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by MADYUR

mercoledì 2 dicembre 2009

IL NUOVO RIGASSIFICATORE A TRIESTE è SENZA PIANI DI SICUREZZA, CON PROGETTI ANONIMI , E VALORI IMPORTANTI PRESI DA INTERNET. MA LA COSTRUZIONE è STATA APPROVATA DAL GOVERNO E VA AVANTI

Vicino ad un deposito di materiali infiammabili e il sito di una centrale di turbogas ad alto potenziale approvato da Roma. Più in là un terminale di un oleodotto internazionale con petroliere su tre pontili. Ancora più in là , un mega inceneritore rifiuti (150 metri) , gli altoforni di una ferriera (500 metri) e depositi di formaldeide ( 700 metri). Intorno la città.

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Il rigassificatore della spagnola Gas Natural accettato da Roma dovrà incastrarsi proprio tra questi inneschi a catena. Siamo a Trieste in una baia grigia e inquinata , piena di industrie. Attorno solo nebbia , desolazione e silenzio. Ansia per l’ambiente e per il rischio di incidenti a catena. Le istituzioni esortano ad una generica fiducia.

Sul progetto ancora ombre , sul perché dell’operazione nessuno dà delle risposte. La Gas Natural dice di stare tranquilli “tutti i possibili scenari sono stati contemplati nei diversi studi di rischio”. Di obiettivi sensibili al rigassificatore ne è a conoscenza? “Ovviamente gli studi sui rischi e sul possibile effetto domino tengono conto di queste installazioni e della popolazione attorno. Studi condotti su alti standard dicono che l’impianto è sicuro. Dobbiamo operare in sicurezza per 30 anni e nessun errore sarebbe tollerabile tra noi”.

Allora si va a fiducia. Nell’allegato ( visto da Repubblica ndb) sull’effetto domino si scopre che le cartografie sono monche. Niente depositi costieri , né inceneritore e serbatoi di formaldeide. La commissione ministeriale farcita di avvocati ha letto le carte?

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Gli studi di impatto spesso riportano solo cognomi degli estensori e quasi mai sono firmati : talvolta semplici powerpoint , relazioni semi-anonime allegate copia-incolla. C’è una traduzione in italiano difforme dall’originale spagnolo. Un geometra capirebbe il falso, i ministri o chi per loro no. “Se questa roba me l’avesse data uno studente come tesi di laurea , gli avrei detto di ripassare dopo 6 mesi” afferma il professor Valle a Repubblica , specialista europeo di energia e sicurezza.

In un documento firmato da Josè Medina Villaverde , l’acqua fredda scaricata dalla baia sale miracolosamente in superficie anziché stagnare sul fondo e l’effetto accumulo delle centinaia di metri sputati a bassa temperatura dall’impianto è ignorato . Quintali di documenti su tutto lo scibile umano attribuiti agli stessi cognomi ( spesso illustri sconosciuti). Profili di temperature prelevate ,forse, da internet ; sottostima della bora (36 Km/h invece che 100!!!), nel calcolo della rotta d’accesso alle navi , con misurazioni prese al largo di Caorle ( che non è Trieste!).

In Italia stanno arrivando altri 12 impianti come questo. Taranto è nella stessa posizione di Trieste, con un rigassificatore incollato alla città ( aspetta solo il via libera).

La comunità scientifica non interpellata dal governo ha deciso di rompere il muro di silenzio. E’ stato detto che basta che il mare gela in un istante e auna nube di gas altamente infiammabile che lo ricopre e fa tabula rasa: basta un innesco minimo e l’onda di calore si estende alla città e agli impianti vicini. La paura è anche ambientale. L’impianto succhia 800 mila metri cubi al giorno : tutta quella della baia tra Muggia e Trieste passerebbe tre volte all’anno nella sua pancia. Il mare sterilizzato con 70 tonnellate di cloro attivo l’anno, si raffredderebbe di alcuni gradi. Per uno degli spazi più chiusi dell’Adriatico sarebbe il collasso.

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C’è un altra cosa da dire: il progetto non è mai stato approvato dalla Regione o dalla Provincia. “La collettività è stata lasciata sola di fronte a un balletto di cifre e a una cosa troppo complessa da capire” conferma Bevilacqua , del sindacato regionale dei Vigili del Fuoco.

Dovete sapere che il rigassificatore , non ancora costruito, ha già due indagini in corso , dalla magistratura penale, irregolarità accertate dalla Finanza e 5 ricorsi al Tar ( di cui uno di Capodistria , comune al di fuori del territorio italiano, ma confinante con Trieste).

La domanda è cosa accade quando il metano liquido a meno 162 gradi e la pressione di 85 bar finisce in mare? “Vaporizza all’istante – risponde Gas Natural – il vantaggio della miscela a base di metano è che è più leggera dell’aria. Perciò tutto sale in alto senza impatti sull’ambiente marino”. Ma gli scienziati dicono il contrario.

Intanto si va avanti con altri progetti sibillini. La Endesa (ora E.On) è in corsa per la costruzione di un secondo rigassificatore in mezzo al golfo. La Snam progetta una conduttura di metano da Trieste a Grado. La Lucchini –Severstahl parte con un turboimpianto a cui effetti sull’atmosfera non sono stati spiegati . Quali piani di sicurezza saranno presenti? Il caos regna. Sembra la foce del Niger, la diversità è che lì si muore sia per le pallottole del regime che per la distruzione dell’ambiente. Qui solo per il secondo.

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