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by MADYUR

lunedì 23 novembre 2009

NEL SUDAFRICA ESISTE UN NUOVO APARTHEID : RICCHI CONTRO POVERI

Muri sono gli stessi : muri di mattoni grezzi , il colore sbiadito del tempo , allineati gli uni sul tetto fino al tetto in lamiera. E’ una grande caserma a due piani : con le cancellate agli ingressi , le finestre sbarrate , la sala d’attesa, i poliziotti in divisa che interrogano , raccolgono le denunce; a fianco i parlatori , vecchi anfratti usati in pieno apartheid , denominati “i cunicoli neri”.La gente di colore veniva trascinata qua e chiusa nelle celle sotterranee. Molte venivano rilasciate, altre sparivano.

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Oggi le celle e i cunicolo sono vuoti. Ma la caserma è rimasta la stessa. Una foto di Nelson Mandela svetta sulla parete principale. Non solo perché Mandela resta il “presidente a vita”, l’uomo che ha restituito la libertà ad un popolo afflitto dal segregazionismo. Ma perché qui , a Soweto, la township simbolo della lotta per l’uguaglianza , Mandela ha trascorso più notti che nel suo letto.

Madiba oggi è protetto nella sua bella casa di Houghton , quartiere residenziale di Johannesburg , formato da grandi ville e viali ornati da salici e jacarande; ma il suo spirito è ancora racchiuso tra questa quattro mura.

Cento miglia più a nord, nel Freedom Park di Pretoria , tra balli di ragazzi e ragazze dai vestiti colorati, canti gospel e fumi propiziatori di erbe, si celebra uno degli eventi più importanti delle famiglie reali che reggevano l’Africa precoloniale. Sotto due tendoni siedono il re della Costa d’Avorio, la regina dell’Uganda , quella del Ghana, il re del Congo, i principi del Madagascar, dello Swaziland, dello Botswana .

Sono qui per incontrare Mandela . La grande sedia a lui riservata , posto al centro dell’emiciclo, resta vuota. Tutti sanno che il premio Nobel per la pace non verrà perché malato , assistito dalle cure dei medici e dall’affetto della sua grande famiglia. Speravano di vederlo l’ultima volta.

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Per il Sudafrica parla Zuma , il nuovo capo dello Stato dell’African National Congress . Ricorda le battaglie giovanili, gli arresti , i processi, la scelta della lotta armata, la lunghissima detenzione a Robben Island. Zuma parla a braccio. Volge gli sguardi sulla sedia vuota. Lacrime escono dai manifestanti “Madiba, Madiba” dice con un groppo in gola Zuma. “A te dobbiamo quello che siamo oggi”.

Nessuno ha voglia di spiegare quanto sta male Mandela . Il capo della sezione criminale mostra gli uffici , le targhe storiche, i nomi dei detenuti eccellenti. “Oggi la violenza esplode nei nuovi quartieri degli immigrati . Ne abbiamo quattro milioni , sono arrivati dallo Zimbabwe , dal Mozambico , Soweto, come Alexandra , l’altra grande baraccopoli, si autogoverna. Con i capi quartiere che svolgono ruoli di pacieri e di giudici. Qui vivono le gang , ma anche le loro famiglie. Gli assalti e i crimini avvengono in altre aree”.

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I disperati restano ammassati nelle chiese e nei centri di raccolta. Il problema non è controllarli ma proteggerli. Accettano lavori sottopagati. Nelle rivolte sono stati linciati , impiccati agli alberi, bruciati vivi “la violenza è ancora forte in Sudafrica” dice Prince Mashele , ricercatore per il Ministero della Sicurezza. “18 mila aggressioni fisiche , sessuali, a scopo di rapina l’anno sono un dato che mette paura, oggi sono i ricchi contro i poveri. Molta disoccupazione , molti traffici illegali , anche finanziari , polizia poca e malpagata, e tanta corruzione”.

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