I russi potrebbero tornare a Kabul , dopo l’invasione sovietica di trent’anni fa. Ci sarebbe già l’ok del presidente afgano Karzai. Si sarebbe anche trovato il modo per realizzare questa ipotetica intesa : combattere il narcotraffico , alimentato dai signori della guerra e dai Talibani. Una piaga che i russi vorrebbero sradicare.
L’idea è di far cooperare la Nato e la neonata organizzazione del Trattato per la Sicurezza collettiva (CSTO) alla quale fanno parte sette paesi dell’Ex URSS.
Mercoledì il segretario generale della Nato, Rasmussen, ha chiesto a Mosca di rafforzare la cooperazione in Afghanistan , fornendo elicotteri da utilizzare nelle zone di conflitto “Penso che la Russia possa contribuire in modo molto concreto provvedendo al rifornimento di elicotteri , istruttori e di materiali di ricambio”ha dichiarato dopo aver parlato con Medvedev. “La nuova visita può essere considerata come l’inizio di una nuova fase di rapporti e noi abbiamo tanti campi di cooperazione. Abbiamo infatti minacce e interessi comuni, e l’Afghanistan è un elemento chiave della nostra collaborazione” ha ribadito dopo l’incontro con Putin.
Medvedev , Putin e Lavrov hanno commentato positivamente i colloqui con Rasmussen , sia pure con lievi differenziazioni. Medvedev ha confermato le valutazioni politiche del segretario generale della Nato “Dopo una serie di incontri e decisioni che sono state prese , le nostre relazioni stanno passando a un nuovo livello” ha detto.
Rasmussen ha chiesto alla Russia di ampliare il transito terrestre dei trasporti in territorio russo verso l’Afghanistan. La guerra di scambio, se Mosca accetta, sarà la guerra comune contro i mercanti di eroina. Medvedev ha dato ordine di analizzare le richieste Nato, mentre Putin ha detto che persistono divergenze su alcune tematiche.
La questione afghana comunque è un argomento controverso. Zolotarjov, vicedirettore dell’Istituto Usa-Canada dell’Accademia delle Scienze , sostiene che cooperare con la Nato è “nel nostro interesse perché i Talebani costituiscono una minaccia ai nostri interessi nazionali in Asia Centrale”.
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