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by MADYUR

domenica 10 gennaio 2010

LA RIVOLTA DEGLI SCHIAVI. UNO STATO OSTAGGIO DELLA MAFIA CHE REAGISCE DANDO LA COLPA ALLA TOLLERANZA PER I "NEGRI". SEGNALI NON ASCOLTATI


MARONI "Colpa della troppa tolleranza contro l'immigrazione clandestina, che "ha alimentato la criminalità e ha generato situazioni di forte degrado" questa è la risposta del governo o della violenza in Calabria. Vergogna


Una città italiana brucia, i calabresi sparano agli immigrati e ne feriscono alcuni, gli extracomunitari mettono a ferro e fuoco il paese, danno l'assalto alle auto con donne e bambini, feriscono gli italiani. E quando fa buio ancora proseguono saccheggi, devastazioni, incendi di auto, infissi sventrati, con nove italiani e sei stranieri feriti, la gente terrorizzata e in fuga che incita gli agenti contro gli stranieri: «Sparategli addosso!», le donne in lacrime, «una cosa mai vista anche se qui di rivolte di immigrate ne vediamo spesso».

Un anno dopoun altra guerra etnica , con cinquemila immigrati di 23 diverse nazionalità su una popolazione di 16 mila abitanti, la terza zona d'Italia per densità di stranieri dopo Napoli e Foggia. Arrivano per lavorare la terra, per lo più raccogliere gli agrumi della piana di Gioia Tauro. Si stabiliscono in inverno, sono stagionali, poi si sposteranno a nord, direzione Puglia e Campania, per la raccolta dei pomodori. Qui vivono in condizioni disumane, accampati nelle fabbriche dismesse o mai completate , assistiti solo da Libera, Caritas, Medici senza frontiere.

E devono sottostare al ricatto della 'ndrangheta : li taglieggia come fa con i commercianti, li paga 20 euro per una giornata di lavoro e ne chiede indietro 5 come «tassa di soggiorno», altrimenti sono guai. Con migliaia di immigrati irregolari ricattati e incapaci di darsi condizioni di vita accettabili («Abbiamo provato a spiegare che devono pulire il posto in cui vivono, non c'è stato niente da fare», racconta un volontario), è inevitabile che prima o poi la bomba scoppi.

Spari agli immigrati fatti Probabilmente un atto punitivo, spiegano i testimoni, come reazione a un mancato pagamento, all'ennesimo sopruso o a un affronto non consentito. Un episodio analogo a quello di un mese e mezzo fa: cose che capitano «in un posto in cui abbiamo più pistole che persone», dice don Pino Masi, anima dell'associazione Libera.

Nel dicembre del 2008, invece, gli extracomunitari avevano reagito all'aggressione a colpi di pistola da parte di un gruppo di ragazzi inscenando una manifestazione pacifica fino al Comune, che aveva raccolto la solidarietà dei rosarnesi. Questa volta no, «hanno fatto la rivoluzione» si sente dire in paese. In centocinquanta si muovono e raggiungono la statale 18 che porta a Gioia Tauro. Primo blocco stradale. Poi alcuni marciano verso il centro cittadino e comincia il dramma: sassaiole, saccheggio di negozi, di abitazioni danneggiate, cassonetti ribaltati e fuoco a centinaia di auto, anche con persone a bordo. Distruggono tutto quello che trovano davanti, dai vasi di fiori alle vetrine dei negozi.

Poi bloccano ancora la statale dall'altra parte, così creando due fronti di guerriglia. Le auto vengono fermate e assaltate senza alcuna remora, nemmeno quando al volante c'è una donna che sta tornando a casa con due figli. Lei viene colpita in testa, costretta a scendere e ad assistere all'incendio rituale della sua vettura. Finirà all'ospedale di Gioia Tauro, il referto parla di una ferita lacero contusa. Armati di spranghe e bastoni, gli africani invadono le strade della città.
commissario prefettizio Francesco Bagnato, che regge il Comune dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose di due anni fa. Il governatore Agazio Loiero parla di «clima di intolleranza xenofoba e mafiosa, che non riguarda ovviamente la popolazione di Rosarno, giustamente allarmata per la situazione di tensione che si è determinata con la rivolta degli extracomunitari sfruttati, derisi, insultati e ora, due di loro, feriti con un'arma ad aria compressa».
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