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by MADYUR

lunedì 22 marzo 2010

LA STORIA DI UNA BAMBINA DI 14 ANNI CHE HA DOVUTO CRESCERE E SPOSARSI DATO CHE SUO PADRE L’HA VENDUTA

“Sono nata in un piccolo villaggio del Marocco centrale – racconta Amina – due fratelli maschi , mamma casalinga , papà commerciante. Una famiglia benestante , musulmana come tante altre. Nessuno mi imponeva d’indossare il velo. Ero felice, serena. Non uscivo molto di casa , ma andavo a scuola e mi piaceva studiare e leggere. Poi, di colpo, tutto è cambiato. Quando ho compiuto 14 anni , mia madre mi ha preso da parte e mi ha dato la notizia “Ti abbiamo trovato uno sposo , un brav’uomo”. Mi ha anche detto il nome dello sconosciuto : un 34 enne , marocchino, che viveva anni in Italia. Le famiglie si sono già accordate. Tutto era deciso , io potevo solo accettare. Valevo 600 euro: la sdrak ( dote) che mio futuro marito aveva già consegnato a mio padre”.

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Amina racconta così il “passaggio” a proprietà del suo futuro marito. Parte così un viaggio per sposarsi. Amina deve fare per ben due volte il certificato medico per attestare che fosse vergine. Arrivarono le nozze , e l’imam del paese celebrò il matrimonio. Lei non era felice ed era stanca, ma la sera stessa del matrimonio il marito volle fare l’amore. La prima violenza.

Per dieci mesi Amina si sposta nella casa dello sposo. I suoceri la costrinsero subito ad indossare il velo. Non poteva vedere nessuno, neanche uscire. Neppure mia madre. La sorella del marito la picchiava ogni giorno. Poi arrivò il momento di partire e arrivare in Italia. Una valigia e una voglia di una vita migliore. Una speranza vana, però.

Il marito lo avevano licenziato da un internet point ed era disoccupato. Vivevano in sei nella casa : Amina, marito, suo fratello , moglie e il loro primo figlio, e la prima moglie del marito. Si quell’uomo sconosciuto per Amina era già sposato. In quella casa la odiavano tutti. Era costretta a tenere il velo, schiava in casa, cucinava e puliva dalla mattina alla sera. La chiamavano “la viziatella di papà” e la picchiavano tutti. Quando si faceva male, non veniva portata in ospedale per paura di essere denunciata. L’unica compagnia che aveva era la televisione sempre accesa. Ha imparato italiano guardando “Amici”, “Uomini e donne”, “La vita in diretta” e il “Grande fratello”.

Poco dopo è nata lei , sua figlia. Amina voleva studiare e aspettare, ma sperava che avere una bambina portasse suo marito a non picchiarla più. Si sbagliava ancora. Appena saputo le ha fatto molto male. Picchiava sulla pancia e non smetteva mai.

Dopo una lite furiosa , tre mesi fa, il marito ha caricato lei e sua figlia e l’ha lasciata nelle strade di Milano in piena notte. Per fortuna aveva il permesso di soggiorno e i documenti in tasca. Lui è tornato in Marocco. Va abitare dalla zia e là scopre il centro anti-violenza.

Ora Amina ha 17 anni e vive in una casa famiglia nel Centro Italia. Con lei ci sono altre donne, con altre storie di maltrattamenti e dolore. Come quella di Nadia, cui suo marito gli ha strappato i figli e portati in Egitto. O Jasmine promessa sposa di un 60 enne , ha tentato due volte il suicidio prima di riuscire a fuggire dal suo destino di schiava.

All’inizio Amina era arrabbiata con i suoi genitori. Suo padre si è agitato ed è stato ricoverato. Ora li ha perdonati tutti e due. Vorrebbe riabbracciarli. Amina vorrebbe rimanere in Italia. “Vorrei andare al cinema, in discoteca. Vorrei trovare un lavoro e ricominciare a studiare”. Il sogno di Amina è diventare psicologa e lavorare per un’associazione di volontariato. Amina è musulmana e leggerà a sua figlia il Corano: nel Corano la donna è al centro della famiglia e nessuna violenza è consentita. Le botte non c’entrano nulla con il Corano.

Amina ha denunciato il marito. Non ha paura di lui, ma teme per sua figlia. “E’ strano: le comunità immigrate in Italia restano spesso molto più indietro dei loro rispettivi Paesi. Più chiuse , violente, arretrate. Portano qui le abitudini peggiori. In Marocco, per esempio, dal 2003 è vietata la poligamia , a meno che la prima moglie non sia d’accordo , e i matrimoni di minorenni. Eppure c’è chi continua a farli”

Amina non metterà più il velo. Nulla deve essere imposto. Solo le libere scelte sono scelte vere.

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