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by MADYUR

martedì 3 novembre 2009

DARIO ESCOBAR, L’ULTIMO EREMITA

Ad una persona è venuto il mondo di fare l’eremita: cioè abbandonare il mondo dove tutto sembra irrinunciabile , per rifugiarsi nell’isolamento , nella povertà e nelle preghiera come fecero , con molti meno sacrifici apparenti, certi nostri avi del Medio Evo.

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Dario Escobar , 75 anni, colombiano di nascita è un eremita. Un a grata di ferro sbarra il suo eremo in fondo alla valle di Kadisha , nel nord del Libano , dove vive da 9 anni in perfetto isolamento “Che cosa ricordo del mondo? Tutto ricordo, ma non mi interessa nulla”

Il luogo scelto per il suo modo di vita è una valle dalle pareti a strapiombo che si apre tra le montagne che sovrastano Tripoli , dove crescono gli ultimi cedri , giganti gentili in via di estinzione. I libanesi la chiamano la Valle dei Santi , perché lì vicino c’è una Madonna miracolosa , una chiesa eretta in memoria di un eroe o di un evento , talvolta anche crudele , come una battaglia sanguinosa , un monastero che ricorda una rivelazione o una rivolta.

Prima che arrivasse Escobar , nove anni fa, il minuscolo convento di Sant’Antonio di Qozhayah scavato nella roccia non vedeva anima viva dal 1632. La presenza di Escobar in questa valle non si percepisce. L’eremo è mimetizzato nella roccia. vestito di una tonaca lisa , la lunga barba incolta che si dirama in due ciuffi all’altezza del mento , i capelli raccolti sotto la cuffia dei monaci maroniti.

Si lamenta della sua presenza su Facebook. Poi decide di parlare “ No, non mi manca niente del mondo che ho conosciuto – dice sorridendo – e se mi mancasse qualcosa tanto meglio così : più forte la mancanza , più grande la sofferenza. Se ci paragoniamo al Medio Evo siamo molto avanti , posiamo dire che il mondo è migliore , ma il cuore dell’uomo non è cambiato. Ora c’è la laicizzazione e questo è terribile , perché prima della fede si perde la morale”

Non è rassegnato, ma esaltato della sua nuova vita “Ho conosciuto la ricchezza . La mia famiglia viveva in una grande casa in un bel quartiere di Medellin. Ma il denaro non mi ha mai reso felice , al contrario, mi procurava soltanto dei gran mal di testa. Allora ho deciso di ascoltare la chiamate di Dio”.

La voce di Dio , per Escobar, è stata interiore. Un giorno un sacerdote maronita con il quale collaborava, gli raccontò del Libano e della valle di Kadisha.

Teologo e psicologo , specializzato in terapia della coppia , non ché prete cattolico. Escobar ha messo in piede in Libano 22 anni fa. Ha frequentato monasteri e conventi senza mai trovarsi a suo agio. “Ho sempre pensato – dice – che un convento sia un luogo dove 50-60 persone si dedicano alla preghiera. Mi sono ritrovato in conventi dove mi trovavo solo a pregare mentre tutti gli altri erano impegnati nelle attività varie”. Così ha scelto l’eremo.

L’eremo per lui vuole dire “..una vita di preghiera al servizio degli altri. Sapesse quante persone vengono nella cappella e lasciano biglietti sull’altare con richieste di preghiere speciali. Ma vuol dire anche una vita di studio e di lavoro”. Niente tv, radio , Internet. Tra le carte sul tavolo solo un crocifisso e un libro.

La vita di Escobar è divisa in : 14 ore per la preghiera , 3 ore per dedicarsi all’orto, che produce quello di cui ha bisogno ( mangia una sola volta al giorno) 2 ore per studiare i testi mistici antichi e contemporanei , 5 ore per dormire.

Nessuna comodità , tranne per un water e una doccia. Il letto è una tavola di legno che ricopre un materasso sottile. Per cuscino usa una pietra levigata. La coperta è una pelle di capra. Cinque ore di sonno vuol dire, che il prete si addormenta alle 7 di sera per svegliarsi a mezzanotte per le preghiere del giorno dopo. “E’ una vita dura certo , ma in nove anni non ho mai conosciuto la tristezza , la noia, la mancanza del mondo” assicura

“Santa Teresa diceva che un santo triste è un triste santo. Significa che l’allegria anteriore si manifesta attraverso l’allegria esteriore. Io voglio essere santo con il mio carattere. La santità si acquista con le cose ordinarie della vita”.L’unica sua distrazione è il calcio “Come va il Barca”

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