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by MADYUR

lunedì 15 marzo 2010

GLI HURT LOCKER, GLI SMINATORI DELLE ZONE DI GUERRA. UOMINI A LORO MALGRADO DROGATI DI GUERRA.

“Noi siamo i pompieri in una città che brucia senza fine” raccontano gli Hurt Locker , i sminatori diventati famosi con il film Oscar della Bigelow “Prima arriviamo noi , poi le ambulanze, la polizia, le ruspe, i muratori per ricostruire”.

THE HURT LOCKER

Nella loro vita ogni frazione di secondo è lungo un’eternità. Un giorno può durare un’ora , per una missione, o 29 ore filate, come era nell’incendio senza fine , il 2005 e il 2006.

La 717a compagnia di EOD , Explosive Ordinance Disposal - per la distruzione di munizioni esplosive – può uscire dalle baracche con il tetto di plastica ondulata , hanno avuto una segnalazione di una nuova IED , Ordigno esplosivo rudimentale”.

Non sanno se troveranno una marmitta abbandonata o cehe sarà una giornata da statistica, con i 4500 compagni uccisi e più di 100000 tornati in America senza una parte del corpo , dell’anima, lasciati in Iraq per consentire , come queste ore, alle compagnie cinesi di contendere a quelle europee e americane i diritti di sfruttamento del petrolio.

Escono sempre in convoglio , come carri dei pionieri di 150 anni fa. Davanti la Humvee, il gippone grigio, con lo specialista Jon Ferraro, l’uomo che “sente” le mine. Seguono altri Humvee di scorta , quasi sempre soldati del weekend, Soldati delle Guardie nazionali che si addestrano un fine settimana al mese e un mese all’anno, ma spina dorsale della guerra americana in Iraq.

La jeep di Ferraro è chiamata la Team Mayhem, la squadra del disastro. Viaggiano tutti nell’invisibile bolla di segnali e contromisure elettroniche , che il Pentagono ha fatto costruire con un investimento di 4 miliardi di dollari. Sniffano vecchi telecomandi o apriporta per garage , telefonini, walkie talkie, che un nemico invisibile detonerà a distanza.

Ferraro deve decidere se le scatole della squadra hanno captato una bomba. Il sergente Sager , che indossa lo scafandro da 30 chili di pieno piombo e kevlar , una tortura da 45 gradi di Baghdad , si fida di lui.

Il viaggio può portare anche nell’incrocio , denominato Death X, dove i resti di altri Humvee e l’odore di gomma e di carne bruciata aleggia appiccicoso. Dalla jeep spesso esce quel robot di 90 cm che ballonzola verso un pacco misterioso , una scatola, una valigia e lo accarezza e lo annusa , lo guarda con i raggi gamma e dovrebbe rivelare quello che contiene.

A volte i pacchi vengono fatti esplodere a distanza se le scatole magiche beccano le frequenze giuste , girando il tavolo contro il nemico , come in un videogame dove vince il più rapido. In altri casi Sager, o chi per lui, deve avvicinarsi , rabbonire la bomba , a volte parlargli, e renderla innocua. Sager ha perso due specialisti che non capivano dove partivano i fili e dove arrivasse il segnale.

Sager , e gli specialisti da sette anni combattono con nemici sempre più raffinati , che creano orrendi gioiellini elettronici. “In Iraq la rete dei telefoni cellulari è dovunque – dicono – e dove c’è un telefonino c’è un possibile attacco”.

I ragazzi della Guardia Nazionale coprono le mosse degli artificieri , cercando colui che regge il telecomando, di abbatterlo prima che spinga il pulsante. Ma fino a quando il palombaro non dice Tutto ok , niente è deciso. “Un giorno del 2006 ho fatto 29 ore filate accanto allo Ied, e dopo 29 ore anche l’adrenalina comincia a scarseggiare. Le mani tremano”.

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L’adrenalina, la droga delle guerre. “Mi resi conto che avevo disinnescato ordigni per 29 ore soltanto quando tornai alla baracca di camp Victory , quando il sole era calato e riapparso per la seconda volta”.

Presto questi uomini andranno in Afghanistan, lasciando agli iracheni di farsi esplodere da soli. In Afghaistan la rete della telefonia mobile è rudimentale , forse una speranza per loro.

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