Mahdaoui , è uno dei discendenti di una tribù molto influente della Libia, ha qualcosa dei pascià. E non è solo per il fez rosso che indossa. L’impressione è confermata anche dalla lunga fila di persone venute davanti al suo ufficio a chiedere una benedizione o un consiglio. E dall’autorevolezza in cui impartisce ordini con il cellulare ai pochi eletti che hanno il suo numero.
Un tempo Mahdaoui era un uomo di fiducia del regime. Oggi dopo alcuni anni turbolenti è un sopravvissuto politico: dirige la Arthouse Gallery nel centro di Tripoli , che è diventata il vivaio di una nuova generazione di pittori e fotografi della capitale.
Spiega che la rinascita del misticismo sufista in Libia sarà la migliore strategia per combattere la diffusione del fondamentalismo salafita. Gli interessi di Mahdaoui vanno molto al di là dell’arte. Quel che gli sta a cuore in modo particolare è la recente apertura della Libia verso l’Occidente , di cui non è per niente entusiasta “Si può essere pascià senza essere Sharif (discendente del Profeta)”, dice in maniera sibillina. E aggiunge “I titoli si possono comprare , le radici no”.
In Libia si sta svolgendo una trasformazione straordinaria. Dopo anni di isolamento , questo sonnolento paese nordafricano ha compiuto una svolta particolare , che ha sprigionato sviluppo , benessere economico e un’improvvisa liberalizzazione culturale e politica. Ma queste scelte sono imprevedibili in un paese conservatore e religioso come la Libia.
Nel 2003 Gheddafi ha fatto un annuncio inatteso : La Libia si è impegnata a voltare pagina , sospendendo l’appoggio offerto in passato al terrorismo e collaborando con gli Stati Uniti. Quella dichiarazione a messo fine ad anni di isolamento. Il regime che un tempo rifiutava di insegnare l’inglese a scuola, ora vuole aprire e andare incontro all’Occidente.
La decisione di Gheddafi di abbandonare il nucleare e dare il sostegno agli Stati Uniti – annunciata a Dicembre nel 2003 , quando gli Usa catturavano Saddam – è stata sbandierata come un trionfo da Bush jr e Blair. Ma in Libia erano ancora molto lonatni dalla realizzazione di una bomba atomica.
La Libia è al nono posto nel mondo per le riserve di petrolio. E’ un paese ricco quando nel 1959 furono scoperti i primi giacimenti di petrolio. Ma a differenza degli altri paesi del Golfo , la Libia è rimasta praticamente isolata dal resto del mondo. Dopo il colpo di mano che ha portato , nel 1969, a Gheddafi al potere , sulla sponda africana sono sbarcati pochissimi prodotti occidentali. i r5icchi mercanti libici hanno continuato ad importare dall’estero automobili e orologi di lusso : alcuni, si dice, andavano in giro con due Rolex , tanto per darsi un tono.
Con il passare del tempo l’ostentazione scomparve per paura dell’Inquisizione socialista. I comitati del popolo , gli organi della democrazia diretta, terrorizzavano gli uomini d’affari.
L’embargo delle Nazioni Unite è stato decretato nel 1992. Gheddafi rifiutò di consegnare i terroristi del Lockerbie del 1988. L’embargo ha segnato la fine delle importazioni di lusso e la sospensione di voli internazionali. Da quando i fornai tunisini che mandavano avanti le panetterie sono stati espulsi dal paese per uno dei soliti capricci del grande capo Gheddafi, la Libia è rimasta per settimane senza pane.
Tutto è cambiato da poco. Carovane di politici e uomini d’affari europei , hanno fatto incontro a Gheddafi , sperando in appalti redditizi. Nel 2007 Sarkozy è stato criticato per aver accolto Gheddafi all’Eliseo. La visita è stata proficua per i Francesi , visto che i due paesi hanno firmato un accordo di 4 miliardi di dollari per la fornitura di armamenti. Anche i Cinesi hanno interesse al petrolio libico.
L’Italia nel 2008 ha firmato un accordo di collaborazione politica ed economica con la Libia. La cosa più evidente è la collaborazione nella lotta all’immigrazione clandestina, e un risarcimento di 5 miliardi di dollari per i danni subiti in epoca coloniale. L’Italia si è impegnata a finanziare un sistema di controllo delle frontiere terrestri e marittime della Libia. ( http://pensierimadyur.blogspot.com/2009/06/il-viaggio-dei-disperati-immigrati.html)
Intanto a Tripoli sono comparse boutique d’alta moda . Ci sono imprese straniere e un esercito di pallidi consulenti e consiglieri occidentali si aggirano per la città. Sulla via principale Marks e Spencer, grandi magazzini, hanno aperto un negozio a tre piani , vicini a Benetton. In un paese decisamente religioso , le donne vestono sempre più all’occidentale in giro con la testa scoperta.
Ma i libici non sono contenti “Il regime è diviso tra quelli che vedono di buon occhio i club, i bar, i grattacieli e l’apertura al libero mercato e quelli che invece sono contrari a tutte queste trasformazioni” spiega el Kanuni , uomo d’affari libico. Ma sicuramente quelli che vorrebbero essere fedeli alla tradizione si battono per una causa persa, la Libia sta cambiando. “Ormai i libici hanno aperto le porte agli occidentali che vivono e lavorano qui. Quelli che hanno visto gli piace talmente tanto che cercano di imitarli” afferma Ibrahim un imprenditore di un’agenzia pubblicitaria.
L’Occidente ha portato anche effetti collaterali indesiderati. Le strade sono piene di prostitute che arrivano da Marocco, Algeria, e Africa occidentale. I bordelli sono segreti ben custoditi in questo paese . Ma alcool e incontri occasionali sono largamente disponibili nonostante i divieti , proprio come le nuove droghe che stanno invadendo il paese. I conservatori temono che l’apertura porti ad un degrado sociale.
Libia rimane prevalentemente religioso, ci sono moschee in ogni quartiere, a 400 metri di distanza massima l’una dall’altra. Cinque volte al giorno i minareti emettono una cacofonia di suoni amplificati , mentre giovani e vecchi corrono ad affollare le moschee nella capitale. Il richiamo al maghreb,la preghiera della sera, segna la fine della giornata. Sulla città cala il silenzio rotto da qualche appello dai muezzin e dal brusio del traffico. In Libia chi va a letto con una donna deve sposarla. I giornali di Stato lanciano una nuova campagna contro i locali peccaminosi e le donne di facili costumi che li frequentano.
La crisi globale si è sentita anche qua. L’inflazione ha portato ad un aumento della benzina del 33%, da 15 a 20 centesimi di dinaro al litro. Un aumento significativo in un paese dove lo stipendio mensile medio di uno statale è fermo a 300 dollari al mese. Molti giovani cercano di sfondare nel nuovo settore : turismo. La Libia vanta 2000 Km di spiagge intatte e cinque siti dichiarati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Certo per ora non possono competere con Egitto e Tunisia, ma sta andando avanti.
Mahdaoui ha sposato una cristiana greca , ma lui rimane con l’idea che la Libia non si deve trasformare “Il vero obiettivo degli americani non sono le ideologie religiose , né i taliban, né Al Qaeda”sostiene “Vogliono snaturare radicalmente la cultura delle varie civiltà. Ci sono riusciti in Asia , con la Cina e il Giappone, dove hanno introdotto a forza il loro sistema economico. Ma quando hanno provato a imporlo a gente semplice come gli afghani , dove vivono secondo tradizioni secolari, questo sistema si è inceppato”.
Mahdaoui si è impegnato alla conservazione dell’antica città di Ghadames, a 600 Km da Tripoli, al confine con l’Algeria e la Tunisia. Ghadames è fatta interamente di pietra , argilla, palme e sabbia, con torri merlate, un labirinto di stradine e una quantità di guglie. Ghadames è l’emblema della cultura beduina. Qui i tuareg gestivano il traffico delle carovane che collegavano il centro dell’Africa con i porti del Mediterraneo. Qui hanno dato un sistema di vita sociale unico che adattava la vita di commercianti al clima del deserto. La città è rimasta intatta. Però la città è vuota , gli ultimi abitanti l’hanno lasciata vent’anni fa.
Oggi esiste una nuova Ghadames , nata ai margini di quella vecchia, conta 20000 abitanti. I conservatori non vogliono restaurare il centro storico perché le case di fango sono troppo delicate per sopportare i ritmi di vita del 21° secolo. I rumori della vita moderna rompono il silenzio di una volta, e quindi molte persone vorrebbero tornare nelle vecchie case.
Bengasi è la seconda città della Libia e si trova sulla costa del Mediterraneo. E’ da sempre rivale di Tripoli : roccaforte del re Idriss , oggi è un focolaio di opposizione di Gheddafi , sempre che di opposizione si possa parlare. Bengasi è più tradizionalista e conservatrice di Tripoli. Ci sono molti jihadisti libici arrestati e uccisi in Iraq. Gli abitanti sono convinti che il governo di Tripoli li trascuri e coltivano una certa ostilità all’autorità all’autorità dello Stato. Geldof nel 2008 doveva fare un concerto in questa città, ma gli abitanti contrari al regime hanno preso a sassate il cantante.
Due anni prima gli abitanti di Bengasi avevano dato alle fiamme il consolato d’Italia dopo che Calderoli aveva mostrato maglietta con le famose vignette danesi contro il Profeta. Bengasi usa l’Islam come fosse la loro rivoluzione. Qualcuno cerca di cambiarla costruendo la Benghazi european school dove 65 studenti di 40 nazionalità cercano di imparare inglese e francese.Cercano di insegnare ai giovani a diventare poliglotti e sappiano a vivere a gomito a gomito con cristiani, ebrei e non credenti, oltre che con i musulmani.
L’ultima parola aspetta a Mahdaoui “Non bastano venti o trent’anni per riscrivere la storia di un popolo . Importare in Libia le idee occidentali è come pretendere di costruire una diga nel wadi, il letto di un torrente . Tu credi di fermare le acque, ma prima o poi ti travolgeranno”
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