“Continuo a pensare di aver fatto la cosa giusta a denunciare la droga che ho trovato. E penso che lo avrei fatto anche se mio figlio fosse ancora vivo”.
Una stanza da adolescente , piena di ricordi , come quelli per la Lazio. Dove i Carabinieri vollero credere che Stefano vivesse ancora , come risultava all’anagrafe. Accontentandosi di non trovare ciò che il padre ,
In un villino a Morena, fuori Roma “Quella casa avevamo cominciata a preparagliela e arredargliela già nei primi anni in cui era stato in comunità , tra il 2005 e il 2007 . Era la nuova vita che lo aspettava. Poi, nei primi sei mesi del 2008, ebbe una ricaduta , frequentò per un po’ le pre – comunità di San Patrignano in via del velodromo. E quando finalmente tornò a stare bene , andò a Morena. Dove io sono tornato il 6 novembre”
“Pioveva a dirotto e dissi a mia moglie che dovevamo deciderci ad andare . Anche per controllare che in casa non fossero rimaste delle finestre aperte. La stanza letto di Stefano era in disordine e cominciammo a mettere a posto i vestiti. Finché non aprii quegli armadi”. In un sacchetto di carta
“Non ci eravamo accorti che ci era ricaduto. Anche perché stava finalmente bene. Lo diceva anche sua madre. E lo sguardo di una madre , si sa, guarda dentro il cuore di un figlio. Stefano lavorava. La sera veniva quasi sempre a cena da noi. Avevamo deciso di regalargli una macchina che non ha fatto a ritirare. Le rate le avevo messe a mio nome , anche perché i soldi nelle mani di Stefano non ne vedevo girare”.
L’hashish e la coca spiegano possono spiegare perché Stefano ha rifiutato il ricovero , sia il 15 che il giorno successivo. “Quando bussarono i Carabinieri , Stefano era tranquillissimo. Cercò di calmare sua madre. I carabinieri furono cortesi. Stefano entrò libero e loro perquisirono solo quella stanza , per non aumentare la nostra agitazione. Rimasero neanche mezz’ora e solo allora misero le manette a Stefano. Ricordo che uno dei militari in borghese mi rassicurò dicendo che la perquisizione era negativa e di non preoccuparmi perché era sicuro che Stefano sarebbe tornato a casa il giorno dopo”.
Stefano ha bisogno solo di tornare a casa a Morena e far sparire la roba che lo condannerebbe a una lunga carcerazione. Per non confessare ai suoi genitori che è vicino al baratro, per non giustificarsi allo spacciatore che gliel’ha venduta. Anche per questo all’udienza, anche se è stato già picchiato, tace con il padre. Vuole uscire presto, tiene il suo segreto.
Stefano Cucchi e la sua famiglia sono vittime del proibizionismo e della legge Fini/Giovanardi sulle droghe che reprime le persone che sono dipendenti da una sostanza.
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