In Sicilia gli imprenditori edili lo conoscono a memoria. Lo chiamano il numero magico. E’ la percentuale di ribasso grazie alla quale viene aggiudicata gran parte delle gare d’appalto pubbliche : il 7,3152.
Le imprese che non si adeguano non vincono. Con questo ribasso sono state aggiudicate ben 151 di 174 gare dagli enti pubblici dal 2008 ad oggi.
In tutta le città siciliane ci sono un elenco sterminato di gare vinte con lo stesso identico ribasso da due anni a questa parte. Gare che hanno messo in circolo 140 milioni di euro , affidati senza alcun rispetto per la concorrenza e risparmio per la pubblica amministrazione attr4averso una sfida leale tra le imprese.
Esiste , allora, un cartello d’imprese che controlla il mercato degli appalti pubblici?
Di certo, in tutta questa storia, c’è che le aziende edili che partecipano a una gara d’appalto scrivono nell’offerta sigillata in busta lo stesso numero. Gli imprenditori sfruttano una falla nella legge regionale : in Sicilia , a differenza del resto d'Italia , non vince chi fa il ribasso più alto , ma chi fa l’offerta migliore all’interno della media delle offerte stesse : chi si discosta, facendo un ribasso elevato, viene escluso.
L’obiettivo della regione era quello di evitare infiltrazioni mafiose che potrebbero fare ribassi superiori a quelle di mercato. Peccato, però, che dall’entrata in vigore della legge , la maggioranza delle imprese edili siciliane sembra essersi messe d’accordo stabilendo che la media si debba aggirare intorno ad una cifra ben precisa : 7,3152 ( potrebbe cambiare solo l’ultimo decimale).
Lasciando fuori le imprese del resto d’Italia che potrebbero garantire ribassi migliori. “Il risultato è che in Sicilia la realizzazione delle opere non viene assegnata alle imprese migliori , costrette a offrire questa cifra di ribasso ricorrendo poi al sorteggio” dice il presidente di Confindustria Ivan Lo Bello.
Ma questo non è tutto. C’è un altra falla nella legge regionale. In caso di offerte con uguale ribasso – cosa accade spesso – si procede con il sorteggio. Gli enti appaltanti, Comuni e Province, non hanno alcun obbligo d’invitare ad assistere tutte le aziende. Sorteggi per gare milionarie affidate con un’estrazione a cui partecipano solo alcuni funzionari amministrativi , come accaduto a Capo D’Orlando , in provincia di Messina, dove è stato affidato un appalto da 1,8 milioni di euro vinto da un impresa di Maletto, Catania.
Tante sono le denunce presentate da imprenditori che non riescono ad aggiudicarsi una commessa, mentre una stessa azienda di Santa Venerina, provincia di Catania, ha vinto nel 2008 a oggi 7 gare attraverso un sorteggio che vedeva nella botola 150 offerte di altre imprese “Facendo un semplice calcolo , con 150 offerte ogni azienda ha una probabilità ad essere estratta dello 0,66%” dice Fabio D’Agata , imprenditore amministratore della Consolidamento speciali “Questa azienda è stata estratta ben 7 volte su poco di 100 sorteggi. Senza contare che in due gare vinte grazie all’estrazione c’era lo stesso direttore dei lavori. Insomma in Sicilia la fortuna sembra vederci benissimo”.
Tutte le gare bandite da Comuni della provincia di Agrigento sono state vinte da imprese agrigentine, sempre estratte per sorteggio, nonostante al bando abbiano partecipato imprese di tutta la Sicilia. “I meccanismi per un’estrazione li conosciamo tutti” attacca Andrea vecchio dell’Ance di Catania.
Intanto nel Messinese, nella zona di Giampilieri, stanno arrivando milioni di euro. Tutti questi potranno andare a imprese siciliane fino ad adesso o affidate con urgenza , come ha fatto la Protezione civile fino ad adesso. Poco dopo la frana la Protezione ha affidato un incarico di un lavoro da 200 mila euro alla Geobrugg , un impresa cui funzionario è coinvolto in un caso di corruzione.
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