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martedì 9 marzo 2010

IL RAPPORTO MAFIA- STATO E L’OMICIDIO DI BORSELLINO SOLO PERCHé RIINA VOLEVA ACCELLERARE LA TRATTATIVA

Nel natale del ‘92 c’è un uomo che è contento , eccitato, euforico. E’ Totò Riina. In una casa di periferia di Palermo ha radunato molti boss per gli auguri e per comunicare che lo Stato li ha cercati.

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I boss sembrano sorpresi per tanta felicità. Quando Giovanni Brusca quando entra in casa , Riina ,seduto davanti al tavolo della stanza da pranzo , lo accoglie con un grande sorriso e restando sulla sedia gli dice “Finalmente si sono fatti sotto”.

Riina indica un foglio di notevoli dimensioni , e contento dice “Ci ho fatto un papello così…”. In quel pezzo di carta aveva messo , oltre alle richieste della legge Gozzini e altri temi di ordine generale, la revisione del maxi processo a Cosa Nostra e l’aggiustamento del processo ad alcuni mafiosi fra cui quello di Pippo Calò per la strage del treno 904.

Brusca ricorda così delle parole di Riina “Si sono fatti sotto. Ho avuto un messaggio. Viene da Mancino”.

Riina quindi afferma che è Nicola Mancino, a quell’epoca ministro dell’Interno, che avrebbe coperto inizialmente la trattativa tra mafia e Stato.

Il tramite tra loro sarebbe stato Vito Ciancimino , sindaco mafioso di Palermo, l’allora colonnello Mario Mori e il capitano De Donno. L’ex responsabile del Viminale ha sempre smentito.

Mediata da Provenzano, attraverso Ciancimino arriva la risposta al papello , le cui richieste iniziali allo Stato sembrarono pretese impossibili. Le dichiarazioni inedite di Brusca sono state confermate dal pentito Spatuzza. Il pentito parla anche del collegamento tra Marcello Dell’Utri e il suo amico Silvio Berlusconi.

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Quella del Natale del ‘92 è la prima volta e l’ultima che Brusca sente pronunciare il nome Mancino da Riina. Le risposte di quelle pretese tardavano ad arrivare però. Il capo di Cosa Nostra, all’inizio del ‘93 , cominciava a preoccuparsi. Non temeva di essere ucciso, ma di finire in carcere. per far mostrare che non scherzava , deliberò l’uccisione di magistrati “senza scorta”. Il 15 gennaio del ‘93, mentre si recava in una riunione, Riina fu arrestato.

Brusca è convinto che in quella riunione Riina avrebbe messo a nudo i suoi segreti del possibile accordo con lo Stato. Il nome del ministro era stato dato da Ciancimino a Riina. Il problema è che se a Riina fosse stata riferita la verità “Se le cose stanno così nessun problema per Ciancimino, se invece Ciancimino ha fatto qualche millanteria , ovvero ha bluffato con Riina e questi se ne è reso conto , l’ex sindaco allora si è messo in una situazione di grave pericolo che può estendersi anche ai suoi familiari e che può durare a tempo indeterminato” sottolinea Brusca.

Nel periodo della trattativa , Mancino stava blindando la sua casa romana con porte e finestre antiproiettile. “Ma perché mai si sta blindando , che motivo ha?” ha detto Brusca.

Ma Salvatore Brusca non aveva dubbi sul nome dell’ex ministro, riferito da Ciancimino. Aveva avuto riscontri sul nome di Mancino. Nell’incontro di natale ‘92 Biondino prese una cartelletta di plastica che conteneva un verbale di interrogatorio di Mutolo , un mafioso pentito. Commentò quasi ironicamente le sue dichiarazioni “ Ma guarda un po’: quando un bugiardo dice la verità non gli credono”. Mutolo in passato aveva parlato di sciocchezze, ma aveva fatto il nome di Mancino , con particolare riferimento a un incontro con Borsellino , in seguito al quale il magistrato aveva manifestato uno stato di tensione. Mutolo non aveva detto una bugia. Mancino , però, non ricorda l’incontro al Viminale con Borsellino.

Brusca queste storie le racconta ai pm fiorentini. Con il riscontro di quello che dice Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco di Palermo. Brusca inoltre ricorda che Riina ha ucciso Borsellino solo per capriccio, per riscaldare la trattativa.

Brusca dopo l’arresto di Riina , chiede ai boss Messina Denaro e Graviano , se ci sono novità sullo stato della trattativa, ma entrambi dicono “Siamo a mare”. Da qui Brusca, Graviano e Bagarella cercano di riattivare i contatti istituzionali.

Silvio Berlusconi, Enrico Mentana e Achille Occhetto a Braccio di Ferro 1994

Secondo Spatuzza Graviano avrebbe allacciato contatti con Marcello Dell’Utri. Niente di nuovo per la Mafia con la stagione delle bombe, tranne il nuovo interlocutore : Forza Italia e Silvio Berlusconi. Il contatto del cavaliere dopo le stragi lo aveva accennato anche Brusca e Bagarella. Brusca rivela “Parlando con Leoluca Bagarella quando cercavamo di mandare segnali a Silvio Berlusconi che si accingeva a diventare presidente del Consiglio del ‘94, gli mandammo a dire “Guardi che la sinistra o i servizi segreti sanno”, non so se rendo l’idea..”.

La mafia voleva continuare a trattare. S’era scelto Forza Italia perché aveva pezzi di democrazia cristiana, del Partito Socialista, erano sempre politici conservatori.

Ma La storia grazia a Berlusconi che vuole modificare la giustizia a suo piacimento non la sapremo mai.

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