certo . ha detto – ma le operazioni le faceva Tonna, io non ne sarei stato capace. Fino all’ultimo ero convinto anch’io che in azienda ci fosse un miliardo di liquidità”.
Bonlat? “Non sapevo cosa c’era dentro”. Le distrazioni verso il turismo “Firmavo, ma non mi dicevano che i soldi arrivavano da Parmalat”. Queste le altre risposte date.
Tanzi ricorda con minuziosità, strano, quando si è trattato di chiamare in causa le banche. Su questo fronte sono colpevoli tutti. Mps era a conoscenza dei guai di Collecchio . “Mediobanca e Jp Morgan sapevano dei bilanci falsi a fine 2002 quando studiarono un aumento di capitale da 600 milioni”. “Banca di Roma ci ha fatto forti pressioni per comprare Eurolat a un prezzo alto minacciando che i nostri rapporti si sarebbero incrinati”.
Nessun nome a riguardo dei politici. “Abbiamo avuto contatti dal 1960 al 2001 , prima per Odeon Tv poi per avere relazioni istituzionali. Abbiamo girato soldi attraverso il nostro conto Valori Bollati a tutto l’arco costituzionale”. L’ex patron ha tirato fuori la famiglia dal crac “Siamo stati utilizzati come prestanome delle banche. E Parmalat , lasciatemelo dire , era la miglior impresa alimentare italiana”. Il tesoretto “Non esiste al mondo un mio conto o un conto cui sono a conoscenza su cui ci sia un euro” ha ultimato Tanzi.
Mettiamo in chiaro una cosa, faccio la piccola imprenditrice, e sono controllata (come tutti gli altri imprenditori) da banche, agenzia delle entrate, inps, inail, comuni e quant'altro, dopo di che c'è il mio commercialista (che sarò sfigata io, ma è molto "fiscale" per non incorrere in errori), per cui penso di tutta la faccenda che Tanzi non era sicuramente un angioletto, ma che tanti, forse troppi per loro tornaconto hanno fatto finta di non vedere se non adirittura "coperto" tutta la facenda.............
RispondiEliminaFaccio un piccolo esempio tecnico, circa 25 anni fa appena iniziata l'attività abbiamo preso una grossa commessa da un cliente, prima di iniziarla per avere delle garanzie ci siamo rivolti alla ns. banca e abbiamo chiesto informazioni........risposta "Andate tranquilli è un cliente serio, ha un buco di giro ma niente di preoccupante" e noi siamo andati tranquilli, solo che la ns. banca era anche quella del ns. cliente ed aveva un buco di giro di 3 miliardi di lire all'epoca contro un capitale di 600 milioni.......
morale della favola hà venduto il mio materiale 25 milioni di lire, non mi hà pagato, la banca con tutta l'operazione è rientrata sul debito che aveva di circa 100 milioni ed io hò dovuto pagare i debiti ed hò rischiato il tracollo............
speriamo che almeno 10 anni li faccia nelle patrie galere e non nella casa villone intestata alla moglie per ovvie ragioni
RispondiEliminaLa Volpe perde il pelo ma non il vizio!
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