A Linfen, la città più inquinata del mondo, il sole si ferma , per qualche ora, tre giorni all’anno. Non si distingue la notte dal pomeriggio , o le stagioni che cambiano. Il cielo di un temporale è uguale a quello di una giornata splendente. I reclusi della città si sono ormai adattati.
Quasi tutti vestono di nero. Fuori di casa , infilano scarpe dentro sacchetti di plastica. Nessuno gira senza cappello. Non vedi nessun panno steso dalle finestre . Il nemico è la polvere.
Qui c’è un muro nero di sabbia, terra , lapilli , una coltre spassa di cenere che senza sosta si accumula e ricopre ogni cosa, come una nevicata all’inferno. La gente , di questa città, rinuncia ai colori preferisce confondersi nelle tenebre.
Questo universo scuro e soffocante , cuore morente dei giacimenti di carbone della Cina, è l’immagine di come può diventare il pianeta, in pochi anni , se non si fa niente per l’ambiente. E’ una tragedia sapere che al mondo è possibile che esista un luogo come Linfen: forse l’unico dove gli scolari non sanno come di disegna una luna , o un pugno di stelle.
Fino alla metà del secolo scorso , in Cina Linfen era conosciuta come “la città della frutta e dei fiori”. 4000 anni fa era un regno ricco di grano e di carpe. Oggi nella superficie popolata da 4 milioni di persone , nella regione dello Shanxi, non c’è un albero e perfino i fiori di festa di questi posti, i crisantemi, sono di plastica. La sua ricchezza è stata la sua rovina.
Le colline attorno contengono 260 miliardi di tonnellate di carbone . Sono state aperte 2598 miniere : autorizzate e non. Ogni anno vengono estratte 650 milioni di tonnellate di carbone , due terzi del fabbisogno nazionale. In un paese dove il 70% dell’energia elettrica arriva dal carbone , la ricchezza si è trasformata in uno spaventoso annientamento.
Intorno alle miniere sono sorte raffinerie , stabilimenti siderurgici, fonderie, ogni genere di fabbrica. La popolazione è fatta di povera gente : minatori, operai , ex contadini invecchiati, famiglia di figli unici. Sono ammassati di case rotte nascoste tra montagne di detriti. Chi rimane qui sa che la sua vita durerà 10 anni in meno della media cinese.
Solo i proprietari delle miniere , o alti funzionari del partito, amano questo posto. Vengono una volta alla settimana a fare i conti dei profitti. Ma il posto è invivibile. Nell’aria e nell’acqua sono disperse oltre 200 sostanze tossiche , in concentrazione, pericolose per la vita. Ceneri, monossido di carbonio, azoto, arsenico, piombo.
Tre milioni di persone risultano contaminati. Due bambini su tre soffrono di malattie respiratorie. Il tasso di neonati malformati e di cancro ai polmoni è il più alto del pianeta. Il 52% delle falde acquifere è “irreversibilmente compromesso”. Miniere e industrie consumano una tale quantità di acqua , che le abitazioni ne sono sprovviste. L’arsenico ha bruciato tutte le coltivazioni.
Chi nono muore per il cancro, scompare nelle miniere. In Cina, cinque anni, le vittime di incidenti sono state poco meno di ventimila. A Linfen , negli ultimi 3 anni, 470 in 49 disastri. UN anno fa 128 persone sono state sepolte nel fango di detriti di ferro accumulati sopra un quartiere. Nessun colpevole.
Negli ultimi mesi la città ha dato preoccupazione al governo. Un fotografo ha ritratto la “morte”. Miniere, nuvole di gas, fiumi rossi, campi inceneriti, aria nera. Ma soprattutto migliaia di volti , gli spettri del mondo : bambini e adulti mangiati dai tumori, o colpiti da trombosi cerebrali per il consumo di acqua avvelenata.
A Pechino l’inquinamento, insieme alla povertà, è la vera emergenza nazionale, la sola che possa innescare la rivolta di massa. Su 25 capitali mondiali dei veleni, 16 si trovano in Cina. La popolazione comincia a non accettare. Un funzionario dello Shanxi afferma che le società minerarie saranno ridotte da 2200 a 100, le miniere da 2600 a 1000. Misure elementari contro gli infortuni , regole anti-corruzione. A Linfen per adesso tutto continua come prima, i bambini vanno ad effettuare il prelievo settimanale del sangue.
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