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domenica 2 maggio 2010

13 "ASSASSINI", 13 ACCUSATI DI UNA MORTE ASSURDA , QUELLA DI STEFANO CUCCHI


Il medico di turno del Sandro Pertini il 22 ottobre, Flaminia Bruno, nel certificato di morte di Stefano Cucchi ''avrebbe falsamente attestato che si trattava di morte naturale, pur essendo a conoscenza delle patologie di cui era affetto, perché ricoverato nel reparto nei cinque giorni precedenti, ricollegabili a un traumatismo fratturativo di origine violenta, che imponeva la messa a disposizione della salma all'autorita' giudiziaria''.

Sarebbe bastato somministrare un semplice cucchiaino di zucchero a Cucchi per evitargli la morte. Il particolare emerge dal capo di imputazione dei pm romani .

Tre guardie carcerarie aggredirono Stefano Cucchi mentre si trovava in una cella di sicurezza del tribunale di Roma il 16 ottobre scorso, dove si trovava in attesa dell'udienza di convalida, prendendolo a calci e spingendolo. E' quanto affermano i magistrati capitolini nel capo di imputazione.
I tre agenti di polizia penitenziaria (Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenica), lo ''fecero cadere a terra'' causandogli un ''politrauma'' nella zona ''sopracilliare sinistra'', ferite alle mani e lesioni al gluteo destro e alla gamba sinistra nonche' ''l'infrazione della quarta vertebra sacrale''. Inoltre, i tre, ''allo scopo di far desistere Cucchi'' dalle ''reiterate richieste di farmaci e alle continue lamentele lo sottoponevano a misure di rigore non consentite dalla legge''.
Per quanto concerne il funzionario del Prap, Claudio Marchiandi, e' accusato di aver istigato uno dei medici indagati che il 17 ottobre era di turno in servizio presso la struttura protetta del Pertini ''a indicare falsamente nell'esame obiettivo riportato nella cartella clinica redatta all'ingresso del paziente i seguenti dati in ordine alle condizioni generali dello stesso che le condizioni generali di Cucchi erano 'buone'''. Dati che sarebbero stati invece ''in contrasto con quanto indicato nella cartella infermieristica redatta presso lo stesso reparto e con i rilievi obiettivi dei sanitari di Regina Coeli e di quelli del Fatebenefratelli''.

Lesioni e abuso di autorità per i tre agenti penitenziari accusati del presunto pestaggio di Stefano Cucchi; favoreggiamento, abbandono di incapace, abuso d'ufficio e falsità ideologica, a seconda delle singole posizioni, per dieci tra funzionari della pubblica amministrazione, medici ed infermieri dell'ospedale Sandro Pertini in cui il geometra romano morì il 22 ottobre scorso, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga: sono queste le accuse formulate dalla procura di Roma ai 13 indagati per la morte di Stefano Cucchi.

Sono tre infermieri dell'ospedale Pertini di Roma e un funzionario del provveditorato regionale amministrazione penitenziaria (Prap) i quattro nuovi indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi. In totale gli indagati sono quindi 13: si tratta di sei medici del Pertini (Aldo Fierro, Silvia Di Carlo, Bruno Flaminia, Stefania Corbi, Luigi De Marchis Preite, Rosita Caponetti), 3 infermieri (Giuseppe Fluato, Elvira Martelli e Domenico Pepe), 3 guardie carcerarie (Minichini Nicola, Corrado Santantonio e Antonio Domenici , e un funzionario del provveditorato regionale amministrazione penitenziaria (Claudio Marchiandi).

"L'abbandono di persona incapace aggravato dalla morte è un reato doloso di competenza della corte D'assise: una fattispecie ben più grave e seria dell'omicidio colposo che, in quanto tale, è di competenza del Tribunale. Abbiamo contestato ad alcuni degli indagati, un reato che è punito dai tre agli 8 anni di reclusione". Lo ha affermato il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrari, che insieme ai pm ha firmato l'atto di conclusione delle indagini sulla morte di Stefano Cucchi. Secondo i magistrati della procura di Roma, la morte di Stefano Cucchi sarebbe conseguente all'"abbandono di persona incapace": questo profilerebbe una accusa nei confronti dei medici e infermieri del Pertini, più grave dell'omicidio colposo, sanzionabile fino ad 8 anni di reclusione mentre il colposo è cinque anni. Nel capo di imputazione i pm scrivono che i medici e gli infermieri in servizio dal 18 ottobre al 22 ottobre dello scorso anno "abbandonavano Stefano Cucchi del quale dovevano avere cura" in quanto "incapace di provvedere a se stesso". In particolare il giovane "era affetto da politraumatismo acuto, con bradicardia grave e marcata, alterazione dei parametri epatici" e "segni di insufficienza renale". Una situazione, secondo i magistrati, che lo poneva "in uno stato di pericolo di vita" e che quindi "esigeva il pieno attivarsi dei sanitari" che invece "omettevano di adottare i più elementari presidi terapeutici e di assistenza che nel caso di specie apparivano doverosi e tecnicamente di semplice esecuzione e adottabilità e non comportavano particolari difficoltà di attuazione essendo peraltro certamente idonei a evitare il decesso del paziente".

"Esprimiamo soddisfazione per il grande lavoro svolto dai pm. Quando è stato arrestato Stefano stava bene ed è morto in condizioni terribili perché stava male dopo essere stato picchiato dagli agenti di polizia penitenziaria. Stefano è stato picchiato perché si lamentava e chiedeva farmaci. ". Lo si legge in una nota della famiglia Cucchi


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