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by MADYUR

mercoledì 18 novembre 2009

LA STORIA DELLA BRIDGET JONES ARABA

La Bridget Jones araba ha 30 anni , viso dolce e occhi scuri. Porta un grande anello , e non ama essere chiamata Bridget Jones. “All’inizio – dice – non sapevo neanche chi fosse. Tanto meno conoscevo Sex and The City. Da noi questi film non stati trasmessi”.

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Ghedil Abdel Aal è la giovane donna che per prima ha osato infrangere il tabù del silenzio, raccontando pubblicamente la corsa disperata di migliaia di sue coetanee e delle loro famiglie per accaparrarsi un buon partito. Lo ha fatto in un blog ( www.wanna-b-a.bride.blogspot.com) che racconta l’avventura sua e delle sue amiche – tutte inglobate in Bride, sposa in inglese – e che è un susseguirsi di personaggi assurdi e situazioni imbarazzanti : dalla zia che si intromette al potenziale fidanzato che interrompe l’incontro con la famiglia per guardare la partita di calcio , fino al bello e possibile che si scopre essere un ladro.

Dipinge una società , usando le sue stesse parole “le ragazze esistono solo perché qualcuno le sposi. Ma non devono essere loro a cercare qualcuno. Né tantomeno parlarne”

Ghedil ha dovuto sfondare il muro delle convenzioni sociali. Diventando molto più che un fenomeno di costume. In tre anni il blog ha avuto più di 500000 contatti , i post sono diventati un libro e presto saranno anche anche dei fumetti e una serie televisiva. I diritti sono stati acquistati in Germania e in Gran Bretagna , oltre che in Italia, dove la casa editrice Epochè è stata la prima a dare una voce fuori dai confini del suo paese.

“Avevo bisogno di sfogarmi – racconta – avevo perso le mie migliori amiche , che si sono sposate. Non avevo più nessuno a cui raccontare le mie disavventure alla ricerca di un marito e così ho iniziato a raccontarle su internet. Mi aspettavo pochi lettori e molti insulti, perché* ho usato un linguaggio molto schietto , ho rivelato molto dei trucchi di noi ragazze e ho detto cose che gli uomini non vorrebbero sentire. Invece sono arrivati i ringraziamenti : dei ragazzi, che dicevano di aver finalmente capito molte cose. E delle coetanee, che si sentivano meno sole”.

Ghada ha acceso i riflettori su una questione sociale sempre più evidente in Egitto : paralizzati dalla crisi economica e da un tasso di disoccupazione superiore al 9% e con un 20% che vive sotto la soglia della povertà , i giovani del Nilo si spostano sempre più tardi. E mentre per un ragazzo rimanere a casa non è disonorevole, per una ragazza che a 27 non ha ancora l’anello di fidanzamento entra automaticamente nella categoria zitelle.

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Ai 3 milioni di donne che hanno 35 anni , o che si avvicinano, senza essere sposate Ghada ha voluto dare una voce. Dopo il suo successo sono nati gruppi su Facebook dedicati alle zitelle , un blog e una radio intitolati “Voglio divorziare” e un magazine dedicato a chi ha un matrimonio fallito alle spalle.

La timida Ghada afferma “Quando scrivo sono molto più spigliata”. “Ora è più difficile trovare un fidanzato . Uno dei pochi che si è fatto avanti ha cercato Bride , non me : mi ha chiesto perché ero così diversa dalle cose che raccontavo . Ho capito che neanche lui è quello giusto” avverte Ghada. Nonostante tutto non smetterà di cercare “Voglio avere dei figli e in Egitto non c’è altra via oltre al matrimonio. E chissà magari un uomo un giorno mi stupirà”. Di certo il matrimonio non sarà la fine del blog “Se mai succederà magari mi metterò a scrivere della vita da sposata. Sono certa che di cose da raccontare ce ne sarebbero”.

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