La norma che impone ai partiti birmani in lizza per le elezioni di espellere i detenuti dai propri ranghi, ha scatenato un’inedita dichiarazione di sfida della leader dell’opposizione Aung Suu Kyi.
La leader democratica vorrebbe che il popolo e le forze politiche rispondessero insieme a una legge tanto ingiusta.
Erano molti anni che , sia dal carcere che dal domicilio coatto, la pacifica e riflessiva dirigente della Lega Nazionale per la Democrazia non autorizzava a far trapelare all’esterno espressioni tanto esplicite , con un invito alla sua gente di ribellarsi contro una decisione militare.
Con questa mossa il regime militare impone alla Lega di cacciare dal suo partito la sua leader indiscussa agli arresti , pena la cancellazione del Nld dai registri elettorali.
Un altro schiaffo all’Amministrazione Obama : l’amministrazione americana pensava addirittura alla fine di un decennale embargo in caso di apertura politica. “La legge è una parodia del processo democratico” ha detto il Portavoce del Dipartimento di Stato Crowley. “Le prossime elezioni sono prive di credibilità”.
Niente credito , allora, la riapertura da parte del regime di 100 sedi della Lega chiuse sette anni fa , dopo il misterioso massacro di militanti al seguito di Aung Suu Kyi a nord di Mandalay.
Oltre a vietare la candidatura della leader democratica , la nuova norma dei militari esclude infatti anche gli altri leader dell’Nld con procedimenti penali in corso, quasi tutti.
“Hanno cercato lentamente di decimare il partito – ha commentato il vicesegretario Tin Oo – e adesso lo fanno con il massimo della forza. Ma l’Nld non crollerà”. La leader della Lega ha detto che lei è pronta a rispondere alla grande sfida fatta al suo partito.
Difficile prevedere le conseguenze di questa nuova prova di forza. Anche i religiosi verranno tenuti fuori dalle urne a causa delle manifestazioni anti-regime del 2007. L’ultima significativa novità è che i generali hanno cancellato per legge il risultato delle elezioni del 1990, dove vinse la schiacciante vittoria dell’Nld.
“Se nonostante tutti i loro accorgimenti dovessero perdere anche quelle di ottobre – sostiene il leader in esilio Nyo Myint – nessuno di noi si aspetta certo un finale troppo differente”
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