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mercoledì 27 gennaio 2010

LE DIMISSIONI DI DELBONO, A SINDACO DI BOLOGNA, HA PORTATO TIMORI A SINISTRA. BARBAGLI, SOCIOLOGO “La sinistra , da anni, non riesce a trovare candidati che non facciano rimpiangere i miti del passato”

Le dimissioni di un sindaco di sinistra nella Bologna, la rossa, nessuno riesce a digerirla. La città è in uno stato di shock e ha bisogna di una pausa senza luci per riflettere.

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''Veramente apprezzabile'' viene definita la decisione di Flavio Delbono da parte del leader del Pd Bersani. E' un atteggiamento, ha detto Bersani, che riflette un certo modo di intendere la politica e le responsabilità istituzionali: ''Ci sono posti dove vige una certa logica, dove un amministratore ha il coraggio di dire 'prima di tutto la città” nel momento in cui proclama la propria innocenza''.
E Bersani ha aggiunto una valutazione che sottolinea il diverso comportamento della destra e dello stesso premier: ''Inviterei a riflettere su questo perché viene un insegnamento regionale: prima di tutto viene la città, prima di tutto viene l'Italia e chi governa dovrebbe sentire la responsabilità di rispondere al suo Paese''.

Guccini “Oddio Si è dimesso? Certo , lo conosco, l’ho anche incontrato una volta, in campagna elettorale. Mi sembrava una brava persona. Ho seguito le ultime vicende e penso che abbia fatto bene a dimettersi. Certo, sono cose che uno di sinistra non ci resta benissimo, ma c’è comunque la speranza che ci salti fuori”

Ivano Dionigi , è rettore dell’Università di Bologna, presa in mano quattro mesi dopo l’insediamento di Delbono. “Sto provando un grandissimo disagio . Adesso è necessario un sussulto di sensibilità e di disponibilità, per il bene di Bologna e anche all’ateneo. Nella città ci sono anche i momenti difficili : ora bisogna trovare la forza di pensare al miracolo del positivo e non alla banalità del negativo”.

Libero Mancuso, ex magistrato ed ex assessore con Cofferati, ora è consigliere comunale. “Le notizie sull’inchiesta sono abbastanza confuse ma comunque allarmanti. C’è stato anche un gioco mediatico invasivo e distruttivo che ha portato a una sorta di linciaggio di persone che interloquivano con la magistratura. Ma oggi , a invocare trasparenza, sono quelle forze politiche che hanno una trave nei loro occhi. Detto questo , bisogna trovare la forza di agire, di mettere in campo tutte quelle energie intellettuali e morali che siano in grado di ricostruire quella buona amministrazione che Bologna ha sempre avuto . Il primo passo è obbligatorio , parlare con i cittadini, coinvolgerli nelle scelte”

Maurizio Barbagli docente di Sociologia è amaro “ Adesso tutti potranno capire che Bologna è cambiata davvero, in peggio. Non potranno più fare finta di nulla. Oggi stiamo vivendo un momento spiacevole per la città e drammatico per il sindaco. Alcune conseguenze saranno immediate. Crescerà la disaffezione verso la politica e alcuni penseranno che un sindaco che si dimette ammette le proprie colpe. Io dico che è stato coraggioso e comunque non riuscirei mai a parlar male di un uomo sconfitto. Nel medio periodo , da questa sconfitta, potrà nascere qualcosa di buono. Oggi, in modo, drammatico , si comprende come sia cambiata la città. Noi osservatori e studiosi lo sapevamo da tempo , ma tanti facevano finta di nulla. La sinistra , da anni, non riesce a trovare candidati che non facciano rimpiangere i miti del passato. L’ultimo grande sindaco è stato Walter Vitali. Sergio Cofferati ha riconquistato la città dopo Guazzaloca ma ha deluso. E comunque arrivava fuori, dimostrando che Bologna non aveva più quadri , che la sinistra – nella città che ebbe la più grande federazione del Pci – non era più in grado di prepararli. Flavio Delbono , esperto di macchine amministrative e bilanci, non ha resistito nemmeno un anno. Dobbiamo fare tesoro di questa esperienza amara , capire che quella Bologna non c’è più da tempo”.

L’unica che parla , anche con giusta decisione, è Cinzia Cracchi, la accusatrice dell’ex sindaco di Bologna “Non mi sento responsabile delle sue dimissioni, non era questo il mio obiettivo. Io volevo solo riavere il mio lavoro”

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