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by MADYUR

martedì 26 gennaio 2010

C’è UN IMMENSO BUSINESS NEI SEQUESTRI DI TUTTO IL MONDO. UN APPARATO DI PROTEZIONE CHIAMATI DALLE COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE SI MUOVE PER RISOLVERLI

Il lavoro inizia lì dove finisce quello della sicurezza. Quando l’apparato di protezione fallisce e il peggio è passato, tocca a loro. Sono gli esperti del Global risk and Crisis Management , dietro al quale si nascondono gli esperti dei sequestri. Ex appartenenti ai corpi sociali e dei servizi segreti specializzati nel tirare fuori dai guai gli ostaggi.

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Niente blitz come fanno le teste di cuoio , ma grazie alla capacità di saper trattare con i banditi di ogni genere e riuscire a portare a termine le trattative, molto spesso lunghe. “Usare la forza rappresenta sempre un trauma e un enorme rischio , per questo viene usata solo come risorsa estrema” spiega Donald Palmer , un passato da agente dell’intelligence nel conflitto nordirlandese.

Una professione che non conosce crisi visto che cresce a pari passo con i tantissimi sequestri. Secondo alcune stime , il numero dei rapimenti negli ultimi anni ha registrato un forte balzo in avanti , con ben 15 mila casi segnalati nel 2008 nella sola America Latina, il paese più pericoloso.

I rischio in giro per il mondo si sono fatti talmente alti di aver fatto nascere un business assicurativo. In questo mercato si muovono polizze di oltre 200 milioni di euro , con un incremento degli affari tra il 15 e il 20%nel giro degli ultimi tre anni. A rivolgersi a questa compagnia sono soprattutto compagnie di assicurazione.

Addetti ai pozzi petroliferi, equipaggi di mercantili che percorrono rotte dove si trovano pirati, dirigenti di aziende che operano in paesi a rischio: i clienti sono molteplici. Dadoury è il direttore della Clayton Consultants , società specializzata nel rilascio di ostaggi con sede in Virginia , negli Usa. L’ultima azione effettuata è il sequestro da parte dei pirati somali della petroliera greca Maran Centaurus , risolto con riscatto pagato di 7 milioni di dollari.

“E’ stato uno dei nostri uomini – racconta Gadoury – a fare il lancio dei soldi per ottenere il rilascio dopo trattative condotte faccia a faccia”. Una anomalia dato che questi uomini si muovono nell’ombra. “La prima cosa da fare – sottolinea Palmer – è ottenere una prova che l’ostaggio è in vita e che non abbia subito mutilazioni”. “Il lavoro successivo – aggiunge – è quello di limare la richiesta di riscatto”, anche perché spesso dopo il pagamento di una prima richiesta arriva una seconda richiesta.

Lavorare con i banditi è solo una delle difficoltà. Lavorare con le imprese , è più semplice con le famiglie sottolinea Palmer. “Devi cercare di convincere i parenti che non sei un semplice perito assicurativo”. Il bilancio dei negoziatori è abbastanza positivo. A perdere la vita sono mediamente solo due o tre ostaggi ogni cento. “Le bande sono le prime a sapere che se uccidono il giro di vite sarebbe micidiale e per loro fare i soldi diventerebbe molto più difficile”.

Diversi sono i casi dei sequestri politici che imperversano in Afghanistan, Pakistan, Iran, Iraq e Filippine. “Trattare con loro – precisa Quinones , un altro dirigente della Clayton – è molto più difficile , ma in realtà anche molti di questi rapimenti sotto la superficie sono essenzialmente una questione economica”

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