Jamal quando ha visto i soffitti alti , le enormi stanze, le grandi finestre dell’antico palazzo calabrese è esploso “E’ un paradiso” ed è scoppiato in lacrime. 24 ore prima combatteva insieme ai suoi sei figli per sopravvivere , intrappolato in un campo profughi nella terra di nessuno tra la Siria e l’Iraq. Lui come altri palestinesi irakeni , sembrava avere il destino segnato : non li vogliono più in Iraq , dove li considerano favoriti del regime di Saddam e li stanno perseguitando e uccidendo a ritmo forzato , e non li vogliono in Siria né in alcuno dei Paesi arabi , per quell’identità ibrida e impossibile da cancellare.
Hanno trascorso 4 anni nel campo di Al Tanf , un pugno di tende lungo i margini di un’autostrada , senza acqua , cibo , assistiti solo dall’agenzia dei rifugiati dell’Onu. “Una situazione insostenibile” spiega la portavoce dell’Unhcr Lura Boldrini “che ci ha portato a sollecitare la comunità internazionale perché trovasse soluzioni alternative”.
La chiave si chiama reinsediamento. Una formula dei Paesi del Nordeuropa come la Svezia hanno già avviato da anni con successo , inserendo nelle località locali profughi provenienti da guerre ed emergenze umanitarie , e ottenendo in cambio cittadini che imparano la lingua, lavorano, pagano le tasse , contribuiscono al popolamento e allo sviluppo. In Italia è sbocciato in un angolo della Locride che proprio svedese non si può definire , ma che sta applicando i principi della solidarietà.
Jamal è sbarcato a Riace , sulla rotta che prima di lui hanno seguito migliaia di persone in cerca di una casa fino al paese pieno di case senza persone. Il sindaco Lucano è l’anima visionaria e coraggiosa del progetto che ha permesso di trovare non solo una casa , ma un lavoro, una tranquillità , una dignitosa prospettiva di vita per 108 palestinesi di Al Tanf ( gli altri sono stati distribuiti in altri paesi).
Ilario Ammendolia , è sindaco della vicina Caulonia, un altro piccolo comune del grande cuore che di palestinesi ne ha presi 70. Come kalid , chitarrista sessantenne che a Baghdad era una popstar di sera e il sarto di giorno “Per me l’Italia erano le canzoni , i film con Gemma e Franco Nero”.
Prima di loro , altre centinaia di senza terra hanno trovato un tetto a Riace “Tutto è cominciato nel 1999” racconta Lucano. Allora il sindaco faceva l’insegnante vide un veliero carico di persone avvicinarsi alla costa. Quella prima migrazione di 300 tra curdi iracheni e turchi segnò l’inizio del Progetto Riace. Il borgo stava morendo , abbandonato dagli emigranti. Il progetto di accoglienza nasce spontaneo , insieme alla comunità e alla chiesa locale si recuperano case disabitate anche contattando emigranti americani e canadesi.
I curdi restano, poi arriveranno somali , eritrei, afghani , iracheni grazie alla partecipazione al Progetto Riace , divenuto poi nel 2002 lo Sprar, il programma di protezione dei richiedenti asilo coordinato dall’Anci. Lucano diventa sindaco nel 2004 con un programma di controtendenza: no alla cementificazione del litorale , recupero del centro storico dal punto di vista edilizio , culturale ed economico.
I profughi come la ricchezza su cui puntare “Popolano le scuole abbandonate , imparano l’italiano, recuperano i mestieri tradizionali : la tessitura, ceramica , l’agricoltura” spiega Boldrini che con l’Unhcr ha curato la chiusura del campo di Al Tanf e ha accompagnato i palestinesi irakeni in Calabria. Rosarno e la sua “battaglia” è a 50 km , ma a Riace gli immigrati vengono visti come una risorsa non come un problema.
Lucano con gli immigrati ci guadagna “La nostra amministrazione riceve 20 euro al giorno : i centri di identificazione vanno dai 60 ai 70 euro giornalieri a persona”. Comunque il sindaco non vive tranquillo : riceve minacce , spari contro la porta di casa , l’avvelenamento dei cani.”Ma io non posso fermarmi , si può morire in molti modi e io non voglio morire nell’anima”
0 commenti:
Posta un commento