“Una volta avevo un ladro solo alla guida del Paese. Adesso sono diventati tanti. Abbiamo quaranta ladroni al posto di uno. E’ democrazia? Non ho ancora capito se sia meglio o peggio” dice Kadhem al Jubburi , l’uomo che incarna le speranze deluse di chi sette anni fa plaudiva agli americani che avevano defenestrato Saddam Hussein. Lui ha deciso di non votare “perché tanto non cambia nulla”.
Kadhem è famosissimo per le immagine diffuse dalle televisioni di tutto il mondo il pomeriggio del 9 aprile 2003 , quando fu tra coloro che guidò la piccola folla di arrabbiati che nel cuore di Baghdad abbatté, trascinò e decapitò nella polvere la statua in bronzo del dittatore deposto.
“Odiavo quella statua. Ricordo, che quando , pochi anni prima, i baathisti l’avevano eretta, solo alcune centinaia di metri da casa mia in viale Sadoon, : appena posso la distruggo” sosteneva passeggiando per le vie semideserte del centro.
Da allora la sua vita è diventata ostaggio della vendetta baathista “Mischiati tra la folla quel giorno c’erano i pretoriani di Saddam. Uno di loro cercò persino di bloccarmi. Io gli appioppai un bel pugno in faccia. E loro mi filmarono, come del resto fecero anche con altri. Si dice che abbiano già assassinato un certo numero di noi. Con me hanno provato quattro volte” continua Kadhem.
Nel 2004 una gradinata a lui ha ucciso un suo amico. Due anni anni dopo hanno sparato contro la sua vettura , colpendo lo zio al fianco. Nel gennaio del 2008 gli hanno tirato mentre viaggiava in moto. Infine quattro mesi fa camminava per la strada con un amico maresciallo della polizia , quando ha evitato l’ennesimo attacco. L’altro è morto. E’ abituato alle difficoltà.
Appartiene ad ai Jubburi , uno dei clan sunniti che raccoglieva il fior fiore dell’esercito , ma anche dell’opposizione dura a Saddam. Lui era in contatto con Uday Hussein , il crudele e capriccioso primogenito del dittatore.
“Sono un bravo meccanico di motociclette. Uday ne possedeva ben 123 , tra cui il meglio di Honda, Bmw e Harley Davidson. Mi chiesi di occuparmi delle sue”. Ma i due non vanno mai d’accordo. Nel 1995 , Kadhem a 37 anni , non lesina le condanne al regime , detesta il nepotismo, gli abusi, le angherie.
Con Uday litigava spesso duramente quando questi gli portava via una Harley Davidson appena comprata in Dubai. Allora lo buttano nelle celle sotterranee dei servizi segreti a Hakimiyeh , ci resta sei mesi , poi è trasferito per tre anni nella prigione di Abu Ghraib.
Gli americani , pensa nell’aprile del 2003 , sono la liberazione , finalmente. “Ero felice quando capii che il regime era caduto. Quel giorno fu festa. Corsi alla mia officina di motocicletta , presi la mazza più grande e mi precipitai in piazza. Volevo distruggere quell’effige di oppressione Era la libertà , non volevo crederci , piangevo di gioia. Ballavo sulla statua caduta” racconta.
Aggiunge un dettaglio su quelle ore concitate “Ci fu un momento di tensione con i soldati quando un Marine appese la bandiera a stelle e strisce al collo della statua. Non poteva essere così. Dovevamo sostituirla con una irachena. La trovammo nelle stanze del vicino club Allawyah e la portammo sul luogo”
Lui si portò in officina la testa di bronzo. Pochi giorni dopo una televisione americana gli offrì di comprarla per migliaia di dollari. Ma non si pente di averla distrutta.
I veri problemi vennero durante l’estate “Dopo circa tre mesi dai fatti della piazza , ho iniziato ad odiare gli americani. Non migliorava nulla , il Paese stava affondando e nessuno sapeva cosa fare. Ho pensato che la liberazione stesse trasformandosi troppo presto in occupazione”.
Non ha votato. “Non credo a tutti questi burattini controllati da Teheran, Washington, o dall’Arabia Saudita. Sono fatto in questo modo. Preferisco sempre stare all’opposizione”
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