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by MADYUR

lunedì 16 novembre 2009

I MANGA KISSA E I NET CAFè SONO LOCALI IN CUI I GIAPPONESI LI PREFERISCONO ALLA LORO CASA

Sono terre di nessuno. Sono luoghi neutri , non sono glamour , né minimal, né zen e nemmeno pop. Eppure in Giappone sono un successo. Se ne contano 3000 in tutto il Paese di manga kissa o net café , o ancora i-bar. Nomi diversi per un solo concetto: locali low cost aperti 24/24 , ai piani interrati o superiori di palazzi , mai su strada, con migliaia di riviste manga sulle pareti , postazioni multimediali con computer e Playstation , la possibilità di bere e mangiare qualcosa , in genere junk food.

Manga.Kissa

All’inizio si chiamavano solo manga kissa , da manga e kissa , abbreviazione di kissaten , bar. L’esperimento nacque a Nagoya nel 1979 e si trovava semplicemente di un locale dove prendere un caffè o una birra con la possibilità di leggere manga (gratis) esposti nei scaffali.

Poi si diffusero a Tokyo e Osaka fino all’evoluzione di questi ultimi anni e al boom odierno ; non solo fumetti, ma anche computer e Playstation , Tv , Videogame, Dvd.

Emblematica la storia di Ichigo , un manga&net kissa dal quarto al nono piano di un palazzo come tanti a Kamata , zona periferica e popolare a su di Tokyo “Sono nati sette anni fa” spiega Muramoto, il titolare , “Il manga kissa su un piano solo , l’anno dopo abbiamo aperto anche il piano net e solo di recente altri tre. Al piano manga abbiamo 15 mila volumi e tutte le riviste settimanali e mensili , dai classici come Tezuka agli ultimissimi , perché mi tengo aggiornato sulle novità. Ma il vero affollamento è al piano di sopra”. Dove regna la multimedialità.

L’idea vincente di Ichigo, diventata una catena , è stata quella delle postazioni private e di una serie di servizi aggiuntivi. Ora ci sono grandi spazi comuni con i Pc e Mac , ma anche piccoli loculi chiusi per una , due persone , in cui trovare la privacy. Ci sono poltrone reclinate che potevano diventare letti , qualcuna con telecomando per il massaggio automatico , e anche stanzette con tatami. Ci sono snack e patatine. Ci sono pantofoline a disposizione , docce, dentifricio e spazzolini usa e getta . Tutto per 100 yen all’ora, poco più di un euro.

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L’idea di questi caffè è far diventare il locale in un surrogato di casa. Una funzione di intrattenimento trasformata in funzione sociale. Causa , sicuramente, della recessione economica che ha colpito in Giappone , il sovraffollamento delle metropoli, le abitazioni sempre più piccole, i net café stanno diventando un’oasi per chi cerca un po’ di pace a basso costo. “Dopo la classica bevuta con i colleghi ” Akira Sato ,impiegato di 47 anni a Tokyo “vado in un net bar almeno un paio di volte alla settimana e ci passo tutta la settimana. Sono sposato da 12 anni ma senza figli, io e mia moglie non abbiamo molto da dirci ormai, perciò lei non si dispiace se non torno a casa. A volte dormo direttamente in ufficio , ma ora preferisco i net cafè : sfoglio qualche manga , gioco al Pc, mangiucchio. Stacco , mi diverto. Al mattino faccio la doccia e torno in ufficio”.

In questi locali c’è molto anonimato , nessun obbligo di apparire alla moda , nessuno che ti guardi. C’è posto per tutti dall’impiegato al manager , dallo studente alle casalinghe stufe di figli e mariti , alle donne in carriera. Come Yokjo Sibata, 35 anni, dirigente della divisione commerciale di un brand di moda , che passa il giorno tra negozi e store di lusso “Per staccare un attimo preferisco i net cafè a un normale bar. Li mi rilasso davvero , nelle cabine private , e le sedie sono comodissime. Adoro i fumetti , però non ho il posto per tenerli in casa , quando li leggo qui”.

Hiromi Yashida , vive con i genitori e frequenta l’Università. Ha fatto il conto che quando perede il treno per tornare a casa, è meglio fermarsi al net cafè. “Con il taxi spendo 3500 yen ( 30 euro circa), mentre una notte al net bar meno della metà. E in più ci vado con tutti i miei amici. La smettiamo di chiacchierare e giochiamo con il Pc”. Inoltre c’è il talamo d’amore. Videogame e dvd porno non sono una rarità , e il sesso è tollerato. “Solo a Ichigo di Kamata vedo passare 500 persone al giorno. Sono iumpiegati che si prendono una pausa , magari per un pisolino dopo il pranzo , o che cercano privacy che non hanno in famiglia. Vine chi perde l’ultimo treno o chi deve prendere l’aereo all’alba all’aeroporto di Haneda” dice Muramoto.

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Quando al mattino ci si sveglia dal sonno mediatico si va alla cassa si chiede un ticket per un kit ( asciugamano, dentifricio, spazzolino) , ci si lava e dopo si esce nella megalopoli.

Per i clienti superfissi è perfino possibile stabilire qui la residenza. Per loro è stato inventato un neologismo : netto caffè nanmin, cioè i rifugiati del net cafè. Non sono gli homeless , quelli sono a Shinjuku e al parco di Ueno nelle loro cassette di cartone , bensì free lance in cerca di una casa a buon mercato e dotati solo di telefonino, precari dei call center , post diplomati che non hanno passato i test all’Università, i tanti stufi di vivere con mamma e papà , ma desiderosi di avere un po’ di autonomia.

A Kamata ci sono industrie che licenziano. Eccoli i clienti obbligati , impossibilitati a mantenere un mini – appartamento. Al net cafè si mescolano alla follia muta e si sentono a proprio agio.

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