Vent’anni fa morì il caro Presidente della Repubblica , Sandro Pertini. Dietro al presidente c’è stato il suo grande collaboratore Antonio Meccanico. Due volte segretario generale al Quirinale, successore di Enrico Cuccia a Mediobanca , cinque volte ministro.
Meccanico ripercorre tratti fondamentali della politica italiana. Nel ‘78 Pertini , eletto presidente laico e socialista , lo trascinò con lui al Quirinale.
Uomo di rarissime esternazioni , a differenza del suo presidente, nel ‘94 ( dopo Tangentopoli) avvertì: “Un grande beneficiario del regime partitocratico si pone come guida del nuovo che avanza. Una contraddizione troppo stridente , che finirà per emergere in tutta la sua gravità”.
Una profezia ? L’Innominato era Silvio Berlusconi , quell’anno appena sceso in politica. Maccanico ride “Profezia? Diciamo che ancora oggi non ho niente da aggiungere”.
Delirio dei tempi? “Oggi si riparla delle stesse misure che tentammo di varare allora. Dal ‘92 al ‘94 non fui ascoltato su un’ipotesi accettabile di riforma dell’autorizzazione a procedere. Cercammo anche una soluzione politica a Tangentopoli , che prevedeva una distinzione tra finanziamento illecito e corruzione. Ma mentre si discuteva in commissione , il governo prolungò il decreto che provocò la rivolta dei magistrati. Il capo dello Stato non lo firmò e tutto questo affossò il mio tentativo”.
Ricorda l’elezione di Pertini “La sua elezione fu condizionata dalla tragedia di Moro. C’era una divisione tra chi , voleva perseguire la strategia della solidarietà nazionale e chi, come i socialisti , era contrario. Il compromesso fu raggiunto su Pertini”
Dopo tre mesi dell’elezione di Pertini divenne Papa Giovanni Paolo II. “E avvenne subito un fatto clamoroso” rivela Meccanico “Un mattino si presentò al Quirinale l’ordinario militare della Santa Sede e mi consegnò una missiva riservata da parte del Papa. Era un invito a colazione in Vaticano ma nessuno doveva saperne nulla. Pertini mi vincolò al segreto : prepari tutto ma non dica nulla a nessuno. Neppure al presidente del Consiglio Cossiga? chiesi. neppure a lui, è la volontà del Papa. Devo confessarlo : quell’ordine l’ho violato. Era inconcepibile che un Capo di Stato andasse dal Papa in totale segretezza. Così avvertii Cossiga. Alle 14.30 del giorno della colazione , mi arrivò la telefonata dell’ambasciatore italiano presso la Santa Sede Bruno Bottai. Protestò violentemente per essere stato tenuto all’oscuro”.
Due anni dopo l’Italia era in rovina. Tra l’80 e l’82 ci sono il Dc9 di Ustica , la strage di Bologna , il sequestro dei piduisti, l’attentato al Papa, l’omicidio di Calvi, il terremoto in Irpinia “Pertini si rese conto dell’inefficienza degli interventi. Mi chiese: ma non abbiamo una legge sulla protezione civile? Gli spiegai che l’avevamo , ma mancavano i decreti attuativi. E questo scatenò il suo sdegno”.
I giornali aprirono con l’esternazione di Pertini “Fate presto” e fu accusato di presidenzialismo. “Sbagliato. Altro che presidenzialismo . Aveva rispetto per il sistema parlamentare . Interpretava la sua funzione come voce della Costituzione e del sentimento della gente”.
In Sicilia caddero molti uomini sotto il fuoco della mafia. Ai funerali di Pio La Torre , urlò alla folla “Attrezziamoci a una lunga guerra”.
Pertini comunque resterà l’uomo co9n la pipa che esulta dopo il gol di Tardelli al Bernabeu. Parlando del presente dice “Quel che succede oggi in Italia offre la misura della debolezza dei cosiddetti poteri forti”.
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