Secondo i magistrati il maresciallo dei Carabinieri Enrico La Monica è uno dei vertici di un pericoloso triangolo criminale , insieme al deputato del Pdl Papa e all’uomo d’affari Luigi Bisgnani , agli arresti domiciliari. Secondo l’accusa da l maresciallo arrivava la gran parte delle informazioni più o meno riservate che il sistema criminale trattava e vendeva per esercitare pressioni e ricattare.
Ma il maresciallo La Monica voleva fare di più. Voleva entrare nei servizi segreti per essere ancora più utile a chi gli chiedeva informazioni. Secondo il giornalista e imprenditore Valter Lavitola , indagato e balzato alle cronache ai tempi della campagna-stampa sulla casa del cognato di Gianfranco Fini a Montecarlo, La Monica voleva andare nei Servizi per attrarre ancora più notizie che poteva e poi metterle a disposizione. Lavitola spiega che “… è noto che in Italia chi decide effettivamente su tutto ciò che riguarda i Servizi civili e militari è Gianni Letta”.
Effettivamente qualcuno cercò di far transitare il maresciallo nell’Aise, l’Agenzia per la sicurezza esterna che ha rimpiazzato il vecchio Sismi. Qualcuno che aveva fatto arrivare il nome di La Monica a Palazzo Chigi , direttamente alla segreteria di Silvio Berlusconi , da dove arrivò la segnalazione “Mi arrivò dalla Segreteria del Presidente del Consiglio il curriculum del suddetto maresciallo che aspirava ad entrare nei servizi di sicurezza” ha dichiarato il colonnello Sassu , che dal 2008 coordina l’ufficio di collegamento tra Letta e i Servizi.
Il generale Santangelo , alto ufficiale dell’Aise,ha ammesso di aver incontrato La Monica per un colloquio dopo aver letto il suo curriculum “ che mi fu dato da qualcuno che in questo momento non ricordo chi fosse”. Salendo di grado , il direttore dell’Aise , Generale Santini, quello che secondo Bisignani fece chiedere all’uomo d’affari da Italo Bocchino di presentarlo al presidente del comitato parlamentare di controllo sui Servizi Massimo D’Alema, dice di non aveva mai sentito parlare del maresciallo prima che lo facesse Santangelo nell’interrogatorio. Santini dice di non conoscere neanche il deputato Papa e il giornalista Lavitola.
Uno degli imprenditori che secondo l’accusa veniva ricattato da Alfonso Papa è Luigi Matacena , un signore napoletano che grazie allo scudo fiscale ha fatto rientrare dalla Svizzera due milioni e mezzo di euro : il suo nome era nella lista Falciani , e sembra essere in buoni rapporti con i vertici della Guardia di Finanza . “In autunno in occasione della partita Napoli Milan, ho pagato un pranzo a cui hanno partecipato il generale Bardi , il generale Adinolfi con la moglie, il generale Grassi, il generale Zafarana , l’ufficiale della Finanza Stefano Grassi , oggi alle Poste , il dottor Galliani…. Ho regalato a tutti i signori dei gemelli comprati da Marinella, e per le signore un foulard, sempre da Marinella”.
Papa disse a Matacena più volte “ che Napoli, soprattutto in ambito giudiziario la comandava lui”. Papa braccò Matacena dopo il primo interrogatorio, spiegando che Bisignani stava “prendendo per il culo” i pm e quindi di stare tranquillo. Anche il capo della sicurezza della terna ( l’azienda in cui è amministratore delegato Flavio Cattaneo) , Giuseppe Lasco lo contattò “Fai attenzione, l’indagine di Woodcock è destinata a finire , magari nel nulla , e tu devi continuare a fare l’imprenditore. Gli amici restano”
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