
John Travolta ha pianto durante la prima intervista che ha tenuto, davanti alle telecamere di Ellen DeGeneres, per Daddy Sitter, il film che uscirà venerdì in Italia. È stata infatti la prima intervista dopo la morte del figlio Jett, a gennaio del 2009. Travolta è tornato a parlare in pubblico ma non è riuscito a trattenersi quando ha ringraziato i fan per l'aiuto dato a lui e alla sua famiglia.
Daddy Sitter è in parte un affare di famiglia: gli interpreti sono infatti, oltre ai protagonisti Travolta e Robin Williams, Kelly Preston, moglie dell'attore, e la figlia della coppia Ella Bleu, al suo debutto sul grande schermo.
Di chi è stata l'idea di lavorare insieme, sua o di sua figlia?
«Mia, all'inizio. Quando aveva cinque anni le ho chiesto di fare con me un film o un video musicale, e lei mi ha risposto di non essere ancora pronta. Due anni dopo è arrivata e mi ha detto "Sono pronta". Ha scelto il film, quindi mi sono trovato nella necessità di trovare un copione adatto a lei. Una settimana dopo mi è arrivato Daddy Sitter sulla scrivania, e sembrava scritto apposta per Ella. Kelly (Preston) era gelosa, così ho chiesto alla Disney se c'era un ruolo anche per lei. In più, c'è anche Robin Williams: io e lui siamo cresciuti insieme».
Ha dato consigli a sua figlia sul set?
«Qualcuno, ma niente di basilare. In realtà non sapevo se sarebbe stata in grado di farcela, speravo che lo fosse. Lo studio ha investito molto su di lei, e io stesso penso che la cosa migliore da fare con i figli sia mostrargli che hai fiducia in loro. E lei ha dimostrato di essere capace».
Sono passati più di trent'anni da Grease e La febbre del sabato sera. Cosa ha imparato nel corso della sua carriera?
«Se potessi tornare indietro rifarei tutto quello che ho fatto tranne una cosa: non darei via il mio cuore con tutta quella facilità. Lascerei prima che le persone conquistino la mia fiducia. Ho sempre avuto la cattiva abitudine di aprirmi agli altri troppo presto. I miei genitori mi hanno insegnato la fiducia in me stesso ma proprio a causa del loro entusiasmo per la vita non mi hanno messo in guardia dagli altri. Comunque mi hanno dato un grande dono: hanno insegnato a me e ai miei fratelli a volare».
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