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by MADYUR

lunedì 29 marzo 2010

I MUPPETS CERCANO DI PORTARE GIOIA AI BAMBINI PALESTINESI. DIFFICILE IN UNA TERRA CHE NON VUOLE COMPROMESSI

Gli episodi dell’ultima stagione di Shara’s Simsim , la versione palestinese del format statunitense Sesame Street , sono stati girati in una sede distaccata dell’Università di Al Quds. L’edificio è una struttura fatiscente di quattro piani che ospita il dipartimento multimediale dell’ateneo e una piccola tv locale. Si trova in quartiere benestante di Ramallah , in Cisgiordania.

Come molti edifici della zona, non si capisce se è in costruzione o in rovina. Prima era un albergo e i balconi affacciano sul guscio vuoto della piscina. I muri sono crivellati da proiettili sparati durante l’occupazione dell’esercito israeliano nell’Intifada del 2001. Al Quds, l’emittente televisiva dell’Università, è stata fondata dieci anni fa da Daoud Kuttab , 54 anni, giornalista palestinese e produttore esecutivo di Shara’s Simsim. Kuttab vive ad Amman e lavora sia in Giordania che nei Territori palestinesi.

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All’inizio la televisione ufficiale palestinese aveva rifiutato di mandare in onda il programma di Kuttab , perché era coprodotto da israeliani. La serie Sesame street è nata 40 anni fa negli Usa. Da allora Sesame workshop, organizzazione no profit, ha realizzato 25 coproduzioni internazionali. Ognuno ha la sua caratteristica ; un quartiere , spezzoni dal vivo con i bambini e una squadra di pupazzi.

Ogni coproduzione deve essere approvata dalla sede centrale di Sesame workshop. L’equilibrio è delicato, si deve promuovere i valori fondamentali di Sesame Street , come l’ottimismo e la tolleranza, e al tempo stesso dare una rappresentazione della vita del posto abbastanza realistica. Nei territori palestinesi è molto difficile trovare un equilibrio: solo in Kosovo lo è stato altrettanto.

Prima degli accordi di Oslo nel 1993 , Israele controllava le frequenze nei territori. Da allora la maggior parte dei canali palestinesi serve da megafono per le varie correnti politiche e trasmette soprattutto talk show e notiziari. L’intrattenimento è quasi sconosciuto.

Gli autori di Shara’s Simsim offorno uno spaccato della vita dei Territori palestinesi. La vice di Kuttab , Layla Sayegh , è una storica attivista dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Gli altri hanno contratti part-time e fanno questo come secondo lavoro. Sesame Street vuole l’apoliticità delle trasmissioni, ma secondo gli autori questa idea ha poco senso nel contesto palestinese.

Tawa Awadallah ha 28 anni ed è un autore del programma. E’ stato per due anni in carcere israeliano. Espulso da scuola , dopo la scarcerazione, e per sei anni ha attraversato il confine clandestinamente per lavorare nei cantieri edili. Nel 2008 si è iscritto ad una scuola cristiana di cinema a Betlemme. Un suo insegnante ha notato il talento e ha mandato i suoi lavori ai responsabili di Simsim. Awadallah fa fatica a rispettare i canoni di Seame street. Il suo primo lavoro presentato raffigurava la possibilità di mandare scene pesanti ispirate all’assedio di Gaza.

Kuttab perferisce lavorare con gente come Awadallah. Ha un progetto ambizioso , pensa che sviluppare un’azienda cinematografica e una televisione indipendente sia un passo fondamentale per la creazione di uno stato palestinese. Se i suoi autori impareranno a scrivere storie per bambini coinvolgenti e piene di speranza , anche il pubblico adulto ne trarrà vantaggio.

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I programmi per bambini palestinesi , emblema della Lotta nazionale Palestinese, sono pochissimi. In Cisgiordania il 90% della popolazione ha un’antenna satellitare e i bambini possono vedere un canale arabo dove mandano cartoni americani e giapponesi doppiati in arabo, non i dialetti locali per il costo esoso di distribuzione. La Tv Al Aqsa , emittente di Hamas, manda un programma per bambini dove spiega perché è sbagliato parlare inglese , perché è giusto imparare a memoria il Corano , o perché i danesi sono infedeli e vanno uccisi. Ogni tanto un pupazzo muore come martire della Palestina.

I responsabili di Sesame workshop chiesereo a Kuttab di creare una versione palestinese del loro programma nel 1994. Kuttab era uno dei fondatori del Jerusalem film institute, un’organizzazione impegnata nella formazione di giornalisti televisivi palestinesi. Sesame workshop aveva in collaborazione con una rete israeliana prodotto un Sesame Street nazionale. I produttori avevano ottenuto i finanziamenti per un nuovo pacchetto di programmi e uno dei promotori di Sumsum propose di aggiungere una versione palestinese , per fornire un modello di convivenza pacifica a una nuova generazione di palestinesi e israeliani. A Sesame Street l’idea era piaciuta.

A Kuttab invece no. Per i palestinesi la normalizzazione , cioè collaborare con Israele e riconoscerlo esplicitamente come entità statale prima della firma di un accordo di pace, era un grande tabù. Ma Kuttab non seppe resistere di poter approfittare delle competenze israeliane e americane. Le persone che lavorarono a quel progetto ne sono ancora entusiaste, anche se era difficile mettersi d’accordo persino di un piccolo dettaglio. I palestinesi non volevano mostrare la bandiera israeliana , né i bambini con il kippah. Gli israeliani non volevano la bandiera palestinese e i pupazzi con il kefiah. Ci furono discussioni accese sull’hummus e i felafel, tutti e due li rivendicano come loro piatti.

I pupazzi dei due paesi si dovevano incontrare durante il programma. Sesame workshop pensò ad una terra neutra: un parco. I palestinesi volevano sapere di chi era il parco, sicuri fosse israeliano. Sì decise che ognuno dei pupazzi andava nel quartiere dell’altro e viceversa. Gli israeliani però preferivano viste informali , mentre per i palestinesi era indispensabile un invito. “Gli unici israeliani che vengono senza invito nei quartieri palestinesi sono i coloni” spiega Kuttab

Nella finzione televisiva i pupazzi dei due paesi erano amici per la pelle. Per Kuttab tutto questo era assurdo, anche perché la produzione israeliana non andava a Ramallah perché non si sentiva sicura. Molti membri di quella palestinese non andavano in Israele perché non avevano il permesso. Inoltre per Kuttab la toleranza a tutti i costi decisi dalla Sesame workshop non era possibile in MedioOriente “Israele vuole essere uno Stato ebraico e i palestinesi vogliono avere uno stato arabo” ha concluso.

Dopo la seconda intifada e gli attentati dell’11 settembre , la produzione si è convinta che non aveva più senso realizzare episodi sull’interazione razziale. Allora Sesame workshop decisero di far intervenire la tv giordana di Jordan Tv, dicendo a tutti di girare i loro episodi in maniera autonoma. Ma ciascuna avrebbe trasmesso episodi delle altre produzioni , doppiati in ebraico e in palestinese. Il programma fu intitolato Sesame stoies. Dal 2003 i palestinesi hanno mandato in onda pochi episodi della tv israeliana.

Layla Sayegh spiega che potevano trasmettere solo scene in cui non c’erano elementi israeliani riconoscibili. Per questo molto materiale è stato scartato. Layla ha passato al sua giovinezza al seguito di Aarafat nei campi profughi palestinesi a Beirut, Nordafrica e a Cipro. Prima di approdare a Simsim lavorava nell’ufficio del primo ministro dell’Autorità palestinese. Con la seconda intifada lavorare al programma era difficile. Gli studenti dell’Università Al Quds insultavano i membri dello staff di Simsim quando li incontravano. Sayegh confessa che quegli attacchi l’hanno ferita “Nessuno può chiamarmi traditrice”.

Nel 2006 viene lanciata la nuova versione senza gli israeliani, nel 2007 va in onda il programma. E’ difficile rendere divertenti i pupazzi con una troupe televisiva che ha solo esperienza di notiziari. Inoltre c’è il poster del muro, per promuovere il programma negli asili è stato scelto un poster con bambini che cercano di smantellare il muro , presente tra Israele e territori Palestinesi. Ma Sesame workshop è stata chiara niente muro.

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Charlotte Cole , a capo delle campagne internazionali di promozione di Sesame Workshop , dice che la questione del muro è tipico dilemma in cui s’abbattono le promozioni nei paesi difficili. E’ giusto o no girare le scene in un ghetto del Bangladesh dove vivono in posti dove non dovrebbero vivere , tra fogne a cielo aperto e capanne di lamiera improvvisata? Sono immagini che riflettono la realtà di tantissimi bambini nel mondo.

I responsabili di Simsim portano regolarmente nelle scuole i pupazzi di Sesame street a grandezze naturali per pubblicizzare il programma. “Guardo i bambini negli occhi. Vedo quanto soffrono e quanto si divertono” ha detto Sayegh “Vorrei fare questi incontri in ogni villaggio della Palestina”. Una volta sono andati nell’istituto Al Ahlia , una scuola cattolica di Ramallah. Il cortile si è riempito di minibus con tanti bambini provenienti da vari asili. Sono stati messi tutti in aula magna . Quando i pupazzi sono entrati c’è stata un onda di entusiasmo che ha invaso tutta la sala. Sayegh aveva ragione il suo lavoro a Simsim è come quella del primo ministro : c’era una folla ondeggiante di centinaia di bambini con il volto raggiante di gioia , che non vedevano l’ora di sapere cosa sarebbe accaduto.

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