Il 9 giugno dello scorso anno la Corte Suprema degli Stati Uniti ha buttato acqua gelata su quell’oggetto delicatissimo che è la libido del maschio americano . Il Tribunale aveva dato via libera alla vendita della Chrysler alla Fiat. Un tempo potentissima , l’azienda di Detroit oggi è ferma , languisce in quel parcheggio deserto chiamato bancarotta.
C’è un problema da dover affrontare , oltre a quello economico : cento milioni di maschi statunitensi hanno esternalizzato la loro immagine sessuale a un’azienda la cui auto più famosa del mondo era chiamata Topolino.
Da quando la prima auto uscì dalle sferraglianti catene di montaggio di Detroit , i maschi americani associano l’idea di virilità a macchinoni , con i loro motori dalla cilindrata iperbolica , le turgide decorazioni dei cofani e i paraurti sporgenti come seni giganteschi. Messo a dura prova dai divorzi , dal femminismo , dall’inarrestabile pinguedine , dalla rapida obsolescenza del suo repertorio di battute da marpione, l’uomo statunitense trova conforto nell’oggetto lungo e rigido che custodisce nel garage di casa. Questo ruolo – una specie di fallo nazionale di scorta – è l’unica spiegazione possibile al fatto che gli antiquati bestioni di Detroit , insaziabili tracannatori di benzina , siano sopravvissuti così a lungo.
Ora con una decisione evirante , la corte Suprema ha decretato la fine dell’epoca della mascolina Jeep. Comincia l’umiliante dominazione automobilistica di un paese come l’Italia , il cui monumento più celebre non riesce neanche a raggiungere la completa verticalità. Gli italiani fanno notare che l’accordo non è la fine del mondo : i maschi giapponesi hanno già imparato a guidare macchine giapponesi e tedesche, due acerrime nemici durante la guerra mondiale. Il problema è che i due paesi ( Giappone e Germania) sopra rappresentavano il Mal con la M maiuscola.
La prima occupò tutta l’Asia , l’altra occupò la Francia. Affrontarono le loro invasioni con un atteggiamento dinamico , efficiente e pratico , lo stesso con cui oggi producono automobili. Gli italiani, invece, a malapena hanno conquistato l’Etiopia , un traguardo non rassicurante.
Oggi la Fiat produce buone auto , capaci di reggere grandi distanze. I statunitensi sono però in grado di guidare da un capo all’altro del paese , schiacciando a fondo il pedale dell’acceleratore per sentire tutta la potenza del loro motore a 8 cilindri.
Quindi i machi statunitensi sicuramente non si adatteranno a una casa automobilistica che nel 1963 scriveva nel suo manuale di istruzioni “Si tenga presente che i pochi minuti di vantaggio che si ottengono coprendo una certa distanza a velocità eccessiva possono comportare un notevole aggravio di spesa in termini di carburante, pneumatici e manutenzione. E’ come gettare denaro dalla finestra. Il buonsenso può farci risparmiare”.
La vendita della Chrysler alla Fiat porterà conseguenze devastanti nella psiche dei maschi statunitensi. Confusi e sminuiti , avvizziranno dietro il volante delle loro automobiline : nessuna nazione può passare indenne dalla guida di una Jeep ad una Topolino. Letti d’America sprofonderanno nello sconforto. Caleranno le vendite degli adesivi per paraurti.
Ma un raggio di speranza c’è. La Fiat Cinquecento ha rappresentato per un’intera generazione di italiani ha significato letteralmente sesso su quattro ruote. Nel dopoguerra l’Italia cercava di uscire dalla povertà , dalla fame e dalla disperazione , l’onnipresente Cinquecento rappresentava la libertà di movimento e la promessa di una vita migliore. Con questa macchina i giovani potevano uscire di casa , parcheggiare in una zona poco illuminata , foderare i finestrini di carta di giornale , strisciare dentro l’abitacolo e darci sotto per contribuire alla crescita demografica del paese.
In questo momento buio della storia degli Stati Uniti , in cui milioni di persone hanno perso il lavoro , l’immagine impudente della Fiat potrebbe aiutare i cittadini statunitensi , maschi e femmine , a uscire dalla crisi. Le Fiat , opportunamente commercializzate, potrebbero risvegliare negli uomini statunitensi il desiderio latente di trasformarsi in novelli Mastroianni e nelle donne donne come Monica Vitti. La prossima pubblicità potrebbe essere : un paio di belle gambe italiane che sbucano dal finestrino coperto di giornali di una Cinquecento con lo slogan “Fiat: fun inside all the time!”
Sarebbe cedere agli stranieri una bella fetta del nostro immaginario sessuale nazionale. Ma questo porterà a salvare dei posti di lavoro , allora avanti Topolino!
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