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by MADYUR

giovedì 14 gennaio 2010

IL QUARTIERE NEWYORKESE HARLEM , UN TEMPO VISSUTO SOLO DA NERI, STA DIVENTANDO UN POSTO “DI BORGHESI BIANCHI”

Harlem,  quartiere newyorkese, prende il nome da uomini venuti nel Seicento  da Haarlem, città dei fiori olandesi. I figli degli schiavi vi avevano trovato rifugio dal Sud razzista , soltanto per cadere dalle grinfie del Nord esoso degli immobiliaristi.

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I bianchi di Manhattan  andavano a visitarla come si va a vedere le fiere alo zoo, per ascoltare il brivido dell’Africa con la sua jungle music, la musica della giungla che Duke Ellington avrebbe dovuto comporre ed eseguire per loro al Cotton Club. Harlem era cultura , storia, dolore, crimine , musica, violenza, gospel , fede disperata , cori angelici di bambini e di delinquenti.

Harlem era questo. Ora è rinata come un villaggio multirazziale sempre più bianco e meno nero. E’ il destini ciclico di new York, con la sua Little Italy scomparsa e la Chinatown esplosa, le Little Odessa e la Soho: membra di un copro che non può riposare e distrugge, poi riscostruisce se stesso nel metabolismo furioso della città che non dorme mai.

Harle, che sembrava resistere, è ormai più bianca che nera. Soltanto 4 residenti su 10 vivono oltre quella 96aStrada che un tempo era il confine tra le abitazioni dei bianchi e dei neri , chiusa a nord dal fiume Harlem , sono afroamericani e la trasformazione continua. I nuovi arrivati non sono afro , ma famiglie bianche attratte dalle nuove costruzioni che spuntano su  al posto di vecchi edifici  attirati  da prezzi convenienti,  spingendo sempre più a nord la frontiera , ormai salita dalla vecchia 96a strada alla 125a strada e oltre.

Tutto questo si chiama gentryfication : la borghesissazione, la perbenizzazione dei quartieri un tempo malfamati. L’avanzata dei cantieri e dell’edilizia , la sola forza della quale nessuno resiste , espande il territorio con il richiamo di prezzi. Appartamenti ristrutturati o nuovi costano, a parità di dimensioni,  600-700 mila dollari contro il milione e mezzo che costerebbero trenta strade più a sud.

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Sbocciano , segnali eloquenti della metamorfosi di Harlem , le insegne dei negozi , delle caffetterie, dei supermercati con pretese biologiche , gli Starbucks e i centri di yoga, i Jamba Juice, i Whole Food , i chioschi del gratta e vinci , le Marlboro e le friggitorie di soul food, la cucina africana.

Neanche gli attentati dell’11 settembre hanno fermato la costruzione della città. Questo costringe La marea bianca a spingere  decine di migliaia di famiglie nere ad andarsene , a rifugiarsi in sobborghi lontani , disperdendosi nel grande nulla della cintura extraurbana . Nel 1950 , dopo la grande migrazione bellica , vivevano a Manhattan 350 mila americani di colore. Oggi sono 175 mila.

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L’espulsione di famiglie era facile dal fatto che pochissimi cittadini di Harlem era proprietario di case e tre quarti vivevano in affitto. Ora il crimine è sceso. Da 8 mila reati gravi all’anno , siamo a meno di duemila e fra essi , da sempre, lo stupro è una rarità. I club malfamati si dissolvono. L’Apollo, famoso teatro, resiste ospitando performer ancora di pelle scura , ma divenuti fenomenali nazionali, come Chris Rock. La musica di Harlem si sta , purtroppo, pian piano spegnendo.

La gentryfication  porta soldi , ma non certo creatività. Musica out. Anche il celebre Coro dei bambini di Harlem , che cantava il Requiem di Mozart in latino e Bach in tedesco , che incise con Pavarotti e consolò New York al funerale per le due Torri, si è sciolto. Harlem sta diventando un posto dove abita chi vuole abitare e non chi è costretto a causa della  propria pelle.

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