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lunedì 1 marzo 2010

UN ANNO DI INDAGINI NON COMPIUTE DALLA PROCURA DI ROMA SUL G8. ACHILLE TORO BLOCCò TUTTO GRAZIE ALL’AMICIZIA DI FERRARA

A Roma dicono “Comportamenti attribuiti a singoli magistrati ( l’ex procuratore aggiunto Achille Toro) – si legge – non possono e non devono coinvolgere negativamente l’impegno e la correttezza dei magistrati”.

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Un magistrato di lungo corso ha detto , parole più sincere “Erano due le possibilità. La prima : arrivare in fondo e delegittimare il procuratore Ferrara e aprire un caso Roma. La seconda salvare Ferrara e con lui l’onore dell’ufficio , provando a spiegare che c’è un solo caso Toro. Abbiamo scelto il male minore.”.

Quindi esiste un caso Toro , e non un caso Ferrara. Una storia degli appalti della Protezione Civile che inizia nel gennaio 2009 e che è utile ricostruire per comprendere che cosa davvero laceri in queste ore la procura di Roma.

Gennaio 2009 , la procura di Tempio Pausania invia per competenza a quella di Roma una notizia di reato segnalata dai carabinieri del Noe. In quel fascicolo sono allegati , insieme ad articoli di stampa sugli appalti del G8 alla Maddalena , una serie di intercettazioni telefoniche ( i carabinieri ne hanno trascritte tre), avviate in un altro contesto , ma in cui è presente l’imprenditore Anemone.

Secondo il Noe in quelle intercettazioni era presente la corruzione e comunque il presupposto per una delega ad approfondire l’indagine che valuti le responsabilità degli amministratori pubblici che sul g8 della Maddalena hanno avuto e hanno competenza.

Il lavoro del Noe non ha fortuna, il procuratore aggiunto Achille Toro ritiene quell’incarto poca cosa. Affida il fascicolo a Cocomello e convoca il comandante della tributaria di Roma, Augelli.

Il 2 febbraio l’ufficiale delle Fiamme gialle esce dalla procura senza indagine , Toro giudica l’incarto minimale. Al Nucleo di Polizia Tributaria chiede solo una “ricognizione societaria” del gruppo Anemone. Naturalmente è un lavoro che scopre l’acqua calda. Il Gruppo Anemone è una holding cui società aprono e chiudono a seconda degli appalti ricevuti, difficile trovare irregolarità fiscale.

La Finanza pensa , al marzo 2009, che la vicenda riceva una delega di indagine. Ma Toro non è convinto di avviare indagini , e soprattutto sa di aver appoggio del procuratore Ferrara sull’insistenza di Cocomello di aprire un’indagine anche invasiva. La discussione tra Cocomello e Toro dura tutta la primavera.

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Ferrara boccia la richiesta di intercettazioni telefoniche a Balducci e Anemone , per due motivi : 1) giuridico – mancano i gravi indizi di reato per configurare una corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio. 2) Di opportunità- mancavano pochi mesi al G8 e un’indagine su pochi presupposti poteva rovinare l’immagine del Paese alla faccia del mondo.

Nel settembre 2009 le fiamme gialle notificano infatti alla Procura che la banca d’Italia ha segnalato operazioni sospette per 800 mila euro in contanti a carico di Gazzani e l’architetto Zampolini. Il commercialista del gruppo Anemone. Bisogna aspettare , però, il novembre del 2009 perché si muova qualcosa. Soltanto il 7 di quel mese dopo che a Cocomello è stato associato il pm Colaiocco , la Finanza riceve il semaforo verde.

I primi risultati arrivano in Procura il 15 gennaio . E quindi vengono integrati il 26 e il 28 di quello stesso mese. I pm Cocomello e Colaiocco si mettono a lavorare in una bozza di richiesta di intercettazioni telefoniche sulle utenze di Anemone e di altri protagonisti della Cricca che verrà presentata al gip il 29 gennaio.Due giorni dopo Ferrara ha avuto conferma che Firenze intercetta Balducci da un anno e mezzo.

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