Il paziente è un po’ affannato, giace a letto e ansima: gli manca l’aria. Ha la fronte madida di sudore. La porta si spalanca e due infermiere si precipitano nella stanza e si chinano su di lui “Non riesco a respirare”, farfuglia. Gli sistemano una maschera per l’ossigeno sul viso. “Soffre d’asma?” domandano. “Niente asma”, risponde l’uomo. “Ho un forte dolore al petto”. Le infermiere ce la mettono tutta . “Maledizione : suda freddo” dice una delle due. Cercano di capire il suo male “Un edema polmonare probabilmente” ipotizzano.
Gernot Rucker, l’aiuto primario, decide d’intervenire : è stato lui a programmare il finto paziente e a dargli la voce attraverso un microfono e un amplificatore. “Sudorazione fredda , insufficienza respiratoria , edema polmonare incipiente : di che si tratta?” chiede il medico. “Con un ecg la diagnosi sarebbe stata lampante : è il classico quadro dell’infarto”.
Le tirocinanti hanno dimenticato di considerare l’ipotesi più plausibile. In un caso d’emergenza , il loro errore diagnostico sarebbe stato fatale. Ora però, per loro fortuna, le tirocinanti si trovano di fronte ad un simulatore.
Il paziente artificiale è l’ultimo acquisto del centro di simulazione per la formazione alla medicina d’urgenza del dipartimento di anestesiologia e terapia intensiva dell’Università di Rostock gestito da Rucker. Il robot viene dagli Usa e si chiama iStan, ma tutti lo chiamano Igor. Negli ospedali di tutto il mondo questi manichini sono sempre più usati per l’addestramento dei tirocinanti , e una visita a Rostock fa capire quanto sia avanzata la simulazione medica moderna.
Igor chiude gli occhi, alza e abbassa il torace a ogni respiro, e anche la sua “pelle” è molto realistica. L’automa non ha organi : al posto del fegato e della milza ci sono due contenitori liquidi che occupano lo spazio restante , insieme dei congegni elettronici. A seconda delle necessità Igor può essere riempito di liquidi diversi : urina artificiale, sangue finto o altri fluidi. Le pulsazioni e il battito cardiaco sono controllati da un computer che regola anche la respirazione e i rumori addominali. Un compressore produce la pressione necessaria per far respirare Igor e fargli espellere attraverso orifizi i liquidi contenuti nei serbatoi.
Tutto è programmato a distanza con un computer: basta un comando sulla tastiera per provocare un conato di vomito , un’emorragia , un attacco di asma, o un gonfiore sulla lingua, a seconda della malattia decisa per l’esercitazione.
Oltre all’impianto di simulazione alla terapia intensiva di Rostock (RoSaNa) ci sono una decina di centri simili in tutta la Germania , come a Magonza, Wurzburg e Tubinga. Ogni anno solo A Rostock vengono formati duemila medici , studenti , infermieri, paramedici , operatori sanitari, e assistenti di pronto soccorso e ormai non si può far meno dei robot.
Rucker ha più di 40 modelli di ogni età e peso, oltre a un reparto di cure intensive simulate con tre letti per la respirazione artificiale , un impianto per l’anestesia e l’intera strumentazione presente nelle ambulanze.
Non tutti i manichini sono complessi come Igor. L’arsenale di Rucker è composto di modelli dimostrativi , robot funzionali dimostrativi , robot funzionali meccanici ed elettrici , e veri e propri simulatori. I robot meccanici servono a sperimentare manovre cliniche , un manichino dimostrativo per illustrare l’anatomia, mentre i manichini elettrici servono per operazioni e o simulazioni vere e proprie. Ma l’eccellenza è rappresentata dai simulatori , pieni di componenti elettroniche e pneumatiche.
Igor costa 65 mila euro ed è il più versatile dei simulatori senza fili. Funziona con una batteria , può essere trasportato ovunque ed è particolarmente realistico. Questo spiega anche la sua popolarità : In tutte le cliniche e scuole per infermieri del mondo ci sono 500 Igor.
“Trovarsi di fronte al manichino è stressante” avverte uno studente di Rucker. “però possiamo esercitarci in operazioni che su un paziente vero sarebbero rischiose”. Secondo Rucker i simulatori offrono il grande vantaggio di poter praticare la diagnosi e il trattamento “Il manichino è qualcosa di molto vicino a un paziente reale. E’ come quando salgo su un aereo : voglio essere sicuro che il pilota sappia cavarsela anche in situazioni di emergenza”.
Comunque non è una novità , già nell’antichità si faceva pratica con i manichini , soprattutto per prepararsi ai combattimenti. Ma la medicina ha seguito l’esempio solo più tardi. Nel tirocinio spesso sono stati usati dei fantocci di paglia.
Agli inizi del ‘900 la Sgra Chase ideò una bambola di stoffa dalle sembianze umane. Il manichino era conosciuto in tutto il mondo come Mrs Chase e riproduceva le articolazioni delle anche, delle ginocchia , dei gomiti e delle spalle. Nel 1914 fu presentato un altro modello in cui ci si poteva esercitare per iniezioni e palpazione addominale. Negli anni ‘50 il costruttore di giocattoli norvegese Laerdal insieme all’americano Safar , creò il manichino per rianimazione ResusciAnne. Il viso del manichino aveva quello della “sconosciuta della Senna”, una giovane che si era uccisa a Parigi agli inizi del secolo e a cui era stato preso il calco del viso.
Nel 1969 in un’università statunitense è stato costruito un simulatore si anestesia completamente computerizzato che reagiva in maniera corretta a quattro farmaci diversi. L’apparecchio , però, costava molto e non fu mai prodotto in serie. Solo negli anni ‘80 con l’avvento dei computer , l’uso dei simulatori in campo clinico hanno avuto nuovi stimoli.
Quasi tutti i tirocinanti in Germania, ora, fanno pratica con un simulatore. Questi strumenti sono impiegati sempre più spesso nelle operazioni di endoscopia e in laparoscopia. Le esercitazioni si basano su complesse situazioni al computer , ma non esistono ancora pazienti ufficiali con sembianze umane. Ma tutti credono che ci si arriverà. Igor anche se respira , sanguina e parla come un essere umano è un ammasso di materia inerte.
Comunque l’uso del manichino non porta indifferenza. La morte di Igor può causare frustrazione e ansie da prestazione negli allievi che hanno tentato di salvargli la vita.
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