“Dopo il massacro dell’Ashura niente sarà più come prima”. La sua casa di Versailles è sempre sorvegliata dalla polizia. Bani Sadr è circondato da consiglieri ed è un ex presidente iraniano.
“Fidatevi di me questa volta è diverso” ripete. Ha passato gli ultimi trent’anni in esilio. “Il popolo vuole il cambiamento e nessuno potrà fermarlo” scandisce Bani Sadr. Il suo tempo si è fermato quando nel 1981 , la Guida Suprema dell’Iran ordinò la deposizione del presidente eletto democraticamente appena un anno e mezzo prima .
Signor Bani Sadr , il regime non arretra e anzi mostra un volto sempre più feroce. Come fa a essere così ottimista?
“Non stiamo parlando della protesta di un giorno. Ricordiamoci che questo movimento è nato nel mese di giugno. Esiste già da sette mesi. L’Ashura si celebra in memoria dell’imam Hussein , ucciso in battaglia nel 680 a Karbala. E’ la giornata del martirio e della redenzione più importante per gli sciiti. Ma durante le celebrazioni è diventato evidente che una parte del paese identifica ormai Hussein con l’Iran, e il califfo Yazid che lo uccise con Khamenei”
La radicalizzazione del movimento non rischia di provocare una repressione ancora più forte?
“La prima novità è che le manifestazioni si sviluppano ormai in tutto il paese. Non più soltanto a Teheran, Shiraz, Isfahan, ma anche in città medie e piccole. Ovunque lo slogan è lo stesso “Moharram è il mese del sangue versato , la guida Khamenei sarà insanguinata”. Mi stupisce sentir dire dagli occidentali che si tratta di manifestazioni anti- Ahmadinejad . La protesta non è contro il Presidente , che d’altra parte non conta niente. Questo movimento punta dritto a Khamenei”
In questi mesi cos’è cambiato in Iran?
“Tutto è cominciato con la frode elettorale delle elezioni di giugno. Una parte del popolo ha capito che Khamenei ne era responsabile. Col tempo però il movimento si è allargato , iniziando ad attaccare il regime alle sue fondamenta. Oggi viene contestato il principio in base al quale Khamenei ha pieni poteri. Non si tratta più di avere un presidente piuttosto che un altro. Il popolo adesso chiede una rivoluzione democratica , non accetterà piccoli aggiustamenti. L’altra novità , a mio avviso storica , è la pluralità delle forze di opposizione che sono scese in campo dopo la morte di Hossein ali Montazeri”
L’ayatollah dissidente è diventato un simbolo per l’opposizione?
“La sua memoria è stata onorata da tutti. Da chi sta a sinistra e chi sta a destra , dai gruppi marxisti e da quelli laici , fino ai monarchici o ai repubblicani. Montazeri ha avuto due vite. Quella precedente è durata fino alla sua destituzione ordinata da Khomeini . Nella sua seconda vita è diventato invece un religioso che parla di diritti umani , di libertà , che si oppone alle condanne a morte. Effettivamente intorno alla sua figura si sono riconciliate diverse tendenze politiche. Questo dimostra che il popolo iraniano rifiuta il discorso dell’Islam Violento di Khamenei e vuole invece la missione più moderata di MontazerI”
Perché è così convinto che il massacro dell’Ashura sia uno spartiacque nella storia dell’Iran?
“Non è la prima volta che accade. Khomeini lanciò la sua prima sfida allo Scià nel giorno dell’Ashura del 1963. La Rivoluzione approfittò della stessa data alla fine del 1978 per costringere il monarca ad andarsene, cosa che avvenne due mesi dopo. Ma la violenza che abbiamo visto questa volta è eccezionale anche per noi. Inoltre, è la negazione dei principi spirituali sui quali si basa l’attuale dittatura. Secondo le mie informazioni , all’interno del regime c’è chi pensa che Khamenei stia mettendo in pericolo la sopravvivenza del regime. E per la prima volta ci sono state anche forze dell’ordine che hanno rifiutato di sparare sulla folla”
Cosa accadrà nei prossimi giorni?
“Tra un mese celebreremo l’anniversario della Rivoluzione. Prevedo nuove manifestazioni. E anche dopo. Continueranno finché il popolo vincerà. Ci sono tanti segnali incoraggianti . Altre volte ho sperato che l’Iran potesse tornare ad essere una democrazia. Ma questa volta è diverso. Per la prima volta il regime ha cominciato a tremare”
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