“Sono tutti morti , andiamo via” dissero i sicari prima di allontanarsi dal luogo della strage , uno slargo davanti ad un basso edificio al 43° Km della Domiziana, nel comune di Castel Volturno. Erano in cinque , impugnavano pistole e kalashnikov. Hanno esploso più di 120 colpi con sette armi diverse.
Le loro vittime , sette persone inermi , sette africani che non avevano ragioni per temere quella violenza cieca , erano bersagli casuali. Si trovavano lì quel 18 settembre di un anno fa , perché quello era un luogo di ritrovo degli immigrati della zona , soprattutto ghanesi. Era un posto tranquillo , forse per altri anonimo, lunga quella strada dritta e monotona intercalata da alberghi e caffetterie , villette e chiese evangeliche.
A fine aprile il Killer Setola era evaso dagli arresti domiciliari. Il suo clan di riferimento – un sotto-clan dei Casalesi capeggiato da Cicciotto di mezzanotte – era ridotto ai minimi termini. Setola convoca i pochi uomini di fiducia “Da questo momento si fa a modo mio”, il messaggio è chiaro : riprendere in la mano gli affari del clan in una zona che va da Castel Volturno a Villa Literno. Il territorio si riconquista con il terrore.
Familiari dei pentiti , imprenditori che rifiutano di pagare le tangenti , ladri e spacciatori che non tengono conto del clan : diventano tutti bersagli. Da maggio a settembre ci sono una serie di omicidi , ferimenti e intimidazioni con la pistola.
Uno degli obiettivi è di imporre una tangente sulla vendita di droga degli africani. I documenti ufficiali dicono che a Castel Volturno ci sono 2500 immigrati , ma quelli senza permesso sono 5000. Il sindaco dice 15000. Per la maggior parte lavorano come braccianti, muratori, altri gestiscono import-export o esercizi commerciali ; poi ci sono quelli che spacciano e gestiscono la prostituzione , soprattutto nigeriani.
Per Setola chi spaccia e gestisce le prostitute sono niri, senza nazionalità. E devono pagare un tributo. Il 18 agosto prima della strage , un commando assalta l’abitazione di Teddy Egonmwan , il presidente dell’associazione nigeriani campani. Le armi si inceppano, l’assalto fallisce. Cinque feriti , nessuno dei quali in pericolo di vita. L’agguato non sortisce effetto.
Gli spacciatori non sono stati sfiorati dall’intimidazione. Allora Setola chiede ai suoi di individuare nuovi bersagli. Il 18 settembre un commando fa irruzione in una sala giochi di Castel Volturno trucidando il gestore , considerato uno spione. Il capo insiste che vuole i niri e li vuole la sera stessa. “C’è un locale dove si riuniscono” dice uno dei suoi, si parte.
“Sono tutti morti”. Invece uno degli africani era vivo , si era finto morto. Si salva , testimonierà contro gli assassini. Il suo nome è Joseph Aymbora. Il suo lavoro era di comprare motorini usati e venderli in Ghana. Ora vive da qualche parte sotto la protezione dello Stato. Quella sera morirono 6 ghanesi, tutti tra i venti e i trent’anni. Uno aveva un bottega di sarto, uno era un tuttofare , uno era un custode , uno faceva lavori saltuari , uno gestiva un negozio di barbiere a Napoli, uno lavorava in un negozio di prodotti africani.
La banda di Setola si è sgretolata : i gregari arrestati ad ottobre , il capo a gennaio dopo una fuga tra fogne e passaggi segreti. Un killer ha subito cominciato a collaborare con la giustizia. Le sue parole sono serviti a riscostruire quell’episodio e altri delitti. E per togliere un ‘ombra, se mai ci fosse stata , su quei 6 ragazzi africani.
aggiornamento del processo 24/11/2009 :
È stata rinviata, per l’assenza di un detenuto impegnato in un altro processo, la seconda udienza per la strage di Castel Volturno.
Dietro le sbarre dell’aula della Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere, era presente un solo imputato, Davide Granata, mentre Giuseppe Setola e i coimputati Giovanni Letizia e Alessandro Cirillo erano collegati in videoconferenza ,dai penitenziari di Opera-Milano i primi due e Cuneo, mentre Antonio Alluce si trovava a Napoli per un processo con rito abbreviato fissato alle 9 del mattino che si è prolungato fino al tardo pomeriggio. Nel corso dell’udienza , ha partecipato anche l’avvocato Anna Gullì in rappresentanza dell’avvocatura della Regione Campania, la cui costituzione di parte civile contro gli imputati della strage sarà formalizzata nell’udienza del prossimo 9 dicembre, dopo il vizio di forma emerso nel corso della prima udienza. L’accusa, rappresentata oggi dal pm antimafia Cesare Sirignano, contesta agli imputati oltre al reato di omicidio, tentato omicidio e la strage, anche le finalità terroristiche per avere agito con finalità di discriminazione e odio razziale. La Corte è presieduta dal giudice Elvira Capecelatro, a latere Maria Francica.
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