“All’inizio credemmo in lui , era popolare, diceva di no a Mosca. Poi s’infatuò della Corea del Nord , divenne uno spietato stalinista. E oggi eccoci qui , vent’anni dopo , a ricordare la rivoluzione che pose fine alla sua tirannide e alla sua vita. Molte cose da noi ancora non vanno , ma in quel gelido dicembre , quando popolo e soldati sfidarono i suoi sgherri , imboccammo la via della libertà , del ritorno in Europa. Processarlo e giustiziarlo fu necessario”
Ilion Iliescu racconta la caduta di Ceausescu. Il primo è stato il riformatore nel Pc romeno e poi più volte presidente postcomunista ma democraticamente eletto
Presidente , 20 anni dopo, per Lei , quali emozioni e quali ricordi?
“Fu un lungo processo. La mia generazione fu segnata dalle speranze aperte da Kruscev col 20° congresso del Pcus. Ma poi nel ‘64 Kruscev stesso volle imporre una divisione del lavoro coloniale nel Blocco Socialista . Bucarest seppe dire di no, Ceausescu fu coraggioso. Rifiutò la de-industrializzazione per diktat di Mosca. Vennero liberalizzazione , rilascio dei prigionieri politici , dialogo con l’intelligentsija , il rifiuto di rompere con Israele , il no nel ‘68 all’invasione di Praga. Un ruolo di ponte tra i blocchi : con lui aiutammo Sadat e Begin, Nixon e i cinesi a parlarsi. Anni di speranza , poi tramontarono”
Quando? Perché?
“Nel ‘71. Lui cominciò a farsi molto sospettoso , cambiò nell’animo. Ricordo un viaggio in Asia. A Pyongyang mi confessò ammirazione per il sistema nordcoreano. Ero membro della Segreteria. “Compagno Nicolae” gli dissi “Attento , sarebbe una vergogna per il socialismo copiare Kim II-Sung . Siamo europei”
Lui come reagì?
“Prima silenzio . Poi al Plenum del partito mi attaccò per intellettualismo. Fui escluso dal vertice , inviato in provincia , poi espulso. Mi guadagnai la vita da ingegnere. Poi mi fu vietata anche questa professione . Vissi anni bui. Sperimentai nel quotidiano una situazione economica sempre più pesante per la nostra gente. La sua ossessione di ripagare il debito estero ed esportare tutto il possibile impose gravi sofferenze al popolo. E nell’89 , mentre tutto il blocco andava alle svolte , lui le osteggiò , definì Gorbaciov traditore”
Quando cominciò a ritenere inevitabile uno sbocco violento?
“Quando nell’89 vidi la svolta polacca e ungherese , e poi anche a Praga. Da noi non cambiava nulla. Un’esplosione popolare mi sembrò inevitabile. Ero a Iasi , nella piccola editoriale, aspettavamo libri che una tipografia di Timisoara ci doveva fornire. Ritardavano , il 17 dicembre telefonammo. “Ma non sapete che succede?La gente è in piazza , la repressione si scatena , sparano” ci risposero . Poi cadde subito la linea. Ci preparammo al peggio , ma lui commise un errore fatale. Convocò un comizio a Bucarest il 22. Sperava di galvanizzare la folla come da giovane. Invece divenne rivolta. Fuggì in elicottero , cominciarono gli scontri. Cominciò nel sangue il nostro cammino verso la libertà . Mi chiamarono a Bucarest , avventurosamente riuscii a raggiungerla . Riunimmo il Comitato centrale , pronunciai il primo messaggio tv al paese . Di strada in strada si combatteva , giovani e ragazze, soldati e ufficiali cadevano negli scontri sventolando il tricolore”
Ma stavate vincendo , perché decideste di fucilarlo?
“Erano passati 3 giorni di guerra ovunque , nessuno sapeva più chi sparava contro chi. I suoi stavano creando l’anarchia, lo Stato si dissolveva. Dovremmo dare un segnale politico per fermare la tragedia , decidemmo un processo eccezionale. Improvvisato , lo ammetto. Ma dopo due giorni dopo la sua esecuzione , la violenza si fermò. Non potevamo fare altro o la tragedia si sarebbe prolungata in un’eterna guerra civile”
Poi vennero le proteste degli studenti , represse dai minatori filogovernativi..
“Venne la fase più difficile. Costruire istruzioni democratiche , trasformare l’economia del Piano al mercato… ci mancava l’esperienza . La rivolta giovanile riportò pericoli di anarchia , assaltarono il Palazzo del Pc , la Tv. Il nuovo conflitto sociale , minatori contro giovani intellettuali, fu tragico , ma lo Stato non aveva mezzi per imporre l’ordine. Quanto avvenne ebbe un terribile impatto negativo sulla nostra immagine nel mondo , pesò sull’approdo a Ue e Nato. “Iliescu è rimasto comunista”, dissero in molti. Io mi ritengo un democratico. Quel che conta , oggi siamo europei e atlantici , una democrazia”
Vent’anni dopo , cosa le piace della Romania e cosa no?
“La democrazia. IL Fatto che il terrore , il clima di divieto di pensare , siano solo ricordi. Ma dobbiamo ancora fare molto. Contro le diseguaglianze che accendono nostalgie. Non verso Ceausescu ma verso le sicurezze sociali del passato. La democrazia deve mostrarsi dalla parte dei deboli , dei poveri. E ci vuole una pubblica amministrazione onesta. Non mi piace il clima della rielezione di strettissima misura dell’attuale presidente Basescu. Non è aperto al dialogo , attacca lo Stato di diritto , le opposizioni, il Parlamento e la magistratura , crea un clima di tensione. Spero che esperienza e riflessioni lo aiutino a cambiare. In quei giorni dell’89 dicemmo che ci sarebbero voluti vent’anni per costruire una democrazia normale, oggi penso che ce ne vorranno altri venti almeno”