John T.Cacioppo, è un esperto di relazioni sociali. Neuroscienziato e professore all’Università di Chicago , sostiene che siamo destinati per natura a stare con gli altri e che trascurare il senso di solitudine può accorciare la vita. Il suo nuovo libro si chiama “Solitudine”.
Che cosa è esattamente la solitudine , secondo voi esperti?
“Io e i miei collaboratori abbiamo di scelto di andare oltre agli stereotipi (l’eremita, il bambino prodigio, l’adulto trasandato) e studiare la popolazione. Da sette anni osserviamo un campione di 230 persone e siamo arrivati alla conclusione che la vera solitudine è quella percepita. Uno scrittore, che trascorre molte ore da solo, in realtà sta costruendo un rapporto molto ricco col suo pubblico. Al contrario , chi si trasferisce in una metropoli affollata può finire per sentirsi isolato. E’ quindi un’esperienza soggettiva: abbiamo osservato che mentre vent’anni fa questo malessere riguardava il 20% della società , oggi ci si avvicina al 28%”
Ci dobbiamo preoccupare?
“Sì perché dopo aver studiato i rapporti sociali in relazione al sistema nervoso , agli ormoni e ai geni, ci siamo resi conto che la solitudine è un campanello d’allarme , come la fame , la sete o il dolore fisico. Se abbiamo sete , significa che dobbiamo bere per non restare disidratati. Se ci sentiamo soli , significa che dobbiamo occuparci delle nostre relazioni , rafforzarle, migliorale. Ne va del nostro benessere , se non della sopravvivenza”
Perché?
“La solitudine produce depressione e pressione alta. Secondo alcuni studi la pressione nelle persone sole si accresce di anno in anno, con rischi notevoli. Un altro studio rivela un rischio maggiore di demenza senile e Alzheimer. Ma anche i moscerini , se lasciati soli, muoiono prima. Mentre si è osservato che nei topi aumenta il rischio di obesità e di infarto , nei conigli quello di degenerazione cellulare”
C’è qualcuno più predisposto alla solitudine di altri?
“I geni e l’ambiente in cui viviamo contribuiscono in pari misura a determinare la nostra sensibilità all’isolamento. Per alcuni l’isolamento è insopportabile, questi quindi si sentiranno più attratti da una vita di relazioni , si dedicheranno alla famiglia e alla comunità. Altri , invece , meno sensibili all’isolamento , saranno spinti a fare esperienze diverse, a esplorare nuovi territori. Questa diversità è fondamentale per la nostra specie perché , come società , ogni tanto abbiamo bisogno anche di un Cristoforo Colombo”
La nostra era sembra più portata per Facebook..
“In effetti la rete ha fatto miracoli per le persone che sono isolate contro la loro volontà , come i disabili. Ha permesso loro di conoscersi e di condividere i loro problemi. Ma se, ciascuno di noi dovrebbe sostituire tutti gli scambi faccia a faccia con quelli in un sito internet, la nostra sofferenza sarebbe destinata ad accrescersi . Lei mi ha contattato via internet , ma ora ci stiamo parlando . Ecco , se alla fine, ci si incontra davvero, la rete bè meravigliosa”
Anche gli animali da compagnia possono dare benessere?
“Varie ricerche hanno provato che vivere con un cane , in particolare, fa stare meglio. Io penso che i motivi siano due. Uno è che , a differenza di un gatto o di un pesce rosso, il cane spinge a uscire , a camminare e, che quando lo si porta fuori , si ha qualcosa di cui parlare con le altre persone. Il modo migliore per socializzare è infatti trovare qualcuno che abbia interessi simili ai nostri : in questo caso , altri padroni di cani. Ma il secondo per cui i cani sono d’aiuto è che sono gli animali più affini a noi, nel senso che sono stati selezionati nei secoli da noi umani proprio in base alla loro capacità di assisterci , di accettarci e di tenere lontana la solitudine”
E dell’isolamento dei detenuti che cosa ne pensa?
“L’isolamento a vita è il peggiore castigo che ci possa essere. Nelle altre specie gli individui separati dal gruppo muoiono prima degli altri . In un branco di lupi, l’esemplare ostracizzato è praticamente condannato a morte . Noi umani a volte isoliamo a qualcuno , ma in genere stabiliamo anche in termine. Lo facciamo con gli individui che danneggiano il gruppo , con l’obiettivo di portare il delinquente sulla retta via. E lo facciamo anche noi con i bambini , quando si comportano male, perché questo li aiuta a riflettere. Ecco, a piccole dosi l’isolamento è davvero un castigo efficace , perché niente è più importante per noi dallo stare con altri”
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